venerdì 19 novembre 2010

Il fruscio del nuovo Dio


Chi mi conosce lo sa già, ho iniziato da pochi giorni il mio nuovo lavoro in banca.
L'emozione dei primi giorni per il posto tanto ambito ha lasciato rapidamente spazio alle mie solite considerazioni fredde e ciniche su ciò che mi circonda.
Da fuori, da cliente mi sembrava un luogo dove fare prelievi e versamenti ma è molto di più, è un luogo di culto. Qui il nuovo Dio denaro è venerato e rispettato come nulla al mondo. Incredilbili il rispetto, la devozione e l'attenzione dedicati ad ogni singolo rituale che lo riguardi.
Tutto avviene con scrupolo e in modo meticoloso e il fruscio delle banconote riecheggia nell'aria come un canto gregoriano durante tutta la giornata lavorativa. Sembra ieri che mi chiedevo se esistessero ancora il rispetto, l'attenzione e il riguardo nei confronti di qualcosa. La mia risposta è affermativa ed univoca ora: si per il denaro, per quelli stupidi pezzi di carta che ci rendono tutti più cattivi. Ma non sarebbe più semplice vivere di crediti generati dalla propria attività e scambiati su un libero mercato di scambio di prestazioni?
Il baratto, roba medievale...beh a volte quando il rumore della città mi rovina i timpani vedo l'epoca che viene definita buia come un sollievo da quello che mi circonda.


mercoledì 17 novembre 2010

L'uguaglianza va a puttane


Nel nostro Bel Paese circolano teorie veramente progressiste senza destar meraviglia o scandalo, ma anzi sono un vanto e segno di modernità. Tanto a destra quanto a sinistra. Beh, del resto, lo si è ammena visto di recente anche a Mamma TV, con Fini e Bersani, il gatto e la volpe! Che fatica a trovar le differenze!
In nome di quale principio, se veramente conosciamo ancora il senso di questa parola, un Capo politico, una autorità massima di governo dovrebbe poter godere di una vita privata assolutamente al di sopra di ogni considerazione etica ed unico suo limite dovrebbe essere quello di far attenzione a non infrangere la legge?
Può un dirigente politico andare a trans, ma non con l'auto blu. Un ministro puttaniere è in piena regola. Una ministra potrebbe tranquillamente esercitare la prostituzione. E il Capo di Stato un dissoluto, si fa per dire, ovviamente.
L'importante è che non intrallazzi con bugie per fare dei favori alla sua preferita. Questo no. Questo supera ogni giudizio morale. Non tutte le femmine pubbliche possono essere sponsorizzate passando per "nipoti di Mubarak". In tal caso, si violerebbe un sacrosanto tabù democratico: il principio di uguaglianza, universale, valido anche per le prostitute. I "martiri nostri" non si sono sacrificati per tutti?
Non è giusto che una povera puttana qualunque non possa godere degli stessi diritti o privilegi; o tutte o nessuna.
La morale privata non interferisca con la politica! Che dire di quei poveretti cui fotografavano, in orario non di servizio, le targhe auto ferme a contrattare il prezzo della prestazione, per recapitare poi a casa la multa?

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Tener fede ai principi? Ma che centra quando si è fuori servizio? Tra le quattro mura domestiche... Ipocrisia? Ma fatemi un piacere! Moralisti! Parrucconi! Nessuno si arrischia più a tanto, almeno pubblicamente: che mica vorrai mettere in ddiscussione anche la laicità dello Stato?
Tenere a freno gli appettiti? Ma vuoi scherzare? Siamo nel Medioevo? Vuoi forse che ci si fustighi e si indossi il cilicio?
Resa incomprensibile alla mentalità moderna la sacralità del potere, imperium, per forza di cose, all'uguaglianza non resta che andare a puttane... a pensarci bene non è che possa fare molto di più o di meglio...
"Siamo uomini o caporali?" - Chiedeva Totò, maschera da commedia dell'arte.



You are here: Home

Manifesto dell'antimodernità


Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo. Proiettandoci a una velocità sempre crescente, che la maggioranza non riesce più a sostenere, verso un futuro orgiastico che arretra costantemente davanti a noi - perchè è lo stesso modello che lo rende irraggiungibile - crea angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità. In occidente questo modello paranoico è riuscito nell'impresa di far star male anche chi sta bene (566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci). Esportato ovunque, per la violenza dei nostri interessi e quella, ancor più feroce, delle nostre buone intenzioni, il modello occidentale ha disgregato popolazioni, distrutto culture, identità, specificità, diversità, territori, tutto cercando di omologare a sè.

Il marxismo si è rivelato incapace di contenere e di sconfiggere il capitalismo. Perchè non è che una variante inefficiente dell'Industrialismo. Capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia. Nati entrambi in occidente, figli della Rivoluzione industriale, sono illuministi, modernisti, progressisti, positivisti, ottimisti, materialisti, economicisti, hanno il mito del lavoro e pensano entrambi che industria e tecnologia produrranno una tale cornucopia di beni da far felice l'intera umanità. Si dividono solo sul modo di produrre e di distribuire tale ricchezza. Questa utopia bifronte ha fallito. L'Industrialismo, in qualsiasi forma, capitalista o marxista, ha prodotto più infelicità di quanta ne abbia eliminata. Per due secoli Capitalismo e Marxismo, apparentemente avversari, in realtà funzionali l'uno all'altro, si sono sostenuti a vicenda come le arcate di un ponte. Ma ora il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo, non fosse altro che per eccesso di slancio.

Su questi temi fondanti però si tace o li si mistifica. Anche le critiche apparentemente più radicali si fermano di fronte alla convinzione indistruttibile che, comunque, quello industriale, moderno, è 'il migliore dei mondi possibile'. Sia il capitalismo sia il marxismo, nelle loro varie declinazioni, non sono in grado di mettere in discussione la Modernità perchè nella Modernità sono nati e si sono affermati. Danno per presupposto ciò che deve essere invece dimostrato.

Stanchi di subire la violenza dell'attuale modello di sviluppo e il silenzio complice o la sordità di coloro, politici ed intellettuali, che dovrebbero farci da guida e invece ci stanno portando all'autodistruzione, in una società che non è più capace di recepire argomenti ma solo 'coup de theatre' abbiamo quindi pensato, recuperando una antica tradizione, di ricorrere ad un MANIFESTO in 11 punti che traccia le linee ideali e culturali di un programma che intendiamo portare anche in campo politico, extraparlamentare e parlamentare. Vogliamo passare all'azione .

Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l'uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete. Chi condivide in tutto o in parte lo spirito del Manifesto lo firmi. Chi vuole collaborare anche all'azione politica, nei modi che preferisce e gli sono più congeniali, sarà l'arcibenvenuto. Abbiamo bisogno di forze fresche, vogliose, determinate, di uomini e donne stufi di vivere male nel "migliore dei mondi possibili" e di farsi prendere in giro. Forza ragazzi: si passa all'azione.

MASSIMO FINI



“Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mi
o nome" (Luca, 25,10-12)

lunedì 15 novembre 2010

Una castagnata sui generis !

Ciao Elisa,
bello il tuo post!! Sai che possiedi una facilità di comunicare e una freschezza straordinarie? Ma ti ringrazio soprattutto perchè hai saputo farci condividere il piacere della gita tra i boschi e il tepore della casa al rientro. Mi sembrava di esere li con voi, e quasi sentivo il profumo delle caldarroste.
Oggi che vi scrivo penso che sarete a Torino, in una umida giornata nebbiosa e trista. La vivacità della vita cittadina certo è in grado di vincere sui silenzi lunghi e profondi che si vivono in montagna. Neanche un'automobile...accipiacchia, e come si fa? Si, certo, c'è sempre la televisione, ma è talmente una metafosa di se stessa he alla fine nausea solo l'apparecchio spendo nelle cucine o nelle sale. I cali di ascolto sono una realtà, oramai. Si, si fano guerra per l'audience, per le tariffe pubbicitarie, ma c'è tanta rassegnazione e senso triste di vuoto, privo di vita. Come la nostra politica, diciamo, si combattono sempre ma sempre meno persone se ne interessa veramente. I cuori rassegnati e stanchi, si intristiscono e muoiono. Non si vota quasi più. Alla faccia di quando si dice, un moderno mantra massmediatico, che 'democrazia è partecipazione', perchè sappiamo che il prosieguo della tiritera potrebbe essere: e se c'è partecipazione c'è caos babelico e allontanamento. Un cane che si morde la coda.
Beh certo, in città trovate diversivi di ogni genere. Il lavoro, lo studio, il solleticamento delle curiosità e vanità culturali, tanti discorsi che son presto destinati a traiettorie labirintiche. Oppure a durare ben poco. E subito se ne cerca un altro. I bar, i negozi, gli happy hours, forse i cinema e i teatri. Gli amici, con cui magari temi di raccontare le gioie di una scampagnata umida e del fruscio delle foglie che tapezzano il bosco, per paura che non ti capiscano, e possano allontanarsi, e tu resti sola con emozioni che pochi o pochissimi sanno condividere.
Allora ricordati che hai amici anche in montagna che non si spaventano del silenzio, amici per cui la solitudine montana è una dolce amica e confidente che trovi sempre al tuo fianco, che ti offre semre la sua vicinanza e mai ti delude. Ti dice che se sei iniziata al soliloquio del montanaro e se assaggi il profumo intenso delle castagne stai percorrendo una Via per la valle ch'è senza ritorno, talmente intensa, nonostante quel che si vuol far credere, cioè sia tuo dovere di diventare un'aspirante ed entusiasta consumista di cose inutili o quasi, un a Via intensa e dolce che, dopo, lo sferragliare caotico del centro, i volti nervosi di un'umanità che a fatica si regge in piedi senza alcol e pasticche varie, ricerche spasmodiche di trasgressioni a ogni costo, le mille luci, la gente felice e in movimento ti sembreranno una farsesca messa in scena per ingannarsi reciprocamente, rassicurarsi che tutto va per il bene, sse non proprio per il meglio, mentrein fondo noi stessi una voce convinta parla il linguaguaggio inquietante di che ha la certezza di vivere sul Titanic, che, non si sa quando e come, ma che così non può continuare troppo a lungo... che prima o poi andremo a sbattere! E poi alcuni diranno la sorpresa, altri un 've l'avevo detto', allora noi potremo dire: una castagnata avrebbe potuto salvarvi!
Ne abbiamo raccolte anche noi di castagne, le abbiamo messe a bagno, poi asciugate secondo una ricetta, credo antica, per conservarle. Una ricetta che sembra aver risvolti magici, degni di un antro fiabesco. O di arretratezza, secondo i punti di vista. Ma siccome non ci piace stare dalla parte del relativismo razionalista, preferiamo stare dalla parte della magia montana e pensare che la ricetta funzionerà.
Intanto una cosa certa. Le diamo alle capre, come dessert, e sinceramente, sembrano apprezzarle! E' bello sentirle sgranocchiare tra i denti la leccornia, ti ripaga di aver chinato la schiena ogni volta per raccoglierla. Mai nulla è vano qui; tutto è vano (e vanità) altrove.
Ciao Elisa. Ti e vi aspettiamo quanto prima. Trovarci tra di noi, raccolti intorno alla stufa, e parlarci, è come per gli altri subire mediaset e rai... solo che non è affatto la stesa cosa! Una castagnata delle 'nostre' - non le tante ma poco sentite fatte dalle Pro-loco, tanto per fare 'turismo' - li seppellirà!
Grazie ancora per il tuo contributo di gioia fresca.

domenica 14 novembre 2010

Castagne a volontà


Cari amici, sono veramente contenta di poter condividere con voi il ricordo di un momento a me tanto caro, che aspetto tutto l'anno....ovvero la prima castagnata!
La scorsa domenica, Alessandro ha voluto regalarmi, a tale proposito, una giornata davvero speciale.
Ci siamo svegliati nel silenzio e nella pace della Valle, dopo una settimana di vita frenetica e rumori ostili, abbiamo indossato stivali comodi e dopo pochi secondi eravamo già immersi nei colori del bosco, il rosso e il giallo delle foglie apparivano ancora più caldi in contrasto con quel cielo bianco, che dall'alto della valle sembra così vicino da poter essere sfiorato.
Non vi nego le mie difficoltà nell'arrampicarmi su per sentieri pieni di foglie bagnate, buchi e alberi caduti, ma la soddisfazione di arrivare lì dove l'aria profuma di vita e di natura non ha prezzo. Il mio sorriso si è fatto ancora più radioso quando abbiamo finalmente raggiunto il castagneto, quanto è stato bello aprire i ricci caduti e scovare le castagne nascoste dalle tante foglie a terra, raccoglierle per riempire insieme il nostro sacchetto, guardarci negli occhi e cogliere l'uno nell'altra la gioia di un momento tanto semplice, ma così ricco di significato.
Dopo una discesa altrettanto difficoltosa e quasi tre ore di gita nell'autunno del bosco è stato ancora più bello entrare nella "tana", sedersi vicino alla stufa e osservare i movimenti sicuri e allo stesso tempo eleganti di Ale mentre l'accende. Il caldo che saliva poco a poco nella stanza, accompagnato dallo scoppiettio del legno e dal profumo del fuoco mi ha permesso di vivere emozioni che solo lontano dalla città si possono incontrare.
Finalmente, dopo aver preparato la stufa, ecco le castagne sul fuoco...non vi dico quanta dolcezza nell'assaggiare la prima castagna. Un antico luogo comune dice che abbiamo diritto a un desiderio quando mangiamo la prima castagna della stagione, ho deciso di svelarvi il mio...rivivere ogni anno un momento così, ricco di quelle piccole gioie, a cui troppe volte non diamo la giusta importanza e che solo la natura e le persone che amiamo ci possono regalare.
Elisa

Un ricordo dovuto...


Questo è un post che poco riguarda le tematiche di discussione del blog ma è un pensiero che mi sembra giusto dedicare a una delle nostre lettrici, Eva. Tutto quello che andava detto è stato già ampiamente detto insieme a tutto quello che invece era da evitare ma ormai è acqua passata.
Nella tristezza della giornata di ieri sono stato attraversato da mille riflessioni come se non bastasse guardare la Valle per perdersi in mille desiseri e progetti. Mi ha commosso tanto e l'ho sentito uno di noi tuo Nonno che ha voluto, dopo una vita passata altrove, tornare qua a casa sua e starci per sempre.
E' stato bello e mi ha dato sicurezza comprendere di non essere il solo ad avere questa malattia inguaribile, questo sentire il cuore che soffre quando mi allontano.
Ho sentito frasi come :"Quella di Quittengo era casa sua più di tutte" oppure "...piangeva quando doveva andare via..." e siccome lo ricordo così forte e sicuro mi ha dato la misura di quanto ogni singola pietra della Valle valesse per lui.
Nonostante il dolore ho visto quella sua stessa forza vivere nei vostri occhi che avete compreso che nel bene e nel male ora lui è dove i malati come noi vogliono stare, a Casa.
Un abbraccio grande alla nostra lettrice e a presto.