martedì 6 novembre 2012

Povera Patria. L'Italia è sotto "occupazione straniera"?




Per essere precisi, ritengo che siano state Parigi e Berlino a prendere la decisione. Washington si è limitata ad intervenire per salvaguardare i propri interessi: Obama, in un colloquio telefonico col presidente Napolitano, gli avrebbe suggerito i nomi cui affidare i dicasteri della Difesa e degli Esteri (evidentemente più cari agli USA), ossia rispettivamente quello del presidente del Comitato militare della NATO ammiraglio Di Paola e dell’ambasciatore a Washington Terzi di Sant’Agata.
In sostanza, comunque, è avvenuto ciò che è avvenuto in Grecia: è stato imposto un “governo fantoccio”, che rende conto a potentati esterni anziché al popolo.


È paradossale che l’UE, in una situazione descritta come di piena emergenza, non trovi di meglio da fare che occuparsi delle golden shares italiane. Tanto più che Francesi e Tedeschi hanno meccanismi simili per proteggere le loro aziende strategiche. A breve scade l’ultimatum lanciato dall’UE all’Italia: senza una legge che sostituisca le golden shares e fornisca una protezione da scalate esterne, il settore strategico italiano (Telecom, Finmeccanica, ENI, Enel, ma anche le banche) sarà acquisito dagli stranieri per due soldi, complici le cadute nelle contrattazioni borsistiche. Facciamo qualche esempio. Le banche italiane hanno oggi una capitalizzazione che supera di poco i 30 miliardi di euro, ma gestiscono una quantità di denaro che è cinque volte superiore. Eppure, acquistarle tutte assieme costerebbe meno che acquistare la sola BNP Paribas. Finmeccanica ha una capitalizzazione di 2 miliardi, ma possiede beni immobili che da soli valgono 4 miliardi. Francesi, Tedeschi, ma non solo, si preparano a comperare i pezzi pregiati della nostra industria, e lo faranno anche per eliminare dei rivali. In fondo, la guerra in Libia non è servita a togliere interessi strategici all’Italia, e rimpiazzarla nel paese nordafricano? Vi sono due modi per togliere di mezzo un rivale: soffiargli i contratti, come in Libia, oppure comprarlo, farlo passare sotto il proprio controllo, come rischia di succedere alle aziende italiane.
Il negoziato per alleggerire i termini del rientro sul debito, chiesto dall’Italia all’UE, ci metterà di fronte ad un ricatto: svendere in cambio le nostre industrie pregiate



Il programma JSF avrebbe dovuto costare all’Italia, nei piani originari, 2 miliardi per lo sviluppo e 15 miliardi per l’acquisto di 131 aerei. Si tratta d’una cifra che è già oggetto di riesame: probabilmente ne compreremo solo un centinaio. In ogni caso, lo sviluppo dell’aereo è arrivato in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ed il conseguente aumento dei costi è difficile da quantificare. In Italia ufficialmente si prevede d’acquistare ciascun velivolo al costo unitario di 78 milioni di dollari. I canadesi, però, calcolano che ogni JSF costerà loro 146 milioni.
Diciamo subito che gli aerei, dopo trent’anni, è normale vadano cambiati. Si può ovviamente decidere di cambiarli con meno mezzi, ed è già il nostro caso: i 131 F-35 daranno il cambio a 220-250 velivoli più vecchi. Ma all’Italia servono questi F-35? Servono se vogliamo continuare a bombardare in giro per il mondo a fianco dei nostri alleati. Quest’aereo sarà acquistato da altri paesi della NATO, e possederlo renderà le nostre forze integrabili con quelle alleate.
In ogni caso, l’aereo è statunitense: noi abbiamo un ruolo di sub-fornitori, e dunque deboli ricadute industriali. Acquistando l’F-35, rinunciamo alla capacità di produrre da soli i nostri aerei, come con l’Eurofighter, o come fanno i Francesi con il Rafale. Rinunciamo a sviluppare la versione d’attacco al suolo dell’Eurofighter, su cui invece investiranno i Tedeschi. Ciò ci condanna a lavorare su prodotti nordamericani per molti anni a venire.
I Francesi non riescono ad esportare il loro Rafale: esaurite le commesse interne, chiuderanno la catena di montaggio. Fra dieci anni in Occidente ci sarà una sola catena di montaggio: quella degli USA. Non è una scelta d’oggi: è stata presa nel 1996 e confermata nel 2002.
Se vogliamo continuare a fare la guerra (anche contro i nostri interessi, come talvolta accade) ci servono questi aerei. Andrebbero bene anche gli Eurofighter, in realtà, a maggior ragione visto che i nostri avversari sono guerriglieri o eserciti scalcinati. La sofisticazione è però utile all’industria, perché permette d’acquisire tecnologia assieme agli aerei.
Ma v’è infine un aspetto fondamentale di cui non si parla mai: gli F-35 costano molto, ma costa ancora più caro tenerli in linea. Il bilancio della Difesa sarà sempre più ridotto dai tagli finanziari: già oggi conta poco più dei soldi necessari a pagare gli stipendi. Dovremmo allora blindare i bilanci della Difesa per i prossimi 15-20 anni, o corriamo il rischio di ritrovarci con tanti moderni F-35, ma senza i soldi per fargli il pieno. Già succede in parte: la voce dell’esercizio è quella più colpita dai tagli. Se non garantiamo risorse alla Difesa, ha poco senso acquistare questi aerei. L’aeronautica italiana punta a mantenere una forza su due diversi velivoli, l’Eurofighter Typhoon per la difesa e l’F-35 per l’attacco. Anche la Gran Bretagna lo fa, ma ha molti più soldi di noi come del resto Francia e Germania che avranno invece un solo velivolo multiruol

Durante la Guerra Fredda, anche se la nostra sovranità era limitata, gl’interessi dell’Italia (e dell’Europa) e degli USA convergevano. Oggi la situazione è mutata, come dimostra il caso libico. Gli USA negli ultimi mesi hanno sacrificato molti regimi arabi loro alleati per rimpiazzarli con nuovi regimi a loro volta non molto democratici. Persino l’Arabia Saudita si preoccupa, tanto da intervenire in Bahrayn prima che lo facessero gli USA. Siamo sicuri che il Mediterraneo dominato dall’islamismo sia nell’interesse europeo? Io credo di no. Invece può esserlo in quello degli USA, che sono più lontani, al di là dell’oceano.
Bisogna rivalutare il ruolo italiano ed europeo rispetto ai nostri interessi. Gli USA hanno giocato un ruolo tutto sommato stabilizzatore fino a Bush, mentre ora ricoprono un ruolo palesemente destabilizzatore. L’Italia stessa è stata destabilizzata con la guerra di Libia. Berlusconi partecipò controvoglia all’intervento, inizialmente decidendo che i velivoli italiani non avrebbero lanciato bombe. Il venerdì di Pasqua Kerry, presidente della Commissione esteri del Senato statunitense, giunse in Italia per conferire privatamente con Berlusconi. La domenica successiva Obama telefonò a Berlusconi. Il giorno dopo, anche l’Italia diede il via ai bombardamenti. Questo significa avere sovranità limitata. Sovranità che oggi è proprio azzerata.
Bisogna riflettere sulle alleanze. La Francia e la Gran Bretagna, in Libia, hanno fatto i loro interessi. Parigi ha scelto di tenere la propria flotta fuori dal controllo della NATO, perché alla testa di quest’ultima c’era un ammiraglio italiano. Il mondo è cambiato, bisogna riconoscerlo e guardare al nostro interesse nazionale. Oggi ci sono paesi pronti a tutto per un contratto petrolifero. Quando Sarkozy decise d’attaccare la Libia, gli aerei francesi sorvolarono l’Italia senza nemmeno chiederci il permesso. Questi sono competitori, non alleati.


http://www.geopolitica-rivista.org/15559/litalia-e-sotto-occupazione-straniera-incontro-con-gianandrea-gaiani/



Ordinaria, intollerante follia.

Il mondo ordinario è un insieme di fatti orientati secondo una linea ben definita: l'intolleranza verso la società tradizionale, meglio sarebbe dire, quel che resta di essa. La società ispirata alla realizzazione dei princìpi non può esistere nei tempi moderni. Questa verità è pienamente compatibile e ne costituisce riprova con la legge ciclica. Qualcosa di simile al II principio della termodinamica in campo fisico. L'andamento dispersivo delle trasformazioni di energia procedono sempre ed inarrestabilmente in un'unica direzione quello dell'entropia. Dall'ordinato al caotico. Dal semplice al complesso. Dall'Uno al molteplice. Dalla Legge all'umano disposto legiferante.
Questa è anche la ragione per cui la Sapienza, la Sofia eterna ci insegna che le forze che militano nelle Sue schiere sono votate alla sconfitta. E, a sua volta, che la sconfitta della Sapienza è l'inveramento della Sua legge fondamentale (il ciclo), a conferma del motto Omnia vincit Veritas.

 




NON MI NASCONDO PIU’ – Come si e’ sentito, al processo, nel ruolo di ‘first lady’? gli chiede l’intervistatore. ‘Preferisco l’espressione ‘first gentleman’. In passato ho sempre preteso il rispetto più assoluto della mia riservatezza e della mia privacy. Ora non ho più intenzione di nascondermi. Ogni volta che potrò, e ogni volta che vorrò, sarò accanto a Nichi’. Come vi siete conosciuti? ‘E’ stato un incontro del tutto casuale, in un bar della Capitale in una caldissima serata di inizio settembre. Abbiamo cominciato a chiacchierare, Nichi si e’ subito offerto di accompagnarmi a scoprire alcuni angoli incantati della vecchia Roma. Davvero una bella passeggiata, non e’ mai piu’ finita’.
I FIGLI – Oggi dove vivete? ‘Nel borgo antico di Terlizzi… Tutti sanno di noi, ma mai un episodio spiacevole: siamo sempre accolti con grande cordialità. Il Sud Italia e’ molto, molto più aperto di quanto non si immagini. Io e Nichi ci sentiamo piuttosto discriminati da uno Stato che non riconosce i nostri diritti, che quasi non ci vede, e che sembra troppo condizionato da una classe dirigente ipocrita e arretrata’. Stiamo parlando di matrimoni gay? ‘Parliamo di stessi diritti per tutti’. Anche di avere dei figli? ‘Noi ne vorremmo più di uno. Non ci dica che in casa Vendola parla come ai comizi. Per me e’ sempre lo stesso Nichi. Spesso intona delle canzoncine che inventa li’ per li’, facendomi credere che si tratti di vecchie canzoni d’amore. E io ci casco’.
(ANSA).




http://www.giornalettismo.com/archives/584265/se-vince-nichi-saro-first-gentleman/

sabato 3 novembre 2012

Il bello del brutto (tempo): il ritorno in stalla.






Ogni cosa ha due lati. Uno bello e uno brutto. Prendiamo un cucchiaio. Somiglia alla spina dorsale. E' pieno di curve. E devono essere dove ci vogliono. Per la mano che lo impugna, per la capacità del vano che contiene la quantità giusta, per la bocca che attinge il sorso caldo ma raffreddabile con un piccolo soffio.
Così anche l'inverno qui in montagna.
I boschi vanno ingiallendosi in fretta. Le verzure orticole non sono più che un ricordo. La vegetazione si adagia in un meritato riposo. Il prato rallenta il metabolismo. E riposa, in attesa del velo bianco che qui si è già visto. I rumori si attutiscono.  Il sole diventa freddo, nero. Nero e freddo come la Madre terra. Ci si chiude nelle case. Ci copriamo più pesante. Stiamo attenti a passare senza preoccupazioni dal tepore di cucine calde dove ci si riscalda e vi si cucina. 
La gente sta rimpannucciata nelle case. Esce solo quando è necessario.
Le capre ritornano dalle loro peregrinazioni estive tra i boschi, gli alti pascoli, i ruscelli e gli alpeggi. La stalla non l'hanno per niente dimenticata.
Quando sono scese dal monte ho dovuto frenarle, erano loro a trascinare me. Volevano tornare alla casa, alla sicurezza, al teporino invernale del fieno tagliato, al tempo della stasi, della meditazione. Insomma alla casa del padre.


Madri e figlie si ricongiungono e si raccontano la storia.. la historìa, il pro-cedere e l'in-cedere degli eventi. Si tramandono le vicende della sacra normalità, del sacro quotidiano, che solo l'uomo pare aver dimenticato.
Le dice che anche essa sta per diventare ciò che lei è stata. Esattamente un anno fa, quando gravida attendeva in sacro silenzio il rivolvere della ruota. Mette in guardia dalle illusioni del progresso. Tutto ruota. Tutto ritorna.
In mezzo s'è svolta la vita. La vita di un anno. La primavera, il cibo, gli accoppiamenti, le foglie secche, le castagne, ed infine il ritorno alla stalla dove i frutti migliori attendono di maturare. Nei cuori il concepimento lievita le pance. A gennaio o febbraio nasceranno nuove sorelle e fratelli, nuove madri si faranno e le vecchie madri diverranno più formose (nigra sum sed formosa). Il tempo diventa simultaneo e non diacronico. I petti torneranno a gonfiarsi, mungeremo con i piccoli il sapore dolce del latte caldo, mentre fuori nevica. Le mammelle tengono calde anche le nostre mani. In qualche modo ci nutrono. Faremo formaggi.

L'uomo ha tutto da ap-prendere!






domenica 28 ottobre 2012

Far breccia nel muro.


Cenciosi barbari si assiepano alle frontiere. Minacciano le nostre case, le nostre donne (trans e gay ed ogni altro esemplare metamorfico), i nostri figli e la nostra civiltà. Per questo dovremmo essere grati a coloro che dall'avamposto democratico levantino, come da un bastione turrito, si erge l'unica democrazia del medio oriente. Combattono per noi, per la nostra libertà, per il liberismo e la libera impresa contro il 'terrorismo islamico', in cui si annidano le più infami trame oscurantiste che vorrebbero farci ìtornare indietro' di migliaia di anni, al fosco, superstizioso e tetro medioevo, barbaro e primitivo, e di cui ci siamo liberati con un lungo e faticoso processo di emancipazione razionalistica.





Contro coloro che vorrebbero farci ripiombare, meglio sarebbe dire, regredire,  ad uno stadio selvaggio, appena appena mitigato dall'attribuzione di una qualifica di "pensiero selvaggio" dall'antropologo israelita Lévi-Strauss, bontà sua, con dovremmo quindi difenderci? 
E quindi, immemori di storici ruduri sopravvissuti, la storia si ripete, la costruzione 'difensiva' di decine di chilometri di un possenti muri si ergono a monumento inane e impotente, a memoria dei posteri, a contenere forze immani che a imprigliarle diventano più pericolosi, come la furia delle acque ingabbiate. Così fu per la muraglia cinese, il vallo di Adriano, il muro di Berlino, e questo sarà il destino del moderno muro antipalestinesi. Linea Maginot per i cosiddetti tempi di 'pace'.
I confini recintati di filo spinato non conterranno i selvaggi messicani che bramano i dollari e la bella vita nordamericana. Sono vittima ora delle medesime passioni che hanno alimentato a danno dei 'selvaggi' amerindi. Il muro del comunismo albanese, nella sua forma 'cinesizzante', o le sponde adriatiche poco distanti non contennero navi e  barconi stracolmi di illusi, artatamente istruiti dalla vulgata televisiva occidentale italiota. E così succede, da qualche anno, per le masse arabe. Ci ritornano indietro i ruderi di secoli di vergognoso arraffamento coloniale. Quello che doveva essere il mare nostrum  e non britannicum, ora si rivela un incontrollabile scivolo attraverso il quale si riversano in Europa flussi migratori epocali di popolazioni selvagge e barbare; una volta ancora.
Ma un autentico muro, da parte di chi dovrebbe conoscere bene le dinamiche complese del ghetto, che se da un lato 'ghettizzano', cioè discriminano, dall'altra, rafforzano i sentimenti identitari all'inverosimiglianza e sono reputati, a torto o a ragione, una vera benedizione per i 'ghettizzati' stessi con i pericoli assimilazionisti, un autentico muro, dicevamo, non si era mai visto in epoca recente, visto anche  come il muro per eccellenza, quello di Berlino, è stato per decenni oggetto di una indefetta propaganda politico-ieologica legata alla 'guerra fredda'. Di quì la libertà, di là il nemico (presunto), il barbaro e il selvaggio 'comunista'. 

Eccoli i temibili 'nuovi' nemici di sempre. In file mansuete attendono di entrare dai valichi aperti nel nuro e ben controllati dai loro padroni, bramosi di andare a lavorare dai loro oppressori-datori di lavoro. Sempre meglio, o meno peggio, il tallone straniero di quello di un dittatorucolo  fantoccio e opportunamente correligionario!



Non hanno l'aria combattiva e minacciosa. Ma l'odio si coltiva anche così, sotto la cenere, con lunghi silenzi di cattività e discriminazione razziale. Acqua fresca per la memoria di quelli che stanno al di là del muro. Celebrazione olocaustica, inveramento del sogno sterminazionistico, vero o falso, subìto o imposto ad 'altri'.  Ma che ci vuoi fare se il tuo orto di zafferano e lattughe sta al di là del muro? Ti metti in fila per fare 'libera impresa'? Con rischio che il tuo badile e rastrello possano essere scambiati per armi supertecnologiche gihadiste? Sai che rappresaglia?
Anche di là dal muro era terra loro. E' terra dell'uomo!



Vedi anche:
http://www.ilgiornale.it/news/netanyahu-barriera-confine-legitto.html






sabato 13 ottobre 2012

Autunno al Tracciolino..




Ecco...!! La vite americana, da piccola e tenera piantina messa a dimora questa estate, ora è diventata di un bel rosso vermiglio...l'autunno è arrivato anche qui al Tracciolino con i suoi colori, profumi e dolci frutti..  La zucca, le castagne, i funghi, le noci.... e l'aria si è fatta più fredda e preannuncia l'arrivo dell'inverno ormai alle porte!! Le mucche per la strada ritornano dagli alpeggi per ripararsi nelle loro stalle e anche noi stiamo preparando le scorte per l'inverno con tanta bella legna pronta sotto il tetto!!












domenica 7 ottobre 2012

La sorgente.



Vi sono momenti in cui il sentimento di far parte di un Tutto Unico Vivente è così intimo e fortemente avvertito che sembra ovvio e scontato. E ciò è un errore perchè il passo logico conseguente è quello di non assegnargli il valore che esso merita. Il momento invece è di quelli magici.
Un seme che inaspettatamente germoglia. Il trovare le uova delle galline, di cui conosciamo le abitudini e sappiamo dove andare a cercarle, quasi una complicità.



Il sentire per loro e con loro, con ciò che ci circonda, gli impulsi più elementari. La fame e la sete. Sia nel 'Regno' animale che in quello vegetale. Usiamo dire, ed osiamo dire, che è la Natura che ci parla. Ovviamente non parla Essa.  E' muta. Sappiamo però che ci dice qualcosa, anche quando è silenziosa. Anzi forse nel silenzio è quanto mai loquace.
Tutti corriamo alle sorgenti ad abbeverarci. La volpe viene da noi a caccia di galline, specie se ha dei piccoli da sfamare. E così la faina e la donnola. Ma non c'è rivalità. C'è la sensazione di stare tutti qui sulla terra provvisoriamente per il periodo che ci è dato. E dobbiamo difenderci alla bell'e meglio. Senza il corteo luttuoso di risentimenti rancorosi. Abbiamo sopra di noi una stessa e unica Legge. La Legge instaura l'armonia, e l'Armonia presuppone un dualismo soggiacente in perenne cerca di una sintesi. Secondo Eraclito, sacerdote presso il Tempio di Artemide a Efeso, Dea della natura e cacciatrice lunare, l'Armonia è criptica e immanifesta per Sua necessità intrinseca. Tanti nomi di Dio nella tradizione islamica sono dati come contrari, il Perdonatore e il Castigatore, il Manifesto e l'Immanifesto, ecc.
L'importante è che questo non vederla, come Artemide si copre le sue nudità agli sguardi impudichi di Atteone, non percepirla non equivale a non sentirne la presenza, la certezza che Tutto sia vivo, in un respiro che ci unisce. Il vecchio riempie i suoi giorni calanti nel tramonto con questa Speranza. Il giovane si sente guidato da questa Luce, sicura, come un genitore che non viene mai meno, perfetto.





lunedì 1 ottobre 2012

In principio era una zucca.




Una zucca di oltre nove chilogrammi. Patate e fagiolini, le ultime cose raccolte. L'orto e la terra, uniti alle cure del lavoro umano, possono produrre tutto ciò che serve. Teniamolo sempre ben presente. Il denaro, il suo abuso e coloro che campano sul suo maneggio sono in più.




Quanto gran parlare si fa di economia reale ed economia finanziaria. Si parla di green economy, economia verde, economia sostenibile, decrescita felice, chilometri zero, biodiversità, biocolture, e chissà quanti altre chiacchiere saranno pronti a propinarci. Divagazioni inane perchè senza Prinicipialità. L'economia non si fonda sull'economico, o la scienza sulla natura o la società o la mente. La realtà è nulla, pura tautologia, senza il suo Principio.
Il discorso si riassume in un'antitesi di fondo, che non è quella tra 'capitale e lavoro', ma tra lavoro e denaro. Se il primo viene subordinto al secondo si ha la rovina, cioè lo stato attuale delle cose. La subordinazione del secondo al primo prelude ad un raddrizzamento della situazione.
Organizziamo con questa zucca, patate, uova ed altro ancora che la Natura ci fornisce, un pranzo comunitario di rinascita della speranza. Sono invitati tutti i Pellegrini dell'Ansia perchè credono ci sia bidogno di rinascita. Chi si crede già vivo, ovviamente, non ne ha bisogno. Accettiamo adesioni. Offro io, no anzi, Lei, la Natura!