martedì 30 marzo 2010

Il Tracciolino ed i suoi crocchi.


Tutti gli uomini sono legati al Tempo.


Tutti, o quasi. Poichè è doveroso menzionare le rare persone eventualmente non più condizionati da tale legame. Tutti seguiamo il percorso discendente del cammino della Storia, lo si sappia o meno, ci piaccia o meno.
Oggigiorno, questa legge è assai negletta. In altri momenti della Storia umana, quando la gente leggeva meno o non sapeva leggere (giacchè molti sono i pregiudizi sulla presunta superiorità dei popoli alfabetizzati su quelli illetterati!), ma pensava di più - e dunque sarebbe necessario capirci anche su cosa significhi pensare, poichè non tutto ciò che ingombra la nostra mente è degno di essere chiamato pensiero (ci si conceda la segnalazione, v. Cosa significa pensare? di M. Heidegger) -, la oramai perduta e lontana Epoca Aurea, paradiso della Perfezione in Terra, o comunque un'Età meno imperfetta della nostra, la serena accettazione di questa Legge del decadimento cosmico era un dato acquisito e normale.


Ai tempi nostri, si vive una sottomissione rassegnata, quando è in qualche modo cosciente, a questa terribile Legge. I "Moderni" nell'accettare i legami del Tempo sentono confusamente che potrebbero essere liberi da esso, ma trovano sia troppo difficile provare a liberarsi; sanno per esperieza diretta che mai ci riuscirebbero, anche se ci provassero. Ciò sta alla base di quella incurabile infelicità dell'uomo. Lamento doloroso di questa sofferenza si trova nelle tragedie greche, e anche prima che iniziasse a scrivere.


L'uomo è infelice perchè sa, perchè sente - in generale - che il mondo in cui vive e di cui è parte, non è quello che dovrebbe essere, quello che potrebbe essere, quello che di fatto è stato all'alba del Tempo, prima che la decadenza si verificasse e prima che violenza e ingiustizia diventassero inevitabili.


Di tutto questo la politica è solo una medicina presunta (e presontuosa).


Violenza e ingiustizia che sono per noi condizione naturale, irrinunciabile. inelibinabile, neanche a volerlo. Non possiamo pensare che le cose vadano di male in peggio ed esserne contenti. Non possiamo esimerci da quell'invincibile sentimento, struggimento per le vestigia auree rimaste nel fondo del nostro cuore. Non possiamo volere il mondo come è. Non possiamo mentire a noi stessi.


La presunzione della politica, nel migliore dei casi poichè escludo a priori la sua connaturata degenerazione umana "moderna" (ricordo che la "democrazia" creazione del cosiddetto 'miracolo greco' è parte iniziale di questo decadimento, e non meta progressiva additata a miraggio delle massa, privazione di libertà per l'individuo), sta proprio nel riconoscere la Legge terribile del Ciclo come 'una malattia' guaribile, anzichè un fatto la cui coscienza può esserci indifferente. La sua accettazione non vuol dire rassegnazione. Possiamo (e/o dobbiamo) ergerci contro l'ineludibile? il (cosiddetto) destino? contro il Tempo?

Sospendiamo la risposta, ma non il giudizio. Non siamo scettici di fronte a questi interrogativi. Godiamoci il risveglio della natura, l'opportunità che il ciclo ancora una volta ci porge. I crocchi del Tracciolino, il loro candore virginale ci parla di valori antichi, ma non vecchi. Un respiro dalla Terra si eleva a scaldare la vita delle creature... un respiro silenzioso, imbarazzante e assordante: sempre 'in controtendenza'.

lunedì 22 marzo 2010

Maestranze angeliche ancora esistono tra noi...

E' veramente una gioia vedere realizzarsi nell'operosità il senso e la dignità dell'esistenza umana. Lavorare e santificare. Il sogno dell'utopia platonica si coniuga perfettamente con quella benedettina. E' un sogno.

Il sogno di vedere che il lavoro non è più il contenuto di una minaccia, di una punizione. Sia essa espressa nella forma biblica o nelle forme della sofferenza, fatica, sfruttamento, insoddisfazione, alienazione. Evidente la gioia di non essere "proletari" moderni. Evidente il piacere di lavorare. Ecco la bestemmia insopportabile alla modernità! Il lavoro come un gioco. Come Dio gioca con i suoi 'manufatti', offre loro l'opportunità del Grande Gioco della Creazione: quella di avvicinarsi a Lui. Elevarsi ed avvicinarsi, forse sinonimi, ci sembrano tra le attività degne della creatura. E facendo questo, allo stesso tempo, ci si guadagna la pagnotta! Prendono il loro senso più vero le parole "non si vive di solo pane".

Il gesto della sacralità del pane posto sulla tavola, il suo profumo, il cuore purificato della famiglia, nutrita con pane onesto, puro, santo (dimentichiamo almeno qui i carboidrati).
Quale meravigliosa società si costruisce con questi mattoni! Roba da far sembrare il fast food di un business man qualsiasi di una qualsiasi metropoli europea o Occidentale, di una mestizia e una tristezza abissale. Eppure questa solitudine si propone come modello. Ci si vergona dei modelli pregni di senso, e si ammirano e si imitano quelle solitudini inenarrabili. Veniamo "educati" così.


Elevarsi è avvicinarsi. Ruskin diceva che furono le guglie alpine, le loro pietre protese al cielo, rigorose e severe, maestre affinatrici dello Spirito ad ispirare i costruttori medievali di Cattedrali. In pochi anni l'Europa cristiana viene disseminata di queste pietre preziose, le Cattedrali, cavate, tagliate e trasportate da quelle mani. Dalle cime alpine a ri-creazione di altre vette, altre elevazioni.

In questo modo santo di lavorare, gli occhi ed i cuori guardavano ancora "a Nazarette, là dove Gabriello aperse l'ali", i loro occhi capaci di allucinare oltre la realtà esteriore, i loro cuori ricolmi di doni preziosi e le loro mani dure erano ispirati alla Terra Santa, al Centro Spirituale del mondo, al Sacro Gioco di ri-crearlo ovunque su questa "aiola che ci fa tanto feroci". Non si curavano affatto di contratti collettivi, piani sindacali, investimenti produttivi, mercati da conquistare, e, merce delle merci, denaro da prestare, 'anima' di ogni iniziativa operosa moderna. Tutto questo era sconosciuto. Non era ritenuto rilevante per la Conoscenza. Esattamente come un frigorifero per un eschimese, o un cappotto per un africano. Un aratro per un cacciatore.


Il denaro, nelle Banche, la cui crisi di fiducia oggi è pari solo a quella della fede cristiana, si compra e si vende, ha un costo. Vale a dire si presta. Il profitto che se ne trae non lo si pone più sulla tavola a nutrire i nostri figli. La "finanza etica" un ossimoro. Cristo non scaccia più i mercanti dal Tempio.

Questa antica carta dei Tarocchi, raffigurante l'Arcano della Torre, ben rappresenta simbolicamene la grande ruina, oltretutto proveniente dal Cielo, in cui carambola giù la Cristianità, ormai tanto lontana da Cristo, e lo stato 'rovinoso' in cui oggi versa. Va da sè che, solidale con la Critianità, il crollo trascina con sè anche la civiltà europea stessa. Singolarmente, anzichè "Torre", è degno di nota rimarcare che la carta porta il nome "La casa Dio".
Il sistema de "la mala pianta" la chiama Dante, si diffonde. Si "produce e spande il maledetto fiore (il sistema del denaro)/c'ha disviate le pecore e gli agni/però che ha fatto lupo del pastore." Ci si ne vergogna. Persino si cerca di contenerla. Di contrastarla. Infine, ci si arrende. Ci si ne nutre. Le Tenebre entrano nei cuori e offuscano (ottenebrano) gli occhi. Si "volse le spalle al suo Fattore". Ora siamo qui a ricordarci non più che usura "offende divina bontade", ma che i preti pedofili, in fondo, sono solo una minoranza se rapportati al società più in generale! La perdita del Centro iniziatico, la Terra Santa, va di pari passo con l'affermarsi del sistema bancario e dell'usura: ed entrambi i fatti segnano un'accelerazione notevole nell'inizio della fine dell'Europa (o della Cristianità, come intitolava un suo saggio Novalis). La perdita della Terra Santa - ad altri interessi "intende il papa e' cardinali/ e non vanno i lor piensieri a Nazarette" - per dirla con Dante - in senso metafisico, ma anche sul piano della contingenza storica, con la soppressione dell'Ordine del Tempio, custode primo e deciso della Terra Santa ad opera dell'indebitato Filippo il Bello di Francia.

C'è da piangere, ma non da meravigliarsi però.

Non ci resta che questo? No.

Le Alpi sono ancora lì. Le loro vette sono ancora lì. I solitari le frequentano ancora. Le loro pietre continuano quei discorsi ispirati che parlano dell'Eterno. Basta ri-educare le nostre orecchie per udirli! Ascoltiamo nel silenzio più assoluto (sarei tentato di dire silenzio religioso) le voci del Tracciolino. Basta ri-educare i nostri occhi per ri-vederli. Guardiamo con occhi nuovi le foto-mandala che Gigi scatta sul Tracciolino (e non solo). Dobbiamo pensare ad una vera e propria opera di ri-edificazione, al punto in cui siamo giunti. Senza illusioni, nè pretese. La strada è obbligata.
D'altronde i fatti parlano da soli.
Ci sono Torri e torri. Alcune tecnologiamente all'avaguardia, il meglio del meglio della razionalità scientifica-tecnologica dell'Occidente. Vanto ed orgoglio del presunto primato dell'Occidente, nato dal "miracolo greco". Ma gigante dai piedi d'argilla evidentemente. Fragile e vulnerabile, nonostante tutte le apparenze. Cause precise, anche se non sempre facilmente conoscibili e indagabili, fanno sì che alcune torri non resistono alla prova dei Segni dei Tempi.
Abbiamo rinunciato alla forze dello Spirito, affidandoci a quella dell'acciaio. Un'operosità secolarizzata, di fatto, non dà frutti resistenti.
Dall'altro canto, ci sono Torri impastate di pietre e calci speciali, molto speciali. Edificate da uomini speciali. Mettevano nel loro lavoro la Legge divina, ci riuscivano ancora. Ed il risultato, non solo era un pezzo di Bellezza, ma era capace di solcare i Segni dei Tempi, le loro contraddizioni e va oltre le contingenze . Impavide le loro opere superano i marosi della Storia. Sembrano avere una marcia in più, non puramente tecnico-materialistica. Ma che cos'hanno in più? Quale business spirituale non ha barattato, a quali lusinghe infernali han saputo resistere quelle maestranze?
Come dimenticare le parole del poeta J. Keats: "A thing of beauty is a joy for ever/ Its loveliness increases; it will never/ Pass into nothingness" (Qualcosa di bello è una gioia per sempre/ La sua amabilità si accresce;/ non accederà mai al nulla". Questi versi contengono una risposta?
Ve ne ho già parlato, dal Tracciolino, certi giorni, vedete emergere dal mare della piana le torri della nostra fine ciclica, le torri della (erigenda) centrale nucleare di Trino. Si perchè dimenticavo, ci sono Torri senza Anima, ma ci sono anche Torri contro l'Anima.






giovedì 18 marzo 2010

Gli Alberi parlanti del Tracciolino







Questa immagine mette freddo. Gigi ed Elena a due passi da casa nostra, si imbattono in questa visione. Ne restano folgorati. Come si sarebbe detto un tempo, Gigi la fissa sulla pellicola. Non ha bisogno di sapere bene il perchè.

Questi 'perchè' che tanto lusingano i deboli e deludono i sapienti, mettiamoli da parte, almeno per un attimo!

Una citazione, quasi un mantra - a scongiurare una volta per sempre tutti i "Tempi bui" della Storia, presenti e futuri, sia Medioevo che Fascismo -, per la mia povera generazione, una citazione gramsciana ci ha cullati come una nenia tossica: "Il sonno della Ragione produce mostri!"

Gli anni passati , carichi di esperienze, hanno provveduto a distillarne l'antidoto: "L'insonnia della Ragione non è da meno!"


Torniamo le parole di Gigi: "Mancano un paio di chilometri alla casa quando in prossimità di una curva appare..." E le parole lasciano il passo alla sua arte, la fotografia. Per Gigi, la cosa è normale. Ma noi ci chiediamo: quale possibilità abbiamo noi di penetrare attravero questo muro di indicibilità? Incamminiamoci lungo questo cammino, tentiamo almeno, anche senza i confortevoli segnavia razionalistici.

E' inverno. La stagione 'morta'. Un lungo e duro inverno. Di quelli durante i quali ci si vieta di sognare, quasi per non rilassarci e tenere ancora alta la guardia. Sarà ancora lungo, è presto per sognare...

Ma se dovessimo sognare l'Albero lo vedremmo così:

confortevolmente colorato, vitale, i mostri notturni (tanto quelli invernali, quanto quelli di gramsciana memoria) si sono dileguati.
A scuola gli studenti ridevano: "Disse l'Umanista spalancando le finestre (solo questo fa pensare alla primavera): 'Che sollievo, che sollievo/ E' finito il Medio Evo!"
Eppoi vedi. L'Albero del Tracciolino, quell'albero cogitabondo di Gigi, nudo, immerso in una natura 'ostile'. Solitario. La linfa non scorre. Nessun calore umano lo consola. L'Albero del Sogno è incoronato di Civiltà, ponti e massi di pietre ben squadrate, poste in fila rettilinea, coreuti cartesiani del nostro 'eventuale' senso di stare al mondo.
Eppure nella sua nudità, povertà, manchevolezza che evidenzia i suoi difetti e i suoi limiti, l'Albero del Tracciolino tende i suoi rami come braccia verso il cielo. E sembrano radici.
Quando sono braccia, pregano. Si elevano ad invocare il Cielo, il completamento che dà un senso alla vita dell'Albero. Quando sono radici, i rami nudi ci ricordano che le nostre radici sono là, celesti. Da dove veniamo, là torneremo. Tutti.
La ramificazione sotterranea trae dalle viscere materne della Terra il nutrimento. Esiziale anche per l'esercizio dell'Intelletto. E ci ricorda che siamo Terra, creta, e ad essa torneremo.
L'assialità duplice dell'Albero Diritto e di quello Rovesciato è ben più visibile sul Tracciolino (dello Spirito), grazie a quell'indicibilità che ha colto, senza più profferire parola il fotografo.
La meraviglia, lo stupore (stupefacente) si mostra (monstruum). E il mostro che si mostra non spaventa più. Come il velo che coprendo rivela. L'inverno riscalda con le sue promesse. Infatti se osservate con attenzione l'Albero del Tracciolino non è in bianco e nero. Se osservate bene, come in una lenta rieducazione al vedere, al guardare con 'occhi nuovi', vedrete impasti di avorio prezioso, timidi aloni rosei si intrecciano in filigrana a soffuse lucentezze auree. I cosiddetti "Secoli Bui" sono un'invenzione di chi voleva venderci la sua luce artificiale! Speculatori sempre pronti a dissacrare il dissacrabile. A fare di ogni Tempio una spelonca di ladri!
D'altro canto, quelle belle e civilizzate pietre di sienite, quei ponti così ben architettati, a chi sa ben guardare contengono il seme della loro precarietà. Nessuna Massoneria li potrà mai redimere.
Ci sovvengono le potenti e terrifiche (ci riportano a terra...vuol dire) parole di E. Pound: "Con usura nessuno ha solida casa di pietra e liscia... con usura nessuno trova residenza amena. Si priva lo scalpellino della pietra/il tessitore del telaio/...usura arruginisce il cesello/arruginisce l'arte e l'artigiano/...contro natura/Ad Eleusi han portato puttane...

domenica 7 marzo 2010

WOLF VERSUS DARWIN


Questo è Wolf, da cucciolo. Come spesso lo sanno essere i cuccioli, accattivanti, teneri, batufolini soffici, abbisognosi di cure e protezione, fanno sciogliere. Si tutto vero. Ma vorrei aggiungere una nota, che solito viene trascurata.

Vi invito a guardare negli occhi Wolf. A scrutarne il mondo retrostante, i sentimenti che si muovono dietro. E ci sono non dubitatene. Ci guarda e pare stia aspettando qualcosa da noi.

Un gesto, si certo, un gesto. Le parole sono povere, non bastano, non servono. Anche tra gli uomini le parole "sembrano"servire, ma l'adagio dice benissimo che "volano". Verba volant. Le più "volatili" parole sono quelle delle promesse, poi vengono quelle dure della gratitudine, infine quelle dell'abuso, del "multiloquio". Il multiloquio delle comunicazioni di massa. Quel proliferare di parole che nulla, assolutamente nulla dicono. Ma si usano e abusano per gli effetti secondari che diventano primari e perversi. Si parla, si parla, si parla...l'importante che il multiloquio non lasci spazio al soliloquio, pericoloso perchè prelude alla riflessione autentica, grande nemica della modernità. Il multiloquio ovviamente contiene anche il turpiloquio, una volta riprovati in 'elevata sede' morale e religiosa.
Andateglielo adire ai politici dell'apparire di oggi, che usano le parole come abili prestidigiatori, ammaliatori abilissimi nel disssimulare il 'trucco'. Ma anche patetici colossi dai piedi d'argilla, fragili, perchè - non va mai dimenticto per non richiare di darsi per vinti - basano la loro forza non dentro di loro ma fuori: nei loro interessi. Marionette arroganti, non hanno che la forza bruta dalla loro, le parole più le usano e più il loro ammantarsi li spoglia. Il Re e nudo! Come insegna Andersen.

Il soliloquio si addice ed orna il portamento del montanaro e del pastore solitario che percorre distese e spazi di memoria e riflessione, a tutte le latitudini e ancora oggi, e gonfia di nobiltà il loro cuore.

Perchè dunque Wolf dovrebbe avere interesse per le parole? La parola è lo strumento principale della sofistica, antica e moderna. Oggi non è neanche più arte retorica, professione dell'espresssione, si è ridotta ad iterazione ossessiva, estenuante, in apparenza senza via di scampo, un tam-tam ossessivo, da brain-washing. Cieco e massacrante 'battere il chiodo', in una parola, propaganda di un regime dispotico. Il tanto decantato 'bisogno di esprimersi' come è mal fondato, mal riposto, erroneo, fuorviante. Nella sfera della politica 'esprimersi' vuol dire 'votare', espressione della rousseauiana "Volonta Generale": Sirene per ingenui. Come se la Verità dovesse uscire dall' espressione - qualsiasi essa sia - della maggioranza. La Verità non ha niente a che vedere con la quantità. Assurdità doppia, poi se si penza che la 'maggioranza' di massa (il famoso consenso) è un prodotto costruito a tavolino e messa in atto dai demiurghi moderni, manovali dell'inarrestabile 'Macchina Infernale', il Progresso.

Dunque Wolf si attende gesti, non parole. Wolf essenzialmente è un antidemocratico. Forse non lo sa, ma che importa saperlo? L'importante è esserlo! Un gesto che dica: 'siamo amici', 'molto amici', 'mi sei indifferente', oppure 'stai attento non sono ben disposto', 'ti odio', ecc. La relazione è essenziale. Poi ognuno di noi è investito dal suo destino...
Fermiamoci qui. Non vogliamo far la fine triste del 'giornalista', parolaio 'del quotidiano'. Dicono di volersi rifare ai 'fatti', non alle opinioni! Ma come si far dal loro il minimo credito se anche Wolf sa che tra le opinioni e i fatti non v'è lcuna differenza, perchè sono 'solo' parole? Ma come si fa ad avere una Verità per tutti i giorni? La Verità è ben più grande, non potrebbe mai essere contenuta in un'informazione, travalica il 'quotidiano', ma il Cuore dell'Uomo La contiene!
E aggiungiamo: di fronte a tali vertici introspettivi, di fronte agli occhi del nostro silenzioso amico cane, chi avrebbe ancora il coraggio di credere all'ipotesi evoluzionistica del Creato? Wolf, ignaro di tutto, manda Darwin in soffitta!




domenica 28 febbraio 2010

Panoramiche e Tracciolini...

Dal Tracciolino, in una di queste giornate, in cui si alternano neve e sole, nubi e squarci di di sereno, ecco apparire inatteso un squarcio panoramico, una di quelle visioni cui sono abituati coloro che frequentano la montagna. Lo sanno beneGiustifica i camminatori solitari che le prospettive cangiano incessantemente. Anche dopo pochi passi ci si può trovare di fronte ad una visione nuova.
Gli alberi spogli lasciano intravedere la 'bassa', appena al di là della Serra, il lago di Viverone e oltre ancora la pianura purificata dal candido manto nevoso. Non si notano più i segni dell'affaccendamento umano. Capannoni industriali, strade di tutte le dimensioni, niente. Persino le case sembrano attenuare la loro presenza. La neve ha operato una catarsi. L'inquinamento stesso, che dall'alto ci appare come un mare brumoso, molecole malate pesanti di minacce per la salute di chi vive sul fondo di quel mare, sembra aver concesso una tregua.
Una sorta di Tregua di Dio, come si usava in altri tempi, quando le bellicosità venivano sospese (e non poste termine) per ragioni di Ordine Superiore, cioè trascendenti. In questo caso, la neve che ci ricorda che è sempre possibile tornare ad una pagina bianca e riscrivere il Tutto daccapo.

Ma questo, si dirà, è qualcosa che da sempre si verifica. Dove sta la novità? Ebbene, guardate con attenzione, dal mare bianco emergono due puntini scuri. Il mare bianco della bruma non è riuscito a imbiancarlo. L'hanno vinta loro. Per loro non c'è catarsi, possibilità di redenzione che tenga. Svolgono giustamente una funzione (nigra sum ricordate?) che deve essere adempiuta. Una nigredo che trafigge l'albedo. Un indomito prodotto umano, più pertinace e prepotente di ogni altro: sono le Torri nemiche, residenza del Male, secrezione maligna che si ammanta di progresso e mette un'ipoteca sul nostro futuro per millenni a venire...sono le ciminiere della centrale tremonucleare di Trino Vercelese. Tornata tristemente d'attualità.
Guastafeste queste Torri per chi vien quassù per godersi un panorama unico! Un po' di aria buona. Il fresco dei monti, quando giù è calura oppprimente. Invece ecco il Memento mori nascosto trale pieghe della boria tecnologica. Cerchiamo di allontanarcene, e ce lo ritroviamo anche qui. La nube nera ci segue. Qui, sulla Panoramica, non sul Tracciolino. La differenza è chiara.
Chi sa che non ci si può allontanare da ciò che si porta dentro, questi può percorrere la salita al Tracciolino. Gli altri fuggono in un disperato tentativo di lasciarsi indietro la contaminazione che erroneamente si crede non ci appartenga. E difatti, presto o tardi, torna a riaffacciarsi alla nostra coscienza. L'incubo si ripresenta. E' il sapore angoscioso della modernità. Sono gli scienzati stessi che ci prospettano continuamente, a volte senza neppure accorgersene, che non avremo futuro. Non si può chiudere fuori ciò che sta in casa nostra...tanti thrillers sfruttano questo seduceente equivoco.

Allora traghettiamo dalle 'Panoramiche' al Tracciolino! Si può! E non c'è altra strada per le nostre malattie morali, sociali, economiche, politiche ed anche ambientali.

Descrive bene questa situazione una litografia di Eric Gill, artista artigiano inglese dei primi decenni del Novecento. Non la voglio commentare oltre il minimo necessario, mi sembra di togliervi il gusto di osservarla nei suoi particolari. Non è una rivisitazione del più noto San Cristoforo. Richiama la simbologia delle due rive unite dal Pontefice, Pontifex, costruttore di ponti tra la Terra e il Cielo. Titolo di sommo sacerdote conferito alla Maestà Imperiale. Da una parte, le ciminiere industriali, luogo dell'abominio e teatro della corruzione dell'ora et labora, dall'altra l'Hortus conclusus, inquinamento e Spirito Santo.
Il Giardino o Roseto è la dimora divina, Cittadella turrita perchè va conquistata col percorso tortuoso del Tracciolino, e noi in cammino, sempre, carichi della Parola riportata nel cartiglio, un viatico, non molto leggibile: "Tu mi hai fatto"! Il sottinteso è: "E a Te ritorno"!

Da non dimenticare mai, neppure per un attimo.

sabato 27 febbraio 2010

Avviso ai Naviganti.

Non vorrei aver dato l'impressione al lettore che nei miei post abbia voluto far sfoggio di cultura, o addirittura, il che è peggio, che il blog stesso abbia finalità culturali, e quindi da una parte ci si rivolgerebbe ad un'élite (nel senso quantitativo nel termine) e, dall'altra, consisterebbe in un'accademico esercizio, che la scia il tempo che trova.

Ecco noi non vorremmo lasciare il tempo che abbiamo trovato. Ed è ovvio che questo 'modo di dire' non si riferisca, non solo almeno, al tempo meteorologico, ma, ci piace almeno pensare così, al tempo come 'segno dei Tempi'. Non vorremmo che tutto si esaurisse in parole, magari anche meravigliosamente disposte ad arte. Parole gettate nel mare magno del web.

Al contrario vorremmo che l'agire, il fare, non certo spontaneo ed anarcoide, ma ben meditato, retto ed efficace possa riassumere il senso di quante più esistenze possibili esplicantesi in attività, operosità, possa necessariamente seguire ma anche essere intriso da quelle valenze culturali, che cultura non vuol essere.

Il richiamo costante ad un centro ben definito, il Tracciolino, ha appunto questo significato reale, concreto. Lavorarci sopra con l'energia, la passione e l'anima. Sedimentare materiale che possa, in un momento successico, strutturarsi in un progetto fattibile di vita, di operosità, di condivisione. Una specie di Ora et Labora, sottratto ad un certo sequestro schizofrenico di autenticità. Sia detto senza irriverenze anti-ecclesiastiche o benedettine, ma vorremmo che ogni nostra attività fosse retta, e quindi una preghiera, in diversa forma. Chi lavora non dovrebbe essere esente di porsi nella sua azione in relazione al sacro. Quanto mai attuale è questo discorso penso ovunque, ma soprattutto in Occidente e nel nostro Paese in particolare che vediamo sprofondare in un abisso buio ogni gorno di più, lasciando in vedovanza la rettitudine e unendosi alle meretrici più corrotte...."povera Patria!"

Fin troppo ovvio che dovremo ritornare a ragionare su questi argomenti.

Per ora vi lascio ad un mio mosaico che cerca di lavorare intorno a questi problemi e i sentimenti che evoca. Il fatto che il monito venga da una capra (spiritualizzata) significa, tra l'altro, che noi non ci si identifica nelle posizioni degli animalisti e nemmeno in quelle degli ecologisti, di cui per altro li differenzia solo lievi sfumature, irrilevanti dal nostro punto di vista, poichè entrambe scaturiscono dal comune senso moderno di una mentalità macchinica priva di anima.
Vorremmo che il mosaico, di piccole dimensioni, possa porci interrogativi, far una minima breccia nell'orgogliosa ignoranza di voler essere, gli Occidentali moderni, la guida nella fase più inquietante di questa globalizzazione. Essenzialmente esprime un bisogno di reale comunicazione, per reale intendo disinteressata, onesta, recta, visto che anche e soprattuto della comunicazione nel mondo ordinario di oggi, si fa d'essa un business, uno dei maggiori e cinici busniss.

Capra ammonitrice, marmi e smalti, 2009, opera esposta all'ingresso del Bar Alimentari di Balma, Quittengo, Val Cervo (Prov. di Biella).



'

venerdì 26 febbraio 2010

VI RACCONTO UN SOGNO...


Vi racconto un sogno...che ho appena cominciato a vivere nella realtà. Ma ho bisogno dell'intelligenza, del coraggio, della forza e della partecipazione di tutte le persone interessate per portarlo avanti.


Un sogno imperniato in un posto: il Tracciolino (Comune di Donato, Provincia di Biella); un sogno che affronti con coraggio una sfida, fondamentale, cimentarsi con la domanda: "E' ancora possibile lavorare 'come Dio comanda'?
Non c'è bisogno di dire, nei nostri tempi, quanto il lavoro occupi una parte importante nella vita pratica e quotidiana di tutti noi. Oggigiorno poi, con la crisi globale che si sta preannunciando - nonostante le rassicurazioni dei governanti, per loro un atto dovuto - la disoccuazione assume le forme evidenti della tragedia per molti individui e molte famiglie. Ed è solo agli inizi. Non è per fare del catastrofismo, ma per chi sapeva vedere la crisi era già ben evidente. Moltissimi ancora credono in rimedi che sostanzialmente, con lievi differenze, altro non sono che i mali che ci hanno condotto all'attuale penosa situazione. Alcuni di questi hanno interesse che l'Occidente si perpetui con i vecchi medoti, un'operazione di facciata e via! Un Presidente nero, socialistoide, guerrafondaio e premio Nobel per la Pace, alla guida di una super potenza che primeggia nell'indebitamento pubblico e privato, e con il più grande disavanzo mondiale nella bilancia import export. Evidentemente una marionetta. La finanza, e non distinguo tra quella speculativa e quella buona, che capitalizza le imprese ed il lavoro, è il vero Dominus. Questa via non può funzionare...anzi ci porta dritto ad una nuova ed ennesima operazione speculativa in grande stile, alla prossima bolla finanziaria dunque! Gli attori sono tutti ancora lì, pronti a scoperchiare una nuova pentola...magari una nuova guerra democratica!

Altri invece, e sono i più, ne subiscono pesantemente le conseguenze. Ma non voglio qui concentrare l'attenzione sugli effetti occupazionali in senso economico. La mancanza del lavoro umilia l'essere umano, rende la sua vita insignificante, priva della gioia fondamentale di poter dare un tetto e un pezzo di pane ai figli e alla moglie (prima che si perdesse sulla strada della "emancipazione"). E qui si profilano due possibili atteggiamenti.
Da un lato, ci si 'deve' accontentare di quel che si trova (se si trova), e quindi si accetta il lavoro che ci si può accapparrare, a qualsiasi salario, a qualsiasi condizione, anche la la più indegna dell'essere umano, degradandosi ad un tal basso livello (ciò che l'Alto Fattore fece "ad immagine e somiglianza" di Dio) che poi il pane che ne guadagna risulta dei più amari. Un lavoro indegno di figurare con orgoglio sul desco famigliare. La devastazione morale e spirituale di un pane di cui ci si vergogna, quasi fosse quello di un ladro, non porta alcuna gioia nella famiglia, ma perpetua la disgregazione da cui ci si voleva salvare.

Nelle parole di Marx, e poco importa se si tratta di lavoro alienato o lavoro assente (l'invenzione della disoccupazione nasce col mercato e si accentua con l'epoca industriale), si va a colpire l'essere umano nella sua essenza. La sofferenza è talmente profonda che spinge ancor oggi molti a non credere , nonostante tutte le evidenze, nel fallimento del comunismo reale. Lungi dal riconoscerne gli errori di base, cioè il materialismo storico (e dialettico), si affannano con linguaggi "nuovi" a restaurare il vecchio. Altri ancora, distinguendo tra un Marx giovane ed uno maturo e 'scientifico', pretendono di essere più marxisti di Marx!

Ma non dimentichiamo che il tragico XX sec. ha conosciuto regimi politici e ideologie che reagirono alla sofferenza del lavoro industriale. Utopisti e socialisti. Il Fascismo è nato in un alveo socialista, non di classe ma corporativo (almeno nelle intenzioni). Chi non ricorda la Rerum Novarum? Cioè il cristianesimo a fronte della disumanità dell'uomo asservito alla macchina nell'epoca moderna. L'hitlerismo si proclamava nazionale al pari di socialista. Per essere sintetici al massimo.

E oggi? Oggi non reagiamo più, la cangrena ci immobilizza. Come cani che mangiano le briciole che cadono dal banchetto dei crapuloni di ogni risma e livello, sociale e morale, ci si accontenta di tutto, purchè si mangi. Ghiande per i porci. Produciamo veleni e armi se questi creano posti di lavoro! Il nucleare darà posti di lavoro, dicono. E se la nostra coscienza si fa inquieta...disponiamo di mille modi per tacitarla. Schedine e lotterie statali, fabbriche di illusioni, servirebbero a restaturare opere d'arte, la finanza del non-sense si combina all'oppiaceo sogno del win for life. Montagne di psicofarmaci, alcool e droghe vengono ingurgitati quotidianamente da quel che resta di questa Imago Dei. E come non gli bastasse, vorrebbe ergersi ad esempio di civiltà da esportare, disseminando invece corruzione! Non c'è limite al peggio. E di fatto, la sua portata è tale da scuotere l'intero edificio su cui l'Occidente, da secoli anche se in modo contrastato, ha creato le sue certezze; in primis l'idea di progresso.

La questione è di quelle basilari. Talmente radicale che spesso si preferisce evitarla, con mille escamotages, che affrontarla. Un modo per disattenderla è quello di dire: 'Troppo grossa per essere credibile!' In altre epoche, non è mancato il coraggio di affrontarla. Sottoponiamo alla vostra attenzione un affresco proveniente dal Duomo di Biella. Dio, che ha assunto fattezze, immagine diremmo noi, umane soffre per gli attrezzi del lavoro e le attività umane. La denominazione di questo Uomo paziente divino correntemente impiegata è 'Cristo della Domenica'. Dio soffrirebbe per il lavoro, o il suo abuso, che impedirebbe la santificazione della Domenica, giorno dedicato al rito principale da sempre per il cristiano, la celebrazione della S. Messa. A parte il fatto che i Padri Conciliari, proni ai compromessi con la modernità, avrebbero provveduto a spostare la celebrazione del Santo Precetto al sabato e reso vano dunque questo monito, resta il dubbio che questa contrapposizione tra lavoro e domenica, tra profano e sacro, sia la più aderente interpretazione. Fortemente sospetta, troppo facile, immediata, riflette i pregiudizi della mondo moderno.
Questa iconografia del 'Cristo della Domenica' nel Medioevo doveva essere tutt'altra che rara. Lo sviluppo della borghesia e delle città nel Basso Medioevo, probabilmente, ha acutizzato la crisi e di conseguenza l'urgenza del monito della santificazione della domenica. Notiamo tuttavia che molti di questi lavori, cui afferiscono i relativi strumenti non tutti sono artigianali, nel senso borghese, molti, se non i più, sono contadini. Addirittura il 'Cristo della Domenica' di Biella porta una cesoia da tosapecore, usato fino a tempi recenti dai pastori di queste valli, secondo una proporzione ingrandita che di solito denota il rango e la significatività e non l'ingenuo realismo cui noi moderni siamo avvezzi. La posizione della cesoia poi ha qualcosa di molto simbolico, nel senso che occupa una posizione centrale dell'Uomo Perfetto (al-insan al-kamil direbbe la mistica islamica): le lame lungo gli arti inferiori e l'anello, impugnatura e 'motore a molla' dell'attrezzo è posto nel centro cardiolatrico. Nella caverna (nel segreto) del cuore, sede della conoscenza intellettiva.

Per cui, se si soppesano giustamente gli elementi interpretativi, diremmo volentieri che la denominazone del 'Cristo della Domenica' ci sembra viziata da un'impostazione sociologica e, in ultima analisi marxista, che vede nella 'contraddizione socio-economica' tra la nascente classe borghese e la classe delle forze clericali arroccate nella difesa del sistema feudale. Sappiamo come Marx elegga la borghesia a grande motore della Storia attribuendole una funzione rivoluzionaria, sia al suo sorgere nel Basso Medioevo, sia negli eventi del '1789'. Se cosi fosse, più che un 'Cristo della Domenica' si tratterebbe piuttosto di una teoria da 'cristiani della Domenica'!

Gli elementi simbolici di questo tipo iconologico indurrebero piuttosto a pensare ad una valutazione qualitativa del lavoro, alla distinzione teologica e Scolastica, reggentesi su elementi metafisici, secondo cui in discussione non è tanto il lavoro, in quanto tale, che offende la divinità. Fatto per altro al limite della credibilità questa vulnerabilità dell'Essere Supremo! Ma la Qualità del lavoro, o meglio il suo venir meno, a tutto vantaggio di una visione Quantitativa, insita nelle primi sistemi manifatturieri, con i relativi banchi di credito, ed il loro pervertito uso del denaro. Questi si che trasgredisce la regola del lavoro "fatto come Dio comanda", cioè quello eseguito a "Regola d'Arte". Non si tratta solamente della trasgressione della Regola della Corporazione, che sarebbe affare profano. si tratta piuttosto di un 'lavoro qualificato'. Il 'mestiere quantificato' e meccanico che sottopone l'artigiano alla macchina, offende la Legge divina del Lavoro ispirato a vocazione (su chiamata; quale lavoratore o mestiere moderno può misurarsi con la vocatio? La prospettiva moderna materialistica è incline a credere, addirittura, che la chiamata venga dal proprio interno 'io' psicologico!), ad imitazione del Grande Artigiano-Creatore dell'Universo.
Lo si vede bene in un particolare, qui evidenziato in riquadro, di un altro dipinto veneto del cosiddetto 'Cristo della Domenica'. Analogamente, qui sarebbe fuorviante pensare alla condanna ecclesiale verso il peccato di avarizia. Trattando di mestieri che seguono la immutabile Tradizione ispirata dalla natura divina dell'Uomo, e di mestieri profani tesi a quantificare profitti e metodi operativi prostituiti ad una cieca tecnica, la mano che maneggia il denaro è da ritenersi, a nostro avviso, segno di lavoro offensivo del Corpo cristico, cioè quello dell'usuraio.
Un mestiere che sotto alcun aspetto può riflettere il lavoro umano all'Opera Divina, ma viene compiuto a sua onta. Una innaturalità, quella di questo mestiere blasfemo che era nota fin dall'inizio dei tempi storici. Aristotele ne coglie un aspetto contro natura: il denaro che si autoriproduce come se fosse un armento. Gli esseri nimali si riproducono, non può l'inerte denaro, sosteneva Aristotele. Buon senso, solo buon senso. Le condanne e le discussioni teologiche e filosofiche non si contano, lungo il corso della storia occidentale. Ora non più. Da pratica immonda, addirittura qualcuno si è spinto a comporre un'apologia. Nonostante il tema sia alquanto caduto in oblio, colpevolmente, non ci fu Padre della Chiesa, Apologeta o Dottore della Scolastica, che abbia trascurato di farne oggetto di riflessione ed esortazione a respingere la pratica peccaminosa. Si fonda sulla prescrizione evangelica e testuale. Talmente contro natura, che Dante, che visse nell'epoca di sviluppo mercantile dei Banchi, cioè quella del cedere denaro a prestito, per finanziare attività economiche o strozzinaggio del bisogno o debolezza altrui ("offende Dibina Bontade"), Dante dicevo nella sua Opera accosta in comune condanna usurai e omosessuali. Pervetimenti entrambi della Legge, naturale e rivelata.

La cacciata dei mercanti o nummularios, i cambiavalute, non è più ritenuto tema cristiano su cui riflettere, nonostante i Vangeli e nonostante la voracità della finanza attuale su scala planetaria non abbia pari con il passato. Nonostante mai le banche e gli istituti finanziari siano stati siano state così impopolari. L'espressione "finanza etica" un ossimoro per ingenui. Il silenzio complice del cristianesimo di oggi ha i suoi motivi.

Se qualche pittore medievale oggi dovessse dipingere l'icona Giustificadel cosiddetto 'Cristo della Domenica' siamo certi aggiungerebbe un'altra ferita, quella dovuta al mestiere dei nuovi farisei in veste talare, i banchieri del Vaticano, l'Opus Dei. Eloquente segno dei Tempi di contro-Tradizione che stiamo vivendo. Ma se dalla Sinagoga ci pensò Cristo a scacciarli, chi pensa oggi alla medesima o simil bisogna? Chi avrà la forza sovrumana di scacciarli dal Soglio di Pietro? Tragica, ma condivisibile e attuale la valutazione di Dante "non siate come pecore matte". Purtroppo chi si guarda intorno ed ha occhi per vedere, vede solo "pecore matte" e pastori smarriti, che conducono il gregge a "pascersi di vento", incapaci cioè di sacerdozio (termine, ricordo, che viene da sacer ducere, condurre al sacro).

Concludo. In un mio mosaico, la cui composizione risale ormai a qualche anno fa, negli anni '90, che ho chiamato 'Autoritratto', riportavo la scritta "Ars sine scientia nihil". Rappresenta un mosaicista anonimo al lavoro, con alcuni dei suoi strumenti di lavoro. Dico anonimo perchè mi sono imposto di evitare qualsiasi rassomiglianza realistica con la mia persona fisica. La lezione è sempre la stessa: negandoci al visibile, all'inddividuale al sè corporeo, si avanza verso l'invisibile. E noi si perde i nostri connotati, perchè non ci hanno mai appartenuti, e come una 'goccia che raggiunge il mare' perdiamo la nostra precedente identità. Ci si deve estinguere per abbracciare l'Altro! I protagonismi dei nostri artisti contemporanei sono quanto di più contrario alla vera Arte, Ars o Mestiere, che richiede l'anonimato. "L'artista non è uno un genere speciale di uomo, ma ogni uomo (nel suo lavoro quotidiano) è un genere speciale di artista"! Faccia ciabatte, coltivi patate o intrattenga con canti e racconti!

Il motto, tardomedioevale, che si è voluto fissare sul mosaico si potrebbe tradurre così : "il mestiere senza intelletto non vale nulla". Qui scienza è reso con intelletto, perchè l'unica vera Via della Conoscenza del Sè Divino, ossia la Metafisica o anche la Teologia, richiede la facoltà dell'intelletto. Supera e comprende la Ragione. Essa non ha il senso moderno di intelligenza razionale o calculus. Come potremmo usarlo noi nelle correnti espressioni, di 'lavoro intellettuale' come contrapposto a 'lavoro manuale', altro non ci riferisce che la nostra difficoltà o, peggio, incapacità, tutta moderna, di coglierne il vero significato. Testimonianza del declino irreversibile, ma non incontrastabile, in cui si sta precipitando.

Se togliete l'intelletto, al lavoro, all'operosità umana, e vale la pena qui di ricordare che "non si vive di solo pane", come avviene nel nostro mondo ordinario profano, non resta che un'avvilente e degradante azione animalesca volta a procurarsi i mezzi per soddisfare bisogni materiali. Senza possibilità di risollevarsi da questi, inevitabilmente questi bisogni si trasformano in vizi che, simbolicamente, fan sanguinare l'immagine dell'Uomo Divino che è stato posto in noi.

Quindi ritorno alla domanda iniziale. Ho un sogno. Se qualcuno ha un sogno che anche solo per qualche aspetto assomiglia a quello che qui abbiamo cercato di delineare, perchè non unire le nostre forze e i nostri sogni per farli diventare più reali qui sul Tracciolino? Qui dove Terra, Cielo, Alberi, Vento, Animali, possono ispirarci a cose nuove?
Vi aspettiamo!


------------------
P.S.: Colgo qui l'occasione per ringraziare per la sua cortesia Paolo Steffan che ci ha concesso di riprodurre sue foto, nonchè per le penetranti osservazioni su questo tema esposte nel sito: