mercoledì 17 agosto 2011

Errata corrige.

Succede solo ai dilettanti, un po' ingenui ed un po' sprovveduti, devo correggere quanto scritto in precedenza circa le caprette appena nate.
In effetti oggi si è scoperto che sono due bei capretti maschi. Lo si è scoperto nel più banale dei modi, vedendo come uno di loro faceva pipì.
Niente di male. Ora la cosa si è ora chiarita inequivocabilmente.
Come si può ben accorgere anche il più distratto osservatore nel mondo moderno tutto ciò che ha a che fare con il sesso, è andato assumendo un rilievo crescente nei nostri tempi ultimi. Ed il proceso di sessualizzazione ipertrofica, non si può dire che sia iniziato oggi. Questa diremmo è la sua manifestazione patologica, tesa a infrangere ogni ritegno, che con un malcelato dispregio, viene spesso chiamato 'tabù' (termine

Alla sua mercificazione ci siamo abituati ormai da tempo. Da tempi immemori, direi. Si trovano tracce della prostituzione nelle prime testimonianze storiche pervenuteci. Il che significa che il fenomeno era pre-esistente alla sua rintracciabilità del metodo storico
Non ci riferiamo solo al fenomeno allo sfruttamento di un bisogno insito nella natura umana, e non solo. Ma soprattuto al grado di pervasività, in ogni ambito delle attività umane, di questo aspetto dell'essere umano. Il sesso così è così esasperatamente amplificato da investire ogni minimo interstizio sociale. Dalla scuola materna al posto di lavoro, dall'abbigliamento ai comportamenti direi posturali, dal linguaggio ordinario della vita moderna, dall'arte alla letteratura. La pubblicità vi attinge a piene mani, fino alla nausea, per spingere in senso strumentale, e quindi prostitutorio, i suoi prodotti. E tanto più sono inutili, tanto più vi fanno ricorso.
Ma il modo di intendere la sessualità nella mentalità moderna presenta caratteri specifici. La sua aspirazione a voler ricondurre ai livelli più bassi ogni tipo di conoscenza, che ordinariamente va sotto il nome di 'rivoluzione scientifica', si è ben presto accostato a questo ambito di fatti per ricondurli ad una esclusiva leggibilità profana. La psicologia moderna, ed in particolare la psicoanalisi, ha posto al centro delle sue attenzioni la sfera sessuale. La politica costantemente ne fa una bandiera. L'atteggiamento noto come la 'liberazione sessuale' è stato, ed è un avamposto della frontiera dell'avanzamento del nichilismo moderno.

L'eros


domenica 14 agosto 2011

Due fiocchi rosa al Tracciolino!






Verso le 18, il cielo cominciava a minacciare pioggia. Ed in effetti due gocce si sono fatte vedere. Complice le previsioni meteorologiche che ci promettono pioggia e nubi per tutta la notte, ci affrettiamo nei lavori.

I muratori in fretta tirano i teloni per coprire e proteggere dalle infiltrazioni la casa - anche se di domenica, oggi hanno lavorato normalmente -, casa, vi lascio pensare, ancora senza tetto.
Copro la motofalciatrice sul prato. Poi cendo e mi reco al recinto per far rientrare gli animali. Rientrano tranquille, mangiucchiando qui e là.

Mi rendo conto che manca la Bruna. Strano, ma mica tanto.

Sapendo che era prossima al parto, ho subito pensato che fosse stata impedita da impegni superiori. Scendo al prato sottostante che ora ospita il recinto percercarla, e la vedo appartatasi in un cantuccio tranquillo e isolato in compagnia di due nuove creaturine. Scendo di corsa ed eccitato quanto mai. Tra placenta, cordoni ombelicali, materiale organico vario e sanguignolento, vedo la Bruna che, tranquilla, si sta leccando le sue due nuove figlie. Grande la Bruna, che con la complicità della Mater nigra, ha messo in scena il meraviglioso spettacolo dello sbocciare della vita. Stupefacente e misterioso, sempre circonfuo da un'aura di gioia e di solennità. Grandi eventi si combinano e lambiccano per dar luogo ad uno spettacolo mirabolante. Non privo di aspetti inquietanti, il venire nel Divenire. Lo sfratto dall'Esssere.



Sono due femmine! Per ora non hanno ancora un nome.

Il loro manto è una storia genealogica. In prevalenza nere come il padre, il giovane Adolfo. Una con pennellate bianche sul musetto, ricordo della nonna materna, che era totalmente bianca, ma non saanen, una meticcia bianca. L'altra con fiammate marron, a ricordo del nonno, Nino si chiamava, ed era un bellissimo becco camosciato. Entrambi i caratteri sono stati ereditati da Bruna, in una sintesi cromatica armoniosa.

Credo sia fiera di come sono andate le cose. Ed anche noi felici. Ora li lascio sul prato, tranquille e da sole, si abituino seconto le regole non scritte della Grande Madre Nera in perfetto silenzio e pace. Prima del calar del buio, le farò rientrare. Ma solo perchè i metereologhi prevedono pioggia. Se cosi non fosse stato, li avrei lasciati fuori, con l'arrivo della scura notte, si sarebbe coerentemente compiuta l'opera in nero, la nigredo, la magia del Tracciolino.



sabato 13 agosto 2011

Storie di betulle, castagni e massi.


Un modo di dire ebraico, recita: 'sei vuoi nascondere qualcosa, mettilo in evidenza'. Ovvero, non c'è miglior nascondiglio per un oggetto, di quello di metterlo nei posti più ovvi: nessuno lo noterà.
A pochi minuti di strada, sul Tracciolino, vi è una radura pianeggiante. Fatto di per sè abbastanza strano. Un pianoro, sia pur limitato, in una zona di montagna erta e severa, attira l'attenzione. Non fosse altro perchè concede un po' di respiro al camminatore che ascende. Veramente inconsueto da queste parti, fare più di cinque passi in piano.

Le necessità della vita moderna hanno imposto a questo luogo una sorte immeritata, al do sotto delle sue possibilità: un comodo parcheggio, in tutte le sstagioni, per trekkers, 'ciaspolai', nel senso di camminatori invernli su ciaspole, o semplicemente per soste domenicali di famigliole con tanto di attrezzature per pranzare alla griglia. Ma, forse, un uso così prosaico di quello spazio è servito a nascondere dietro il velo di vita quotidiana, 'spensierata', qualcosa di più misteroso, che brilla come una pietra preziosa rara, nel chiassoso caos, impietoso frastuono del vivere profano e convulso.

Fatti pochi passi vi appare un masso erratico, forse trascinato da mastodontici sommovimenti dei ghiacciai alpini, lenti, titanici, esaltanti quanto silenti. La mano di un Gigante. Impossibile resistervi. Fin da bambino, si sente questa attrazione a salirvi. o olo sognare di salirvi.

Il cane mi segue; è divertito, tranquillo. Ma appresso ma senza quell'ansia servile di certi cani. Mi segue, a volte mi precede. Sale con me sul masso e mi accomodo in una nicchia scavata dalle itemperie nei secoli, forse. Qui i tempi, sono questi. Dilatati a dismisura. Appena si sfoga le sue effusioni, visto che ora ero col volto a sua portata, mi si apre la possibilità di guardarmi intorno. A compasso, con il centro puntato, come in un centro, sul sasso ricorperto di antichi licheni verdi e bruni.

L'attenzione viene catturata da una betulla che un'edera riveste gentilmente.


E all'improvviso, una valanga di pensieri si rovescia nella mia mente... proveniente da dove? L'edera sta aggredendo la betulla. Un parassita all'attacco della candida corteccia della biula, come qui chiamano quest'albero. Con Gigi, una sera scendendo dal rifugio, declinavamo quesa parola in tutte le sue forme e suoni, la biùla, le biùle, la biùùlaa, eccetera e giù a ridere. Senza sapere il perchè.
Ma no. Non era così. Poteva essere che lapiccola edera stesse facendo quel che poteva per faticosamente prendersi il sacrosanto diritto ad un po di sole. E vista la vicinanzza della biùla, stava semplicemente senza malvagità avvalersi della collaborazione del bel tronco chiaro e diritto dell'albero. Si ma, la lotta per la sopravvivenza? Finirà l'edera di impadronirsi di tutto l'albero ed alla fine di soffocarlo? Perchè questa competizione? Perchè sfigire al suo diktat? Non potrebbe darsi che stiano semplicemente ornandosi in una danza del sole, una specie di sun dance, un richiamo potente e inconsapevole che cci puove e che dà senso ai nostri movimenti? Orienta il nostro agire che altrimenti ci apparirebbe un vano affaccendarsi?

La mente mi sembrava mostrare un inconsueto dinamismo. Volumi di immagini si affastellavano come in un caleidoscopio in perenne movimento. Nasce l'idea che quel posto non sia un 'luogo comune'. Ma un posto molto particolare, speciale.

Eccitato, mi guardo intorno, a compasso, da quel centro, quel vertice geologico. E mi si apre uno scenario maestoso dominato dalla presenza di un solenne soggetto: un maestoso, imponente quanto inconsueto castagno.



Il trono è tozzo, di dimensione ragguardevole. I suoi rami spriori, svettano al sole, secchi e bianchi. Sembrano malati. Braccia contorte dell'umbratile terra o cielo malato che manda piogge acide, radioattive? Non lo so. Ma sembra che alle sue 'spalle' siano allineate, con sapiente disposizione come paggi o armigeri protettivi, ma anche a corteo di regalità solenne, una schiera di betulle. Direi quasi in alta uniforme.

Non porta frutti questo castagno. Ha vissuto ed ha soferto. Mi sembra evidente cche aabbia qualcosa di importante da dire, da comunicare. Chiede attenzione.
Chi parcheggia, si mette scarponi e va, è perso al messaggio del castagno. Chi accende la carbonella di un fumoso grill, festoso, è perso al mesaggio del castagno. Tanti non lo possono udire.

Al suo cospetto accorrono altre folle ansiose di sapere... Forse. Sembrano assetate di conoscenza. Forse rispondono ad un richiamo. Il castagno non fa mostra di smeraldini ricci, copioso di solito in questa stagione. Il suo messaggio non riguarda lo stomaco. Non allude a caldarroste o a farina di castagne. Castagnacci dei miei desideri... delle mie brame... No, non accorrono per questo.
C'è un'ansia spasmodica nella corsa di queste betulle.


Corrono a leggere un messaggio, alquanto enigmatico del castagno, saggio misterioso, Re sapiente, che non concede facile, e demagogico, a tutte le sue verità. Torno allora Vecchio Castagno, Re e centro della scena. Anzi secondo centro, essendo l'altro, il masso erratico. Il portale attraverso cui assisto a questa scena corale. Ma il centro è lui. Il masso è un mezzo. Una sorta di astronave, potremmo dire, strizzando l'occhio al modaiolo new age post-moderno. Ogni cosa strana va bene. Il mistero che rallegra le noiose e stanche serate televisivo delle masse moderne, alienate, prive e allontanate da ogni autentica tradizione.

Il possente castagno porta forse un segno sulla sua vissuta corteccia, contorta, ferita, rughe sapienziali di un sapere antico e sempre disponibile a coloro che sono sulla Via, ai Pellegrini in cammino. La corteccia indica le umide ombre del grande Nord. Si questo potrebbe far parte del messaggio. Ci porta ai paesaggi iperborei, ai ghiacci, ai poli terrestri, alle Terre cave.
Mai farsi cogliere da scrupoli cartesiani e chiedere certezze e chiarezze. Questa ansia di sicurezza non porta che ad uno stato di cose soggette ad un dispositco controllo, un regime poliziesco allucinante. Come appunto il nostro mondo democratico, 'libero', atlantico e perfidamente occidentale, uscito da queste necessità di controllare tutto e tutti, di possedere certezze geometriche e artificiali. Fino ad arrivare all'intelligenza, che intelletto non conosce, 'artificiale'.

Allora sciolgo le vele al "folle volo" simbolico. E mi sovviente un vento di grecale, a muovere le foglie delle biùle che mi suggerisce che il masso aniconico ed il castagno siano allineati a designare una direzione che non punta più agli ambienti eroici, epici, iperborei, dei ostri avi, ma ad un altro centro terrestre, anzi celeste. Se la mente traccia una retta tra il castagno e il masso questa solca lo spazio infinito verso sud ed est. In altri termini, verso la Terra Santa. Si certo, Vi è 'quella' Terra santa. Quella che i cristiani di oggi non hanno più a cuore. Giacchè i suoi pastori romani più non sanno dei segreti detti e gesta del loro Profeta, figlio di Dio. Ma le Terre sante sono tante. Come i Profeti sono tanti, nessun popolo ne è sprovvisto.

Ovunque ci si orienta verso il Sacro è Terra santa. Tanto nei santuari quanto in massi erratici antichi, lontani dalla dimensione profana. Uomini Peregrinanti, ansiosi di bere alla fonte. Uomini erranti da sempre e per sempre, su strade senza ritorno. Erranti come le grandi pietre su cui cullato da frammenti della Madre. Centro celeste mascherato da parcheggio, pienezza celata dalla vacuità.



venerdì 5 agosto 2011

La Santa Intolleranza.



Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada.
(Matteo 10,34)

Non si tratta di uno stralcio da un proclama di un 'gruppo terroristico jihadista' affetto da integralismo paranoideo. Si tratta, potrà sembrare strano, del Vangelo.
La difficoltà ad accettare questa sentenza sta nel pregiudizio moderno che rifiuta ogni forma di gerarchia, e in senso lato, ogni ordine qualitativo tra gli esseri. I controvalori che vengono proposti consistono in un irenismo coatto a senso unico.



Riafferma una verità antica, nota tanto in Oriente quanto in Occidente, almeno quello antico e tradizionale. La Terra è lo scenario del conflitto. Eraclito lo teorizzò in sentenze lapidarie.

La spada, riaffermata qui dall'evangelista Matteo, come l'arcobaleno, il ponte, il filo di fumo che si alza da focolari e camini, corde e funi di ogni genere, scale, falli, collegano queste due sponde terrene. Segno di alleanza. Da una parte tutto ciò che è tragicamente finito, dall'altra il richiamo del divino, voluto o cercato che sia o meno.

Il sottile filo della lama, rende la spada particolarmente adatta a sciogliere gli enigmi gordiani. Dare un taglio netto. Il filo dell'equilibrio esprime l'incerto cammino umano, sempre strattonato da una parte o dall'altra. Sospeso sul filo angoscioso di Kierkegaard, la scelta diventa un atto consapevole di consumazione, di guerra, di sacrificio.

L'offerta sacrificale richiede sempre molta attenzione alla lama dell'officiante, alle modalità rituali dell'operazione, codificate e immodificabili. L'atto con cui nasciamo è un taglio. La pace ci soffoca in un comodo necrotico torpore. Il fuoco vitale si spegne, spegnendo l'umanità nell'uomo.

Kristo è la Via della spada. A che serve la Croce, se la stesa mano non impugna anche la spada?

L'autorità spirituale e il potere temporale disgiunti sono l'emblema che sintetizza la crisi dell'Occidente. Quanto l'Imperatore Federico II, Stupor mundi, Re di Gerusalemme, deve essersi sentito impastoiato rispetto all'istituzione del Califfato, che ammirava, ma col quale si misurava.

Riconoscerlo è il primo passo obbligato per risalire la china. Credere che l'autorità spirituale, liberandosi delle incombenze contingenti, storiche e politiche, potesse finalmente e pienamente dedicarsi alle cure spirituali, come riteneva Paolo VI, condannava al contrario alla morte, consegnava ad un malinteso senso di pace. L'esaltazione della breccia di Porta Pia da parte di un Pontefice! Corsi e ricorssi, piroettmneti della storia. E di conseguenza, il Cardinal Bertone partecipa alle celebrazioni della desacralizzazione risorgimentale della (ex) Città Eterna del noto 150° anniversario.
Forse un goffo tentativo di far di necesssità virtù? Forse no. Decadenza allo stato puro. Ciclica.

Croce e spada sono così affini, com'è difficile negarlo! Eppure...

L'impiego del termine integralismo, integralità in senso negativo e moderno, volutamente ignora e si scontra con tutto ciò.

Si narra di spade misteriose, dai cavalieri arturiani ad Attila, pare che concentrasse in sè un potere tale da renderla invincibile. Come l'Arca, come il Graal, come la lancia del Centurione che trafisse il corpo immortale di Kristo, nato per via angelica, si presume imperituro.

Quando si ripiega dal campo, magari tentando improbabili giustificazioni, e si lascia spazio all'avversario ? Quando la fede nella Potenza divina, con e per la quale ci si batte, ha raggiunto i livelli minimi, se non ancora nulli.

L'ammonimento del Canto V, 73-85.



Si può scrivere per vanità, per brama di gloria, per necessità di carriera universitaria, publish or perish, per noia. Raramente per guadagno, vista l'esiguità delle cifre in gioco. Mai assolutamente, in età moderna, qualcuno più si azzarda a dire che scrive perchè medium, cioè mezzo ispirato da una forza superiore che lo trascende.

L' io dell'autore si prende tutto il campo dell'ingegno, pachiderma narcisistico e obesità onnivora.

Non è di certo il caso delle poche parole che mi piace porre al centro dell'attenzione. Dante Alighieri, ancora una volta. Massacrato dalla scuola, dell'obbligo in primis, ma neppure gli altri ordini, universitario compreso, si sottraggono allo scempio. Lui può tranquillamente ammettere "Così Beatrice a me com’ïo scrivo", una voce femminea mi spira dentro, riferisco solamente.


Nel tempo oscuro che viviamo, dove una crisi totale si sta abbattendo sull'Occidente, dove i rimedi, qualora si possano concepire, sono talmente radicali e di una porta straordinaria da farli sembrare irraggiungibili. E, in una prospettiva senza rimedi, la prima vittima a cadere è la speranza.

Cade la speranza quando questa crisi ci dice che le sovranità nazionali valgono meno di fuscelli nella tempesta, "come penna ad ogne vento", quando l'ingarbugliamento della matassa è tale da farci temere delle nostre capacità di resistervi.
Dow Jones, nasdaq, agenzie di ratings, spread, futures, debito sovrano. Così suonano le armate dei nuovi barbari, distruttori dell'Antico Ordine, custode della preziosa Parola e Legge. Banche e Borse, FMI e BCE, macabri pifferai di una folle corsa vereso il Nulla. E paion tutti pronti a suggerire rimedi. Chi propone, 'finalmente', una finanza etica, ossimoro risibile, in realtà il lavoro è e resterà ancora a lungo negletto e odiato peggio di Madonna Povertà, in ispecie per noi latini, traditori dello spirito corporativo.
Qualcun altro propone invece di aver sangue celtico-padano e riscopre, all'ultimo momento, i valori seri del lavorare con piacere, riflesso dell'attività creatrice, dell'onestà, della dignità, per contro al mercimonio imperante, corruttore, degradante, in ogni ambito della vita moderna. Crede di vedere nello straniero, in generale, il pericolo. Avranno difetti, come tutti, anche gravi, ma avete mai visto un rom a Wall Street? La "mala cupidigia", quasi un grado ulteriore verso l'abisso rispetto ad una cupidigia ancora tollerabile, ispira ogni gesto ed ogni pensiero. Chi ancora propone di chiudere gli occhi come fanno i bambini per cancellare i mostri. Ritrarre la testa, come fa la tartaruga, dentro il carapace e aspettare...aspettare. Prima o poi, la boriana dovrà pur placarsi. Dopo conteremo i danni, le morti.
Li ascoltiamo i nostri politici, i capi di governo, i parlamentari, i segretari e i capi sindacali? Gli 'intellettuali', senza più 'intelletto'? Tutti impauriti, non meno del gregge, annaspano come "pecore matte". Mentono. Non ci si può autoingannare. Sanno benissimo, cinicamente, di non aver idea di come contrastare la crisi, come uscirne. O meglio, forse qualcuno ce l'avrebbe anche, ma una folle paura fottuta della povertà, della punizione corporale, del carcere, della fame, dell'isolamento, gliela fa pure passare. E' l'inaudito. L'indicibile. Meglio pensare che non esistano o che non abbian nome. Anonimi speculatori, finanzieri senza scrupoli. Ombre imprendibili? Ma no.



Kristo li caccia dal Tempio, come si suole chiamare. Ma Tempio è anche quello pagano. Precisamente s'avrebbe a chiamare Sinagoga. Li caccia, non li invita fuori. Non dialoga. Non avanza proposte, disegni di legge o commissioni in Parlamento. Va giù per le vie di fatto, senza ecumeniche ammucchiate. Mensas
subvertit, cioè buttava letteralmente per aria il loro banco (la Banca), brandendo lo staffile, flagellum, contro il loro malaffare nessuna remora pacifista. Perfino contro gli animali in vendita.
Dante ne addita le regioni e i borghi in cui più si annidano i vampiri, gli usurai: "Del sangue nostro Caorsini e Guaschi s’apparecchian di bere". Tutti sapevano cosa si facesse e chi operava a Caors. Noi non sappiamo chi opera a Wall Street? Nessuna legge liberticida ancora impediva la parola. Il prestito ad interesse era nitidamente percepito come una pratica anticristiana da combattere. Naturale ricorrere a una legittima difesa "del sangue nostro". Il valore del sangue qui consiste nel valore del lavoro, della fatica produttrice che viene profusa a fronte di una speculazione menateria. Moneta sacra in cambio di moneta profana. Da qui il nome di "sangue", e del suo culto.

Questo "sangue nostro" è inteso da Dante come distinto da un altro sangue. Quello giudeo. Lo afferma a chiare lettere quel "'l Giudeo di voi tra voi", così poco politically correct. Se fosse vissuto oggi, Dante verrebbe perseguito per legge. Istigazione all'odio razziale, alias antisemitismo, o semplicemente della 'discriminazione'. Alla modernità confusiva, illuminata e democratica, il termine discriminazione suona affatto negativo. Al contrario e da sempre, mettere in atto discrimini equivaleva e distinguere, analizzare, puntualizzare, financo discernere. Il discernimento è l'attività del ventilabro, del cribbio, discrimina il torto dalla ragione. Uno strumento indispensabile. Il grano viene separato dalla pula. Quindi significa operare, a ragion veduta, tramite una facoltà di giudizio e di conoscenza.

Ma quel "di voi tra voi" torna a ridicolo dei cristiani, per essersi ridotti a comportarsi come una "pecora matta", non più come "uomini". L'esortazione a restare "umani" si associa alla possibilità di nutrire speranza. A non lasciarsi snaturare dal pervertimento modernista e totale della Legge. Dal suo abbandono, per seguire ingenuamente tutto ciò che gli viene proposto ("
non crediate ch'ogne acqua vi lavi") come moda culturale del momento, anche se presentata come scienza umana, profana o moderna, "com'agnel che lascia il latte della sua madre".

Il fatto che spesso ricorra, qui e altrove nel testo, la metafora del pastore, del gregge, del pascolo, della guida,dei tratturi montuosi, ripresa anche da un nobile "pastor di Roma" nella sua enciclica "pascendi Domini gregis" (sul cui viso gli attuali “pastori di Roma” sputano) non sembra solo retaggio di un'economia feudale, pronta a vagheggiamenti bucolici ed a gesta ardimentose di cavalieri integerrimi. Potrebbe semplicemente far riferimento a quell' economia sostanziale priva dell'interferenza velenosa e corrosiva del denaro - idolo per le masse, equivalente universale, a detta di Marx, di ogni prodotto - divenuto supermerce che prescinde dal lavoro, strumento di iniquità, che i moderni, distorcendone il significato, chiamano 'economia etica' o anche 'green economy', riponendovi, più o meno in buona fede, illusorie speranze ad uso del gregge.





Paradiso, Canto V, 73-85

.........
Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:
non siate come penna ad ogne vento,
e non crediate ch'ogne acqua vi lavi. 75

Avete il novo e ’l vecchio Testamento,
e ’l pastor de la Chiesa che vi guida;
questo vi basti a vostro salvamento. 78

Se mala cupidigia altro vi grida,
uomini siate, e non pecore matte,
sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! 81

Non fate com’agnel che lascia il latte
de la sua madre, e semplice e lascivo
seco medesmo a suo piacer combatte!". 84

Così Beatrice a me com’ïo scrivo;

.........




sabato 30 luglio 2011

Lavori in corso.



L'estate in montagna è stagione breve, perchè troppi lavori si concentrano in questo periodo, e il tempo a disposizione, ahimè, ci apprare sempre poco.

Quest'anno parecchi temporali non ci hanno dato tregua sicchè i lavori, in cui ci siamo imbarcati a giugno, non sono ancora terminati, ma, grazie al cielo, sono a buon punto.
Stiamo infatti rifacendo il tetto. Era un lavoro da fare. Era ricoperto di lamiere. A breve avremo un tetto 'normale'. Ci aiuterà a sentirci meno precari. Relativamente, si intende.




Queste immagini ci sembrano eloquenti dello scombussolamtento delle abitudini e dei ritmi su cui ci eravamo accomodati. Una squadra di tre o a volte quattro muratori, sempre presente, imperversa. La casa sembra diventata un cantiere. Rumori e tranquillità, per ora, solo un ricordo!
Immancabile un paio di temporali estivi, con relativa grandine. Con abbondanti infiltrazioni d'acqua in casa, persino in camera da letto. Avevami secchi e catini un po' ovunque in casa.



Anche il taglio dell'erba e la fienagione è in ritardo. Va dosato, in quei pochi giorni di sole. Questa sudditanza al tempo, in un tempo spudoratamente democratico - che vuol dire anche demagogico - il riconoscimento della sovranità a questo elemento che del 'sommo fattore' ci porta 'alta significazione', il necessario tributo di imperio cui non resta che assoggettarsi, non può che essere salutare, e portare buoni frutti.