venerdì 11 febbraio 2011

"Ombre Rosse" e l'ombra di Sion.





Dedicato ad Indio,
alla purezza dei suoi sentimenti per quelle genti.




Siamo ai primi dell'Ottocento nel New England, quando quelle terre che sarebbero destinate ad ospitare la più grande potenza mondiale nel XX sec. erano ancora imponenti e vaste estensioni ricche di genti amanti delle loro tradizioni immersi in maestosi scenari e manifestazioni naturali, viveva un certo Solomon Spalding. Pastore presbiteriano che abbandonò il suo ministero per darsi al commercio.
Fallì come commerciante, ma l'insuccesso lo spinse, per risollevare le sue finanze, a scrivere un libro in stile biblico, dal titolo Il manoscritto ritrovato. Ma i suoi propositi si rivelarono ancora una volta sfortunati, giacchè non riuscì a trovare un editore e morì prima che il libro vedesse la luce.
L'argomento del libro riguardava "la storia degli Indiani del Nord America", in esso venivano, per quando curioso oggi ci possa apparire la cosa, "descritti come i discendenti del Patriarca Giuseppe, era un lungo racconto delle loro guerre e delle loro supposte migrazioni, dall'epoca di Sedecia, re dei Giudei, fino al V secolo dell'èra cristiana". Opera di vari cronisti che si erano succeduti, l'ultimo dei quali pensò infine di nascondere il tutto in un ripostiglio sotto terra. E da qui il titolo di questa opera storico-romanzesca che collegava i popoli Nativi nordamericani al mondo ebraico.
Ci richiama alla mente la celebre finzione letteraria manzioniana del manoscritto ritrovato di Fermo e Lucia. Anche Cervantes fa ricorso al ritrovamento, e successiva traduzione, di un misterioso manoscritto di un cronista; manoscritto redatto in lingua araba in cui vengono narrate le vicende del Cavaliere Don Chisciotte.
Artificio a metà strada tra il vezzo letterario e un inconsapevole desiderio di dar prestigio e lustro alla narrazione retrodatandola e 'poggiandola' su una base 'storica', quantunque improbabile, l'espediente è sempre rimasto nell'ambito letterario e colto, dando luogo a 'riprese' del tipo culturali, filosofiche, pittoriche, e più di recente, filmiche. Oseremmo dire senza rilevanti conseguenze sul piano pratico. Questo non fu il caso del nostro Salomon Spalding e degli Indiani nordamericani. La trovata letteraria da ingegnosa invenzione di gusto, se riportata sul piano pratico con conseguenze tali da influire potentemente sul corso della storia occidentale, allora si trasforma in un falso clamoroso e rende la vicenda degna di essere narrata.
"...E' lecito chiedersi - scrive René Guénon, da cui abbiamo preso quanto viene qui esposto (Il Demiurgo e altri saggi, Adelphi 2007, pag. 220) - se l'idea gli venne [a Spalding] spontaneamente o gli fu suggerita da qualcun altro, perchè egli non fu certo il solo ad indagare su che cosa fosse accaduto alle dieci tribù disperse di Israele e a cercare di risolvere il problema a modo suo".
Prima di Spalding vi erano giunti, agli inizi del '600, i famosi Padri Pellegrini, ed altri gruppi di pseudo-religiosi, congregazionisti, puritani ed altri ancora, un disordinato arcipelago di gruppi creatisi nell'Europa d'Oltralpe in seguito alla cosiddetta "Riforma" nel già pur variegato mondo 'protestante' europeo, che, non pago del caos introdotto con la insuperata e drammatica rottura dell'unità della cristianità occidentale, tanto faticosamente costruita, 'protestavano' - è il caso di dire - anche contro come si stavano mettendo le cose all'interno delle chiese protestanti nazionali.
"Quando lo spirito religioso cominciò a declinare in Inghilterra, come nella tiepida Laodicea, e, invece che purificarsi completamente dal papismo, si accondiscese ulteriormente ad esso, non solo con cerimonie vane ed idolatre, ma anche profanando il Sabato..." Curioso che sedicenti cristiani avanzino rivendicazioni che ci si aspetterebbe più da israeliti. "... Cristo crea una Nuova Inghilterra per radunarvi le sue prime forze" (E. Johnson, Wonder-working Providence of Sion's Saviaour in New England, Londra 1654;). Scrive anche Cotton Mather, un altro leader colonico pseudo-religioso, in Magnalia Christi Americana del 1702 "...la Sua Divina Provvidenza si è irraggiata su un deserto indiano". Un "deserto" che desertico non era affatto.


Questi 'Protestanti dei Protestanti', di secondo grado dunque, si ponevano come l'ondata razionalistica ed individualistica più avanzata della nuova cultura occidentale europea sorta dalle macerie del Medioevo. La punta di diamante dell'eversione anti-tradizionale: in verità il conflitto di equilibrio, apparentemente teologico, tra Vecchio e Nuovo Testamento altro non pareva che un utile strumento, utile alle manovre politiche di separazione, desiderosi com'erano di staccarsi dall' Inghilterra per mettersi a commerciare in proprio. Il Nuovo Continente sembrava offrire ottime potenzialità. E quindi sia le 'Nuove Inghilterre' (New England. poi diventerà uno stato) e 'Nuovi Israeli' spuntavano come funghi, mentre l'Europa, senza neppure accorgersene, andava irrimediabilmente perdendo la sua centralità in Occidente e infine addirittura, e le vicende storiche lo hanno confermato - il Novecento come il Secolo Americano - si sarebbe rivoltato contro.
Quindi, lungi dall'essere frutto di fanatismo religioso, come spesso accade o si preferisce spiegare, altro non era che la maschera del sorgente sistema affaristico e spregiudicato, spregiudicato al massimo, per i tempi, tanto da non farsi scrupolo alcuno per le genti che originariamente popolavano il Continente. Un etnocidio dimenticato. La ricorrenza del Thanksgiving Day esprimeva, evidentemente a senso unico, il destino comune e amaro sia per gli "indiani" che per l'Europa. Gli argomenti sono, di fatto, riconducibili a basse questioni commerciali, avidità materiali ben celate dietro un linguaggio di critica teologica, ma risulta evidente a tutti quanto la vera Metafisica, per sua stessa definizione, sia lo sforzo autentico di andare oltre il piano mondano. Come dimenticare il monito del Maestro, "Il mio Regno non è di questo mondo"?

"Nel 1825 un israelita di origine portoghese, Mordecai Manuel Noah, ex Console degli Stati Uniti a Tunisi, acquistò un'isola chiamata Grand Island, situata sul fiume Niagara, e lanciò un programma che esortava tutti i suoi correligionari a stabilirsi su quell'isola, alla quale diede il nome di Ararat". Noah (Noè) diede prova di poca perspicacia, sia nella scelta del nome dato all'isola, Ararat è il nome biblico del monte su cui si depositò l'Arca dopo il Diluvio, sia con l'idea piuttosto balzana e contraria allo spirito dell' 'ebreo errante', di andare a stabilirsi su un'isola, ad 'isolarsi'. Ed infatti, il progetto nel suo complesso fallì. Ma è interessante rilevare che furono invitati a partecipare al progetto anche i capi Indiani, in qualità di discendenti delle tribù disperse di Israele, anch'essi dovevano trovare rifudio nel nuovo Ararat.
Non si è a conoscenza del fatto che Noah e Spalding si conoscessero. Ma, sta di fatto, che l'episodio narrato si colloca solo cinque anni dopo la fondazione del Mormonismo.
Il Manoscritto di Spalding si concludeva con l'opera dell'ultimo presunto cronista della Diaspora indiana, un certo Mormon.
Joseph Smith, un individuo mezzo visionario e mezzo truffaldino, nonchè fondatore del Mormonismo, ne entrò in possesso tramite S. Rigdon dodici anni dopo la morte di Spalding. Si ipotizza che fosse stato trafugato da una stamperia. Fatto sta che le persone più vicine a Spalding, la vedova, il fratello ed un collaboratore videro nel Libro di Mormon una specie di plagio palese del Manoscritto. La versione ufficiale differisce, ovviamente. Si parla di guide angeliche, di tavolette d'oro, di scritte in caratteri geroglifici e addirittura del ritrovamento delle pietre luminescenti che erano portate sul petto dal Gran Sacerdote di Israele, che naturalmente avrebbero donato a Smith le doti profetiche che gli servivano in quanto nuova guida carismatica.
Spalding morì prima di sapere che il suo Manoscritto avrebbe avuto la straordinaria fortuna, poteva solo essere sperata dal suo autore, ma del tutto imprevedibile al momento, al punto da venir considerata un sorta di rivelazione divina.
Tra i due momenti dello sviluppo del Protestantesimo radicale, quello del '600 e quello dell' '800, entrambi affollati di sedicenti "ispirati", due considerazioni riguardanti aspetti storici. La prima fu la Rivoluzione americana e l'affermarsi storico della separazione dall'Inghilterra, durante la quale gli Indiani iniziarono a subire lo sterminio su scala continentale. Si pensi che a solo cinquant'anni dallo sbarco dei Padri Pellegrini già non esisteva più un solo indiano di quelli che li avevano accolti, sfamati, e insegnato loro a vivere nella loro terra, vista come 'Terra Promessa' da quei 'religiosi'. La seconda, la Guerra Civile e l'affermarsi dei 'principi' di modernità, universalità dei diritti umani e la sperimantazione dei meccanismi giuridici della democrazia, che ancora oggi sono scimmiottati 0 imposti in tutto il resto del mondo. In questa fase, le genti indiane avrebbero potuto fornire un diritto speciale di primogenitura sul continente - genealogica, questa volta, e non più grazie a discutibili 'scoperte' geografiche - vista la loro (ipotetica) discendenza ebraica dopo la Diaspora e la distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera delle Legioni Romane.


Questo, al di là dei fuorvianti lasciti teologici delle varie sette dei "Protestanti dei Protestanti", mormoni compresi, significava che almeno l'esistenza falsata di una memoria romantica e artefatta degli indiani e della loro civiltà doveva essere tenuta in vita. Cosa cui provvidero tanto le neonate etnologie e antropologie culturali e sociali, quanto le tendenze New Age, ma anche puntualmente Hollywood. Fatto non ovvio, ovvio lo divenne, visto che per una miriade di popolazioni indigene sparse per il mondo intero (ironia della sorte, veniva chiamato Commonwealth, ricchezza comune!) si spensero nel silenzio di una ribalta cinematografica paragonabile.
Concludiamo segnalando una coincidenza singolare.
Noah, quello della "Nuova Ararat" sul fiume Niagara, una ventina d'anni dopo quei fatti, scrisse un libro nel quale auspicava il ristabilimento della nazione ebraica in Palestina, e benchè il suo nome sia oggi dimenticato, lo si deve considerare il vero promotore del sionismo.
Allora si parlava di un ipotetico "deserto indiano" (non ne valeva forse la pena, visto la 'grandezza' della civiltà che sarebbe ivi poi sorta?), in tempi più recenti si parlava di "un popolo senza terra e di una terra senza popolo"! Chi dimentica, diventa facile preda dei revivals!




1 commento:

  1. Interessante e colta dissertazione Franco, e grazie per la bella dedica...
    Esistono e sono esistite nel mondo tante terre promesse, che non erano (non sono) deserti. Dal mio punto di vista la religione fu funzionale alla conquista e all'assoggettamento degli indiani. Del resto lo stesso Weber studiò la relazione tra etica protestante e spirito del capitalismo, e l'"etica" in quel caso non prevedeva la possibilità di lasciare agli indiani almeno una parte dei loro territori ancestrali e la possibilità di seguire lo stile di vita e la religiosità tradizionali. Gli Indani vengono esaltati sullo schermo, vero, ma ancora oggi subiscono l'oppressione della liberaldemocratica America . Ad essere improgionati e perseguitati sono proprio gli indiani più combattivi e legati alla cultura tradizionale e contrari alla commercializzazione folkloristica della stessa. Vorrei riportare poi, a proposito di religione, il recente caso del Monte Grhaam, in Arizona.Era una montagna selvaggia sacra agli Apache (oltre che ricca di biodiversità) e si decise di costruirvi degli osservatori astronomici (con taglio di alberi e costruzione di strade). Il progetto fu finanziato dalla Specola Vaticana la quale, quando si levarono proteste da parte di indiani e associazioni stabilì con una prosa che ricordava proprio certi pastori protestanti del 1800, che le credenze indiane erano barbare superstizioni e che una loro commissione aveva stabilito che il Monte Grhaam non aveva nulla a che fare con la sacralità. Che miseria spirituale! Ed è un paradosso che sia uno come me che si qualifica come ateo, a dover spendere parole in difesa di una spiritualità violata proprio dal Vaticano! Ma forse la natura parla al cuore più di ogni altra convinzione o filosofia, ed ecco che può capire forse l'intima elevazione interiore che comportavano le Black Hills o la preghiera al grande spirito più un non credente che un prete "prestato" alla scienza... E' quel "senso del sacro" smarrito dalla modernità e che forse va recuperato al di là della preminenza di questa o quella religione. Un caro saluto.

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