sabato 30 novembre 2013

Weimar chiama Roma: immoralità, il nuovo che avanza.

Nel 1931, più del 60 % dei film tedeschi erano prodotti da ebrei e l' 82% delle sceneggiature erano scritte da autore ebrei, nonostante gli ebrei fossero meno dell' 1% della popolazione tedesca (0.90%).

L'intera vita era ridotta ad un comune denominatore di lussuria e del suo soddisfacimento. Castità e autodisciplina venivano schernite come pregiudizi d'altri tempi.

Lo storico inglese Sir Arthur Bryant descrive folle di prostitute bambine fuori dalle porte dei grandi hotel e ristoranti di Berlino.



Arrivando a Berlino negli anni della crisi iperinflazionistica (1923), Klaus Mann — figlio del grande romanziere Thomas Mann — ricordava en passant un gruppo di dominatrici:
Alcune di loro assomigliavano a feroci Amazzoni, sfoggiavano alti stivali di pelle verde luccicante. Una di loro brandiva una canna flessibile e mi guardava in modo lascivo appena passatole accanto. "Buona sera, Madam", dissi. Lei mi sussurrò all'orecchio: "Vuoi essere il mio schiavo? Costa solo sei miliardi di marchi e una sigaretta."
Georg Grosz, Before Sunrise. Prostitutes and their clients in the red-light district… this is how they actually dressed and paraded themselves in the garish, lamp-lit streets.
                                                                                                                                          
                                          
Un gruppo di quattordicenni ragazze russe, in fuga dal terrore rosso della macelleria comunista di Stalin, si industriava a mettere in piedi un'attività lucrativa per vivere a Berlino come dominatrici. Le giovani ragazze erano liberamente disponibili per sesso non solo in bordelli riservati a minori e in farmacie, ma anche richieste per telefono e consegnate ai clienti via taxi, come il cibo da asporto. Particolarmente bizzarre erano le coppie madre-figlia che insieme mettevano a disposizione dei clienti la loro arte.

"Bar, parchi di divertimento,bettole spuntavano come funghi. Lungo l'intera Kurfuerstendamm, uomini incipriati e con rossetto passeggiavano, e non tutti erano professionisti. Qualsiasi  ragazzo liceale voleva guadagnarsi del denaro. In oscuri locali dotati di stanzini con letti, si potevano vedere funzionari e uomini del mondo della finanza corteggiare teneramente marinai ubriachi, senza il minimo senso di vergogna. Neppure la Roma degli Svetonii  aveva visto simili orge come quelle pervertite in certe zone di Berlino, dove centinaia di uomini abbigliati da donne e centinaia di donne in guisa di uomini danzavano sotto gli occhi benevolenti della polizia. Nel collasso di tutti i valori, un genere di follia s impossessava di tutti. Giovani ragazze orgogliosamente si vantavano della loro perversione; essere sedicenni e ancora sotto sospetto di verginità sarebbe stata intesa come una disgrazia." 
Parole di Stephan Zweig, scrittore ebreo dell'epoca, appassionato di "sovversione dei sensi", addentro ai meandri dell'omosessualità, della sessuologia e al dilagante volto scientifico della distruzione di moralità e del pudore dopo le scaturigini dell'inconscio affiorati nello studio di Sigmund Freud, suo correligionario.


Luigi Barzini, nel suo  "Gli europei", descrive i saturnalia degli squallidi e intriganti bordelli di sesso pazzo della Berlino degli anni '20: 
"Ho visto magnaccia offrire cose di ogni genere a chiunque: giovani ragazzi, giovani ragazze, giovanotti robusti, donne libidinose, animali. All'apice del parossismo dell'eccitazione, del più voluttuoso brivido del troncare al collo un'anatra maschio, era permesso godere della sodomia, del bestialismo, dell'omosessualità, necrofilia e sadismo, tutt'insieme. E pure della gastronomia, nel senso che poi l'anatra si poteva pure mangiare."

Malinconicamente, ma con qualche timido ardimento nostalgico, Klaus Mann ebbe a commentare: "Eravamo tenuti per aver un esercito di prim'ordine. Ora abbiamo perversioni di prim'ordine!"


Se trovaste delle similitudini o riferimenti con le depravazioni morali o personaggi reali da Basso Impero o da Roma del giorno d'oggi, ebbene esse sono puramente volute.

Permettetemi ci concludere con una fulminante citazione di Romano Amerio, dal suo Iota Unum. Un baleno rischiarante nel pensiero offuscato dal mutiloquio babelico, che spiega molto di questo percorso nel fondo dell'abisso, andato accelerando dal libertinismo dei cosiddetti Lumi del Settecento al caos moderno da far invidia alle bibliche Sodoma e Gomorra, la demo-pornocrazia di massa dedita alle schiavitù tramite monitors. Tacitino i censori dell'anticensura, gli antiomofobi e i militanti del femminicidio, i facitori della psicopolizia del controllo globale: "Il pudore è un fenomeno che tocca la base metafisica dell'uomo." (§ 97).

Allora s'impone ulteriore la domanda: Chi ci vuole sottomessi alla somatolatria?







Rif.:
http://www.controversyofzion.info/deutschland_und_die_judenfrage.htm
http://www.darkmoon.me/2013/the-sexual-decadence-of-weimar-germany-by-lasha-darkmoon/

lunedì 25 novembre 2013

Immobile

Tutto appare immobile. Come ogni anno è arrivata la neve, copiosa e inaspettata ha ricoperto ogni cosa. E' come la consegna del compito in classe, quel che fatto è fatto, non importa se hai finito o no, il tempo è scaduto e ormai si ricomincia il prossimo anno. Il silenzio mi avvolge, il vento taglia la pelle della mia faccia e mentre osservo le stelle accendersi in cielo, una dopo l'altra, il termometro scende sotto zero.
Forse è tempo di bilanci, forse i trenta si avvicinano e penso a quante cose sono cambiate e quante no.
Quando ero piccolo sognavo di poter avere un lavoro che mi permettesse di poter vivere qui, si proprio qui dove la crisi era iniziata ben prima del 2008.

Se mi guardo alle spalle sono riuscito a conquistare il mio sogno, oggi grazie ai miei sforzi, alla mia determinazione,posso accendere il computer e lavorare dove voglio, mi sono slegato da muri, uffici, certezze e all'insegna dell'incertezza ho realizzato quello che sognavo.
Eppure non sono felice. Perché?
Perché il mio sogno è in Italia. Un paese dove i sogni non possono che infrangersi. Io quel che potevo fare l'ho pensato e l'ho fatto, ma per colpa di una massa di ladri e strozzini, il mio sogno è un'amara utopia realizzata.
Ora che ci sono, ora che potrei, ho solo voglia di andare via. Andare via da questo mondo in cui non c'è posto per gli onesti, i precisi, i puntuali.
La parola data conta eccome. Conta come i nostri stipendi, i nostri guadagni. Nulla.
Sono stufo di aspettare i "prego" dopo il mio grazie e di pregare perché arrivi un "grazie".
Posso pensare di vivere in un paese dove i soldi dei terremotati vanno alle fondazioni bancarie? Un Paese in cui i miei figli non avranno più scuole, ma forse io dei figli non potrò mai averli, o forse si e li manderò a chiedere l'elemosina. Gli insegnerò a rubare, a farsi arrestare, per poi avere la certezza di un programma di reinserimento che gli procuri un lavoro.
Questo non è il mio mondo, fatto di arroganza e di soprusi, di ingiustizie e di disumanità.

Evviva le bestie.

30 anni passati a provare a cambiare le cose, forse ce la potrei fare ma l'inerzia è troppa, a questa velocità, ai primi barlumi di speranza, sarò già morto.

Un caro amico mi ha detto di prendere esempio dall'ingegner Vichi, patron di Mivar.
"Una vecchia quercia", spende un milione di euro all'anno per mantenere in vita la sua azienda e non farla crollare sotto i colpi di questa crisi. Sostiene sia giusto ridare ciò che ha avuto in altri tempi.

A lui va la stima più profonda, ma noi trentenni che cosa abbiamo da restituire, lui ha ricevuto l'acqua e il sole necessari per diventare una grande quercia, ma noi in questo sottobosco buio non abbiamo nulla da restituire e a stare qui mi sa tanto... che si rischi di morire come fili d'erba che si erigono moralmente a vecchie querce.

Vorrei dare tanto e a tutti, ma tra poco avrò finito tutto quello che avevo da spartire e se non si cambia sarò sempre e solo un filo d'erba seccato in questa buia palude.

Forse a guardar bene l'unica cosa immobile è il mio Paese, la mia Patria per cui dieci anni fa sarei stato anche disposto a sacrificare il bene supremo.

Sotto la neve in fondo qualcosa si muove, qui no.

giovedì 21 novembre 2013

La prima neve.

Amo il bosco che mi ha fornito la legna con cui mi scaldo...Amo la neve che mi fornisce il freddo, il silenzio, l'isolamento, la meditazione, mi restituisce l'essenzialità nascosta tra i seni solitari delle montagne e la vuota vanità di cui il volgo si pasce, e torna misero all'ovile ben satollo di vento.

Nel manto bianco mi riscaldo il cuore e lo sogno soffice e di gran spessore, mi protegge come l'abbraccio stretto di mia madre.
La neve distrugge il tempo nel mio cuore di bambino. Gli animali sono dentro casa, stanotte lo spettro del gelo si aggirerà come tormenta intorno a noi. Ma lassù tra i monti, in mezzo ai boschi, una lucina rimarrà accesa nella buia notte. 
Le mie capre, lontane ormai - la crudele età mi ha suggerito di separarmene - sento il loro ventre come quando erano ancora mie, vicine al mio cuore, nella stalla. Dentro, caldo e umido, un grande miracolo della vita si rinnova, lievita. Sento i loro odori, il loro sguardi, la loro maternità che mi coinvolgeva. Mi eleggeva a loro complice. La rudezza del becco, ormai placata, si trasmuta in  quella sua folta e superba barba nera. Ed ai miei occhi sale il pianto commosso. Abbraccio, nel sogno, tutti i Fratelli nel Pellegrinaggio che nella vita non ho.
Puntuale è giunta la neve, era attesa come un'antica amica di sui si attende la visita. Disseta le radici degli alberi, dei pini, abeti e larici che passano da noi il loro primo inverno. Chissà se nei loro cuori trepida la promessa della primavera? La vitale attesa radiosa di crescita che il bitume urbano soffoca nei petti avvizziti, nei termitai e nelle periferie mute e tristi.




lunedì 4 novembre 2013

Una caraffa speciale!

Un grazie al'amico Gigi, per il dono che mi ha commosso, di una caraffa, una semplice caraffa di ceramica!

Evoca dentro di me grandi cose, grandi speranze!

L'artista  o l'artigiano, che dir si voglia, non è un genere speciale di uomo, ma ogni uomo è un genere speciale di artigiano o di artista.

Il lavoro industriale è un insulto, senza rimedio che non sia la sua eliminazione, all'essere umano.





Rif.:
http://www.biellastore.it/chi_siamo_6.html




Rito autunnale (fine anno).

Le castagne, l'autunno, il fuoco, la buia sera, le faville salgono al cielo oscuro, si rinnova un antico rito montanaro, dove la vita autentica ha presevato la sua magia primigenia, autarchica, autosostentamento, produzione e consumo, contro i trafficanti di denaro...

L'antica Madre Nera ci osserva nei gesti che ci ha insegnato. Ci avvolge nel Suo manto. Il fuoco deve cuocere ma non bruciare. Le faville si portano più in alto possibile, il loro calore terreno eleva e sublima l'oscurità terrena, per poi spegnersi nel'aere freddo dell'inverno incipiente.

Attimi irripetibili e unici, consegnati al segreto della vita. Il Risveglio è già in gestazione, nel protetto Suo ventre, la vittoria sui nemici una sicura promessa, una speranza che è vita nuova.


Il sacro e il profano danzano insieme, abbracciati.








domenica 27 ottobre 2013

Guarigioni.

Con il termine montagnaterapia si intende definire un originale approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e/o socio-educativo, finalizzato alla prevenzione, alla cura ed alla riabilitazione degli individui portatori di differenti problematiche, patologie o disabilità; esso é progettato per svolgersi, attraverso il lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell’ambiente culturale, naturale e artificiale della montagna.
Le attività di Montagnaterapia vengono progettate ed attuate prevalentemente nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, o in contesti socio-sanitari accreditati, con la fondamentale collaborazione del Club Alpino Italiano (che ne riconosce ufficialmente le finalità e l’Organizzazione Nazionale), e di altri Enti o Associazioni (accreditate) del settore.


Ma se fa bene alle persone fragili chissà che bene potrebbe fare a quelle 'sane'! Se fai l'artigiano, come ad un panda, ti portano le scolaresche a vederti, e fanno loro pasticciare qualcosa, anche di terapeutico, che vagamente gli assomigli, e vagamente assapori, dileggi e parassiti la bellezza originaria . Se vai a vivere in montagna vengono i turisti a guardarti per un giorno con occhi compassionevoli. Se fai il pastore in montagna, puoi elargire i privilegio di puzzare di stalla in modo sublime e inenarrabile, per un giorno... un giorno che ti vendono come ritorno all'autenticità.


Per un giorno puoi sentirti uno Sioux dele praterie o un cacciatori di bisonti, puoi vivere nell'outback australiano a inseguir canguri, abbrustolire jeki sul fuoco, e correre nel bush con in mano un boomerang e con le chiappe bianche dalla forma della sedia dell'ufficio... 

Vai, vai, bimbo, divergi e divertiti.

Comunque sappi, le tue radici sono lì, pronte e rigermogliare. Sono sempre disponibili a rivivere, a risvegliarsi alla vera vita. Tutto può ridiventare autentico, tanto le imprecazioni, e ne avrai di motivi per imprecare, quanto le gioie e ce ne saranno molte di ragoni per gioire. Devi solo cercare di essere tutt'uno con te stesso. Uno con le parte che se ne sono allontanate, al richiamo di chissà quale chimera, chissà quale seduzione.

Le tue radici sono lì che ti attendono, ma non per un giorno di 'politically correct', non come un prostitutorio incontro occasionale, ma come una Madre paziente che di buon grado sorride alle acerbe intemperanze del bambino sciocco che presferisce andar per conto suo, impreparato e supponente, piuttosto che attacarsi al buon seno caldo che lo nutre...
Non fate com'agnel che lascia il latte
      de la sua madre, e semplice e lascivo
  seco medesmo a suo piacer combatte!
Paradiso, V, 84.
Che, se non la Madre, capisce l'immaturo frutto dei suoi visceri ed è ancora pronta a rassicuralo, quel bambino spaventato dai suoi graffi, dalle sue offese, che gli paiono enormi, irreparabili,ma immemore che era tutt'Uno con la Madre, trema perchè pensa di essere solo. 

sabato 5 ottobre 2013

La mia mano sinistra.


Ogni sasso ha una storia. E non solo geologica. Anzi quella geologica è quella che meno mi sa rapire.
I sassi sono lavorati, e il lavoro li rende belli.
Il modo piu sempice di lavorarli è quello di giustapporli. A guisa di linee, cumuli, forme, o solo accostarle, combinarne i colori e conferire le forme suggerite dai colori stessi.



Il muro e la muraglia, e mio padre muratore. Mi sembrava un lavoro, il suo, eccessivamente tirato, perfezionista. La cazzuola correva veloce come in una danza a lisciare, aggiungere, togliere e poi attendere, la sabbia si rapprende, o si inumidisce di nuovo, come in un gioco in cui non si vuole mai smettere. Interminabile. Ma forse percepivo un suo amore che me lo rapiva.
E la sera a casa, a godersi la fatica, il dolceamaro della vita, mentre fuori è buio e, spesso, anche freddo.



Costruiva e riparava case, finestre, tetti, come capitava. Non ne ha mai posseduta una. Quanto felice lavoro avremmo potuto fare insieme, e continui  insegnamenti... Quante riparazioni legano insieme le pietre del cuore! Desiderio di costruire, ospitare, riparare, restaurare il vecchio con l'antico.
La fabbrica come una promessa. Grazie all'età e al servizio notturno volontario nella squadra antincendio, si era forse evitato l'Albania e la Grecia. Intendo la guerra.
La più bella eredità che mi ha lasciato è stato il gusto di sporcarmi le mani. Una specie di ponte, un gusto, a volte amaro a volte inestimabile, unico, di stare a metà, di essere sempre in mezzo, una devozione a Giano, tra il manuale e l'intellettuale; pagando sempre di tasca mia lo scotto di non essere mai a casa in nessuna delle due dimensioni e un poco in entrambe. Metaxù.
Mi ha lasciato il gusto per l'uso della mano sinistra, e con essa che dispongo anche io, a mia volta, i sassi, i chiodi e i legni. Io, sempre diverso dagli altri. Il maestro mi bacchettava letteralmente, mettendomi la penna davanti sul banco a mo' di esca tentatrice. Per vedere quale mano avrei mosso per prima. E la ragione doveva frenare l'istinto. La base di tutto.
Alla sera, per cena, avevo uno speciale cucchiaio, unico dei fratelli, con la parte concava a contenitore girata, quasi fosse una stampella ortopedica ad educarmi, a emendarmi nel 'vizio'. Quattro figli, anche se non tutti presenti contemporaneamente. Due maschi e due femmine. Due destrimani e due mancini. Anche questa simmetria  mi sembrava per nulla casuale e rendeva la tavola più bella, con una sua logica d'essere. 
Forse, se mi avessero concesso fin da bimbo di scrivere con la mano sinistra, come usano fare oggi seguendo le pedagogie antirepressive moderne, a volte penso che non avrei mai imparato a scrivere da destra a sinistra, a vedere le cose da un altro punto di vista. Non avrei appreso ad amare la solitudine, la poesia delle case abbandonate di montagna, a vedervi la vita che vi pulsava, a soffermarmi su ogni singola crepa, a guardare con sospetto i muri intonacati perchè così nascondono di cosa e come sono fatti in realtà. E sognare, tanto sognare, un magico ritorno della vita, degli uomini e delle donne, e delle bestie.
Soprattutto non avrei sentito quel forte desiderio, un sentimento di nostalgia, di pressante urgenza riparatrice, nel vedere quegli infissi bruciati dal sole e dal gelo. Un desiderio inesauribile di riportarli in vita, come mi accade sempre vedendo i muri a secco di case o terrapieni. Il mio pensiero va automatico alle mani che hanno sovrapposto quelle pietre. Provato e riprovato l'incastro delle forme. Un tempo che ritorna.
Un sentimento forte e greve da reggere come i sassi da sollevare, uno per uno. Nel mio eremo di Naulìt, i sassi erano i miei migliori e leali compagni. Mai mi avrebbero tradito. E quando, la mattina, sapone e asciugamano, mi recavo alla fonte limpida e fredda, mi sembrava di recarmi da un gigantesco papà del neolitico, da cui sgorgava non acqua, ma un canto argentino puro, modesto fino all'impudicizia di sfidare il tempo. Naulìt, un mosaico rustico come le gote di ciliegia marezzate di una sposa giovane al pascolo coi suoi armenti.



E risuona ancora nelle mie orecchie il canto di quel fontanile di montagna sperso nel silenzio dei monti e mi sembra di essere ancora là, dove vola il mio spirito, dove a lavarsi c'era da bagnarsi i piedi.
Ora cumuli di pietra, crollati nel disordine e nell'incuria. Travi pericolanti, balconcini lignei insicuri e traballanti, in realtà ancora ben solidi come querce incastonate nei muri. I sassi impolverati e antichi parlano alla mano che li accarezzi, senta la profonda umiltà della loro fatica e sapiente arte del giustapporsi, sceglierli, scheggiarli, incastrarli, combinarne le forme come nel gioco dell'eterno fanciullo.
Là, dove a metà strada la fatica del lavoro si unisce al piacere del lavoro, dove il mestiere si confonde con l'arte, l'arroganza del denaro vi è bandita e ogni opposizione si concilia nel silenzioso, antico mestiere del fare.

giovedì 3 ottobre 2013

Il Silenzio dell'Amante

La Terra si prepara a indossare di nuovo la sua veste più virginale, il manto di neve traforato da un delicato ricamo, gentile e calmo, silente. La montagna finamente sola dagli schiamazzi turistici, silenziosa, umida e calda, tiene nel suo grembo nero i semi che a primavera fioriranno, secondo l'antica promessa...
La Terra si prepara a indossare di nuovo la sua veste più virginale, il manto di neve traforato da un delicato ricamo, gentile e calmo, silente. La montagna finamente sola dagli schiamazzi turistici, silenziosa, umida e calda, tiene nel suo grembo nero i semi che a primavera fioriranno, secondo l'antica promessa...

sabato 31 agosto 2013

"Rosa camuna" o swastika?

Nell'Ahnenerbe facevano anche parte seri rappresentanti del mondo scientifico come Wolfgang Krause, principale esperto di 'runologia' o Franz Altheim e Erika Trautmann, che su commissione di  H. Himmler avevano tra l'altro svolto ricerche sulle iscrizioni  rupestri in Val Camonica.
 
Bibliografia essenziale:  F. Altheim, E. Trautmann "Nordische und italische Felsbildkunst", in "Die Welt als Geschichte" 1937; Id. "Keltische Felsbilder der Val Camonica" in "Mitteleilungen des Deutschen Archaeologischen Instituts", 1939; Id. "Grundsaetliches zur Runen- und Felsbildforschung", in "Germanien", 1939; Id. "Vom Ursprung der Runen", Frankfurt a.M., 1939; Id. "Kimbern und Runen. Untersuchungen zur Ursprungsfrage der Runen", Berlin 1942. 
Fin qui un po di storia, ora veniamo all'oggi. Confronti sulla qualità degli studi e dele ricerche sula simbologia runica-camonica sono lasciati alla riflessione del lettore.
Come è noto, la Regione Lombardia, entità burocratica di recente concezione, che della modernità mostra tutte le caratteristiche negative, nota anche come 'Formigonia', ha adottato come suo 'logo' la cosiddetta 'Rosa camuna'.
Perchè  una rosa e non un quadrifoglio o una farfalla?
 La rosa, forse più adatta ad un utiizzo simbolico in un altro contesto, ricordiamoci dell'uso esplicito ed esoterici viene fattadalla mistica e dalla poesia, un nome per tutti Dante Aighieri, ci pare  d'altroanto del tutto inappropriato a spiegare in termini convincenti e seri, e non floreali. 
La cosiddetta 'rosa camuna' sembra più affine a rientrare nel complesso simboico della 'croce'. I tempi assai remoti a cui risalgono queste incisioni dovrebbero suggerire una maggiore attenzione al linguaggio metafisico primigenio (non primitivo). La riflessione metafisica dei nostri antenati potrebbe aver avuto come riflessione i fondamenti stessi del procedere di una forma di intelletto molto più confidente e aduso a frequentare i concetti base della metafisica. 
Da qui adatto a spiegare una condizione 'statica' di atemporalita dell'immanifesto, anteriore nel tempo e nello spazio, dell'essere, come i greci avrebbero detto poi chiamato 'apeiron', ritratto nel potenziale momento del passaggio dell'essere in via-di divenire-ente. Descrivere quindi non un movimento, ma il movimento che è al contempo, causa e origene de movimento.
Dall'indistinto e immanifesto deriva il distinto e il manifesto. Una forza, una dinamica, un movimento viene come sua immagine impresso al cosmo, sicchè la croce che ne rappresenta lo spazio e il tempo, ben prima del tentativo cartesiano di imbrigliarne la potenzialità prendesse corpo nel corso della storia dell'Occidente.
Sotto l'impulso della velocità, della materia movimentata in senso rotante intorno al suo asse le quattro direzioni della croce si flettono in conseguenza, rilevando del verso rotatorio. Nascono cosi sulle braccia della croce del flessioni dinamiche, le quali benchè definisca un processo primordiale riesce ancora con evidente facilità a portare le tracce, a delineare quella che venne chiamata 'croce uncinata' o 'gammata'. o a braccia flesse, per così dire. 
Il verso della rotazione differenzia le due possibilità: destrogiro o levogiro. Rimando qui necessariamente, anche per brevità, alle riflessioni di Guénon esposte nel suo Simbolismo della Croce.
Una versione 'dinamica', a swastika, destrogiro, della cosiddetta improriamente 'Rosa camuna' compare tra le incisioni rupestri a testimonianza della parentela indo-ariana.
 


Non è privo di interesse notare la perfetta e razionale disposizione degli oggetti disposti nel sistema in rotazione, roppresentati dai punti. Tavolta denominate, alquanto misteriosamente, coppelle. 
Se ne contano nove, tutti occupanti posizioni simmetriche; di speciale rilievo, ovviamente, è l'elemento in posizione centrale, mediana e in diagonale comune ai restanti elementi disposti a quadrati, inscritti uno nell'altro. Di grande interesse principiale crediamo possa essere la considerazione che degli otto elementi - escludiamo quello centrale che, va da sè, occupa un significato meritevole di considerazioni particolari - siano quattro inscritti nella 'croce', e quattro nello spazio circostante esterno, ma perfettamente armonizzato nel movimento stesso, quasi a descrivere la condizione di integrazione, ad incastro perfetto, tra l' Essere e i Non-Essere, in altri termini i Tutto.


La singolarità dell'elemento centrale designa il punto in cui si incentra l'assialità di rotazione del Tutto e l'unico che ruota su se stesso. In termini principiali, potrebbe indicare la condizione statica all'interno del Tutto in movimento, nei termini aristotelici si potrebbe dire, un simbolo del 'motore immoto'. Egualmente gli si potrebbero al proposito rammentare i celebri versi danteschi,  come quel luogo "u’ ben s’impingua se non si vaneggia", dove o ci si nutre o ci si distrugge spirituamente.

Dunque, il micro e il macrocosmo che sono parte della danza del mondo visibile, a distanza variabile dal centro originario, la modernità ne è così distante che ne è dimentico, lo ha perso di vista, da qui il nome di età oscura, e al centro cui spetta il compito anamnestico,  il 'ricordo' dell'Asse, che di per sè è, in accordo coi principi metafisici tradizionali, ad un tempo, necessario e invisibile.


venerdì 23 agosto 2013

L'Illuminismo: l'equivoco fatale.


Maria Teresa fu considerata una tipica "sovrana illuminata" grazie alle numerose riforme che attuò nell'Impero Asburgico durante il suo regno, durato ben quaranta anni. Maria Teresa si basò sui principi del giurisdizionalismo. Divise i poteri finanziario e amministrativo da quello giudiziario, accentrò l'amministrazione statale in sei dipartimenti e conferì ad un Consiglio di Stato il ruolo di coordinamento. Promosse inoltre la redazione del catasto, che sarebbe stato imitato in molti altri paesi, col quale si potevano tassare anche le terre dei nobili.


Nel 1774 introdusse l'istruzione primaria obbligatoria, e finanziò le spese della pubblica istruzione con i beni requisiti alla Compagnia di Gesù, soppressa qualche tempo prima. Ad esempio l'Università di Pavia riacquistò l'antico splendore medievale. Diminuì i poteri del clero: la censura infatti passò nelle mani dello stato, l'Inquisizione venne gradualmente abolita, e fu vietato di prendere i voti monastici prima dei 24 anni.  Come i protestanti anabattisti rifiutavano il Sacramento con motivazione razionalistica: il neonato non può capire la grazia di essere Kristiano. Ma nemmeno gli adulti, del resto, lo capiscono...

Ancora oggi alcuni vecchi contadini che ho conosciuto ricordano con orgoglio, nostalgia e vanto, quel ricco Lombardo-Veneto, ricordano il loro obbligo scolastico, saper far di conto, e "parlar di Atene e Sparta", in ruvida e insidiosa polemica coi loro omologhi del resto dello Stivale.

L'imperatrice fece di Vienna una grande capitale culturale, e la corte era meta di intellettuali e artisti, fra i quali si ricordano i musicisti Haydn e Mozart, e i letterati Pietro Metastasio e Vittorio Alfieri.

Non si avvedeva, di quale serpe andava nutrendo in seno. Pensò che l'Illuminismo fosse la medicina, mentre invece veniva a rivelarsi come la malattia. O forse, come si erano sviluppate le cose, non aveva altra scelta. Per creti versi ricorda molto la trista sorte dei Papi moderni  e modernisti, senza scelta depongono la Tiara; senza scelta il sacerdozio si fa, alla moda protestante, popolare e democratico, benedice la perdita del potere temporale come una vittoria dello divina Provvidenza, come se realtà e sacro appartenessero a due mondi diversi e senza contatti.

Nonostante ciò, quando la vera Politica, il Cesare (o la Kaiserin , in questo caso), ama il suo popolo, così si esprime:

“ In avvenire nessun ebreo – tale è il nome con cui essi vengono chiamati- potrà abitare a Vienna senza un mio permesso scritto. Non conosco un peggiore flagello pubblico di questo popolo d’imbroglioni, che pratica l’usura, ed il traffico del danaro, che costringe la gente a mendicare, che svolge tutte quelle infami transazioni che un uomo onesto aborrisce. Essi, debbono essere tenuti lontani da qui, ed evitati il più possibile.”

Maria Theresa Imperatrice  Regnante d'Austria, 1777.

domenica 18 agosto 2013

LS


Ciao Prof.,
Tu firmavi così le tue email, LS, faceva parte di quella tua semplicità che ti caratterizzava in ogni gesto.
Nessuna arroganza, nessuna distanza sociale, a disposizione di tutti, ma a patto che si stesse alle tue regole, perché tu non potevi sempre, dovevi andare tra le tue vette e bisognava sfruttare al meglio il tempo che dedicavi, non ne avevi molto.
Avevamo appena fatto un bel lavoro insieme e poteva essere il primo di tanti, avevamo dei progetti e un amore comune, la montagna.
Hai sentito, al tuo funerale il prete ha fatto un bel discorso sulla nostra amata. Ha detto che era il tuo grande amore, che rende forti e che rappresenta la grandezza di Dio.
Si lo so, lo sapevi già ma è stato bello lo dicesse a tutti. Si perché nulla più di una vetta può rappresentarti.

Se penso alle cose che avevo da raccontarti, sai mentre tu eri dove ora forse sarai per sempre, io ero su un'altra montagna, ho sfidato la mia solita paura del vuoto per arrivare in alto, sempre più in alto e potertelo raccontare, tendevo a te e alla tua esperienza come un ramo di iperbole agli assi cartesiani, cercavo di avvicinarmi pur sapendo che mai ci saremmo trovati sullo stesso punto.
Amavi stupire, creare sgomento e vedere le reazioni.
Hai raccontato che quando eri più giovane ti sedevi in mezzo ai tuoi alunni prima della lezione fingendo di essere uno di loro e poi all'improvviso iniziavi a spiegare, ti rivelavi nella tua vera essenza.

Stavolta il colpo di scena è stato notevole e caro Luca, lasciatelo dire, non era il caso, le reazioni erano prevedibili.
Ironia della sorte, il tuo ultimo viaggio è partito da qui, dalla mia valle, da dove doveva partire il nostro lavoro e il nostro primo itinerario comune.
Sai anch'io sogno di partire da qui per il mio ultimo viaggio, ma potevi almeno salutarmi.
Invece silenzioso come sempre hai lasciato il tuo segno senza fare rumore.
Ti dedico questo post, su questo blog, perché qui si parla di tante cose, ma spesso si è parlato di montagna e di un mondo diverso, soprattutto con i miei cari amici Franco e Bea.

Buon Viaggio Luca e ti saluto con la promessa che se mai riuscirò a realizzare il mio sogno, tu sai bene di cosa parlo, chiunque leggerà: "Dedicato a Luca Savoja, per aver creduto in me e nel mio progetto mentre il mondo andava nel verso opposto"
Ciao.

sabato 10 agosto 2013

MTV New Order.

Facendo ricorso alle stesse tattiche utilizzate dagli attivisti per i diritti gay, i pedofili stanno cercando di ottenere uno status giuridico simile, sostenendo che il loro desiderio sessuale per i bambini è solo un naturale “orientamento sessuale”.











Se agli omosessuali piace andare a letto con un patner dello stesso sesso, perché dovrebbe essere così sbagliato che un settantenne vada a letto con una bambina di sette anni?

Gli interrogativi sono questi: “Se un tipo offrisse una caramella ad una bambina e questa acconsentisse a fare sesso, dove sarebbe il problema?” Non la sta forzando, o sbaglio? La bambina non dovrebbe avere il diritto di scegliere?

I critici dell’omosessualità hanno a lungo sostenuto la tesi che, una volta normalizzata l’omosessualità come semplice “stile di vita o orientamento sessuale alternativo”, nulla sarebbe più stato off limits. Gli attivisti gay si sono battuti in questo frangente, insistendo che questo non sarebbe mai accaduto.





Vedi:
http://www.timmylove.altervista.org/tl/blog/pedofilia.html

mercoledì 7 agosto 2013

La fruttuosa primavera della democrazia (1945).

C’è una immagine che non vuole andarsene dalla mia mente: quella della fotografia di una copertina.

Rappresenta un uomo condotto alla morte tra una folla di partigiani comunisti, con un frate che gli cammina al fianco per impartirgli l’assoluzione. Partigiano trascinato nel flusso della violenza di aver la Storia dalla sua, nonchè la verità, invasato della convinzione di essere nel giusto. Non un ombra di umano ripenamento.

Quell’uomo è un vecchio, e il suo volto appare tumefatto per le sevizie e le percosse ricevute: e tuttavia conserva una dignità sovrumana, una fierezza che traspare dallo sguardo fermo e dal passo deciso.



 Quell’uomo è uno dei tanti che scomparvero nel vortice di cieca violenza di quei giorni: il professor Tullio Santi, educatore e benefattore, processato per direttissima da un autoproclamato “tribunale del popolo” e passato per le armi, a Mestre: come si è detto, dopo aver subito un indegno pestaggio, senza riguardo all’età. La sua colpa? Aver insegnato ai suoi studenti idee “colpevoli”: troppo di destra, troppo cattoliche.

Questa è la nostra storia, da rivedre, con distacco ma senso di equilibrio. Che ne sanno di queste sofferenze, da ambo le parti, che tormentrono e bagnaono del sangue dei nostri avi quelle turbe multicolori che sbarcano sul nostro sacro suolo. La sola presenza, estranea e ignorante di ciò che i nostri padri hanno passato, è di spe se un'infamia e un sacrilegio.

Grazie Professore di Mestre, ti invidio, di te possiamo dire che ancora non hai smesso di insegnare.... come mi sarebbe piaciuto abbracciarti, camminare al tuo fianco! Anzichè sopravvivere senza speranze nella loro 'rossa primavera', ricolma di umiliazioni, ipocrisie, falsità, miserie e assenza di dignità, appena mitigato come indennizzo dal boom economico, ben presto svanito, proprio come i 'trenta denari', il prezzo della viltà.







Vedasi:
http://www.centrostudilaruna.it/il-revisionismo-di-antonio-serena.html





lunedì 5 agosto 2013

Ultime da Sodoma!



Ci troviamo a Gerusalemme. Sahar Hadar, 34 anni, ha coraggio [chiamalo coraggio!] da vendere.
L’uomo è ebreo ortodosso ma, recentemente, ha deciso di dichiarare la sua omosessualità ed, al contempo, di iniziare una lunga e difficoltosa battaglia finalizzata al riconoscimento dei diritti dei gay in tutto il mondo, in particolar modo all’interno della sua comunità.
Così, al fine di attirare l’attenzione sulla propria iniziativa, ha deciso di trasformarsi, per protesta, in una drag queen salendo su un palco senza alcun tipo di timore o vergogna.

Vedi:
http://blog.you-ng.it/2013/08/04/lebreo-ortodosso-che-si-trasforma-in-una-drag-queen-foto/


Non si conoscono le reazioni. In fondo, si tratta di una protesta per un'interpretazione 'diversa' nello spirito delle yashivot (scuole rabbiniche). Forse la cosa sarebbe stata diversa, se la drag-queen si fosse esibita presso il Muro del Pianto, come fanno i suoi colleghi  fanno in Piazza San Pietro. Con beneplacito dei partiti politici, in primis i radicali, e persino con la 'comprensione' del clero cattolico.



Segni dei Tempi.

lunedì 25 febbraio 2013

Un tempio indù nel Sussex celebrerà nozze gay!

  

A un tempio indù nel Sussex, contea storica dell’Inghilterra meridionale, è stato dato il permesso di celebrare matrimoni e i responsabili della struttura religiosa hanno fatto sapere che le coppie gay che vorranno sposarsi saranno le benvenute. L’Apple Tree Centre è il primo centro non cristiano del Sussex a poter celebrare matrimoni civili e Bharat Lukka, direttore del tempio ha detto:
I tempi sono cambiati e noi dobbiamo cambiare con essi. Noi indù generalmente siamo molto tolleranti e tutti i membri della nostra comunità, molto giovane, sono favorevoli al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Celebreremo matrimoni indiani, ma vogliamo aprire le porte del nostro centro a tutte le religioni e a tutti i membri della comunità civile. Tutti possono venire a sposarsi da noi, non solo gli indù: secondo noi questo è un ottimo modo per integrarsi nel tessuto sociale.

Ricorda molto, nelle motivazioni, l'apparente ragionevolezza dei criteri che presiedettero al Concilio Vaticano II! Mettersi al 'pari con i tempi' è la fregola che dagli anni 60, col succedersi di parecchi Pontefici, ha invasato il cattolicesimo romano (romano giusto solo perchè si trova a Roma, ma di romanità non gli è rimasto più nulla).

Dura lex sed lex!
Il Kali Yuga non risparmia nessuno!










 

 

"Chi sono io per giudicare un gay?"

Interrogato sul velivolo che lo riportava in Italia, dopo la visita in Brasile in cui gli alti prelati della curiasi sono allenati sul palco al ritmo di samba per il prossimo carnevale di Rio, il Papa Bergoglio, evito di usare il nome prescelto che usurpa, dice (Il Sole 24 Ore del 4 agosto 2013):
«Io non giudico, se è una persona di buona volontà, chi sono io per giudicare?».
E ancora: «Il problema è fare lobby di qualsiasi tendenza, lobby politica, lobby massonica, e anche lobby gay» .
Pur di non esaltare la castitò e la continenza, che non portano consenso, si è dichiarato favorevole alle cosiddette 'unioni civili tra omosessuali', ma non ai matrimoni gay, con la solita motivazione modernista: per andare incontro ai bisogni sociali....
Nessuno glielo ha detto che la Chiesa persegue o dovrebbe perseguire finalità spirituali trascendenti e non aggiustare, se cosi si può dire, problemi sociali di varia natura come una qualsiasi onluss.

Parole sconcertanti. Si rimane increduli, il dolore è tanto nel vedere, nel renderci conto che il Vicario di Kristo non ha la la consapevolezza diciò che è: ma che razza di Pastore è questo? E' questo colui che è stato incaricato dallo Spirito della custodia e della trasmissione inalterata e inalterabile della Tradizione?

E la famiglia? L'educazione dei figli? L'umiliazione dei nostri vecchi che in tutto ciò hanno creduto e per cui si sono sacrificati? Lora ancora sapevano indicare la Via, anche se privi, o proprio per questo, di istruzione.
Ma la Chiesa di Roma non è nata 50 anni fa, con il Concilio Vaticano II! Come si fa a sputare su milenni di Tradizione? E' bontà francescana questa? O diabolica astuzia gesuitica?

Una sola è la risposta: la perdità della Verità.

La frequentazione di cattivi maestri: massoni e proptestanti. Ma, in primis,  i figli di Giuda, al punto di giungere a celebrare riti congiunti in sinagoga, ed ad inventarne di nuovi per la neonata religione che gli sta tanto a cuore, forse per pavidità, forse per senso di colpa indotto, a lui come a tutti i modernisti: la religione olocaustica con i suoi dogmi: il rituale celebrato nella cattedrale di Buenos-Aires prevede la presenza, in posizione centrale, di sei candele, in commemorazione dei famosi, ed assai discussi, sei milioni di morti dei campi di concentramento.




Considerando poi che il “Papa” neo-eletto ha detto che il suo quadro preferito è la “Crocifissione bianca” di Marc Chagall, vero nome Mosè Sigal, ebreo, quadro a dir poco “ecumenico”, visto che consiste in una commistione sacrilega del Sacrificio di Cristo sulla croce e delle tragiche vicissitudini del popolo ebraico.









Il concetto è che tende a parificare il Sacrificio sulla Croce o la sospensione sul frassino di Wotan-Odino  del Kristo con l'olocausto, e quindi a vanificare la Passione per la redenzione. Quel che Accade è che mentre nel Medio Evo cristiano la Chiesa sostituiva la decripita e superata Sinagoga e la Nuova Alleanza sostituiva l'Antica, con una condanna terribile per coloro che ne sarebbero rimasti legati. Ora la Sinagoga sostituisce la Chiesa nella sua missione salvifica, e fa di essa un veicolo non abbisognoso di salvezza, ma strumento di salvazione e di guida per gli smarriti europei cristiani.

Allora si comincia anche capire meglio da dove viene la dichiarazione del Sig. Bergoglio sui gay: Si capisce a quali maestri si ispira, questo Pastore che spalanca le porte dell'ovile ai lupi.
Ditemi se vi semba poco. Se è questione di dettagli... oppure se non sia in gioco ben altro, se la posta  non è il nostro futuro, una battaglia per la sopravvivenza della civiltà occidentale nel mondo moderno distruttore, sotto attaco sono i livelli, seppur bassi, tuttavia ancora esistenti di umanità del nostro mondo.


Vedasi:
http://www.youtube.com/watch?v=rm3JrCDczXY
http://www.youtube.com/watch?v=BkeaWNH2kCE

mercoledì 24 luglio 2013

I figli di Satana.

L'unica cosa a cui mi fa pensare la nascita del 'royal baby' di quella monarchia canditata a monarchia mediatica universale del NWO è la storia narrata nel film Rosemary's baby, dell'autore ebreo Polansky. La nascita di un evento diabolico.
La fama e la notorietà come veicolo satanico. La martellante propaganda mainstream sugli eventi 'privati' della famiglia reale inglese, casa sotto le cui insegne i trafficanti dell'usura e della finanza già nel '600 istituirono e collaudarono della prima banca nazionale. 
Monarchia seicentesca che si separa da Roma, e nel contempo saccheggia i saccheggiatori dell'oro indoamericano. Una regina vergine di nome Elisabetta ancora circondata da maghi, filosofi e scienziati si ammanta di un fascino mitologico, a questo punto anch'esso 'piratato' e proposto da vera dinastia-madre alle dinastie minori o secondarie, quelle nazionali d'Europa, che hanno perso il vezzo parodistico di ambire all'Universalità. 
E dopo i pirati dell'oro, l'altro affare secolare, l'olocausto degli olocausti, il commercio di carne umana dall'Africa. Prototipo dell'accumulo per lo slancio industriale e capitalistico (tessile) che di lì a poco prende piede, sempre in Inghilterra. I commercianti? Sempre loro, gli stessi. Informatevi. 
Il mito di Diana, intendo la dea non l'eroina della soap opera data in pasto al circo mediatico per il basso ventre delle masse e schiantatasi contro un pilastro, si presta a queste ambiguità tra la verginità ed il suo opposto. Newton ne celebra la 'solarità'. Bruno canta le virtù virginali che spadroneggia sui vasti oceani coloniali. La reggia di Caserta ne celebra la storia nei marmi delle sue fontane. Il sacco materiale  e spiritualmente del mondo si copre di lustrini.


festa della mamma



Monarchia di pirati. Tra l'altro è sempre Polansky a riprendere il tema in un altro celebre film dell' '86 Pirates. 
Sia l'elisabettiano G. Bruno che il sublime saltimbanco di W. Shakespear tentarono invano di darle un più benigno fondamento.
La monarchia mediatica mondialista è quotidianamente al centro dell' 'informazione', considerando come è facile accedere ai mezzi per le reali questioni e problemi dell'uomo-massa, del lavoratore affamato, torna più che sospetta la cosa. Quante donne partoriscono? E all'ombra dei riflettori, fanno di sè nobile veicolo al perpetuarsi del sangue?
Già, dimenticavo, sempre meno, sempre meno.... tra pillole emancipatorie e transessualità varie.... come a dire: "solo loro, la linea di discendenza del Demonio, possono figliare"! Agli altri? I loro sogni sono catturati nell'incubo televisivo, del web e dei cosiddetti socialnetwork.
Non ci sarà più spazio per loro nella realtà vera, quella che conta. Saranno relegati, da una parte i pochi, alla concessione noachica, dall'altra, la gran massa, alla virtualità mediatica con gli effetti però di una castrazione reale, la sterilizzazione elettronica.






































martedì 16 luglio 2013

Terra! E mi batte il cuore....

L'occasione è inaspettata, una vacanza al mare, un po' di riposo dopo un periodo intenso di fatica e soddisfazioni.
Quei momenti in cui dai importanza al tempo, sembri travolto dalla pigrizia, ma in realtà rifletti.
Lontano più di mille chilometri da casa, dalle mie tradizioni, dalla mia lingua, dalle mie origini, eppure all'improvviso mi imbatto in qualcosa di inaspettatamente vicino, simile, condiviso.
Dopo tanto mare, sale, sapori nuovi ecco che l'ultimo giorno mi trovo a visitare l'azienda agricola di un'amica.
Il padre ci accoglie e propone una visita. Siamo al Sud, il sole è rovente, ma in mezzo alla campagna scompare il senso di oppressione.
Ulivi, fragole, profumi, pensieri e tutto non esiste più.
La terra è arida, polverosa e mentre cammino curioso riscopro quel piacere che mi riporta all'infanzia, il miracolo di un frutto che in un deserto apparentemente senz'acqua nasce e cresce senza pesticidi o concimi chimici ricco di acqua e sapore.
Mentre il padre della mia amica racconta il sudore versato per creare tutto quello che mi circonda, provo una sensazione di ammirazione mista a commozione.
La Terra, la sua terra, partito da un fazzoletto ha rosicchiato un po' alla volta centimetri a ereditieri non curanti degli appezzamenti posseduti, si è costruito la forma di sussistenza più nobile che ci sia per lui è per la sua famiglia.
In azienda si dice creare valore, lui ha saputo co-crearlo con Madre Natura.
Tutto trasuda storia, vicende, avventure.
Dagli alberi da frutto agli ulivi, dalle vigne ai campi di grano, distese immense di fatica e soddisfazione.
No ragazzi, non è una vita facile, si lavora 365 giorni all'anno, ma sono sciocchezze quelle con cui vi lavano il cervello, non si vive male in campagna, non si muore di fame, si vive bene, in contatto con ciò che ci ha originati, la Terra e tutta la sua generosità.
Se avete dei dubbi andate a Parabita, azienda agricola le Camerelle, guardate negli occhi quell'uomo quando vi racconta la sua storia, chiedetegli di raccontarvi la sua vita, poi dite chi sono gli stolti, gli illusi, gli inutilmente persuasi.
Villano?? Grazie.

venerdì 12 luglio 2013

Sete di dignità.


Una trentina di capi, non fatevi idee troppo idilliache, non è una normale transumanza: stiamo andando a 'far folclore' per la festa del decennale del locale Caseificio Val Elvo. Si fa reclame di autenticità. E' una messa in scena.
Sono sempre meno le capre che transumano in alta montagna per l'estate. In alcuni casi. addirittura, salgono all'alpe da sole, finchè i primi freddi li rispingono a quote più basse. Questo è lo stato dell'arte al momento.


Un'economia che assomiglia  a quella dei teatri stabili e alla lirica, o ai giornali, se non fosse per i contributi che l'allevatore percepisce, poca cosa e quasi mai puntuale, perchè si sa l'elemosina va fatta sospirare, avrebbe vita assai breve. L'ossigeno dei sussidi tiene in vita (grama) chiunque si azzardi a intraprendere una simile attività. Una ferita alla dignità al mondo rurale, che si difende come può. Di fronte all'offesa ci si narcotizza, ci si rende insensibili e invisibili, marginali, ratti senza orgoglio, pezzenti che allungano la mano sul sagrato dei boiardi di Stato elargiscono quando passano per entrare nel tempio di Satana, nei loro abiti ben stirati, puliti e profumati.
Mentre la risposta non sta nel tendere la mano, ringraziare per poi sputare alle loro spalla appena passati. Magare mandar giù l'amarezza di un'umiiazione disperata con un bicchiere di vino, per consolare il cuore afflitto. Non ci si può stare all'umiliazione. Il risveglio bussa alle porte, erwache!





Inizia dall'interno, dalla riscoperta del valore morale, prezioso come l'oro in una società corrotta e depravata del denaro e della tv, omologante e narcotizzante, dei nostri montanari, contadini che la Madre Nera di montagna ancora riesce a proteggere ni seni delle sue valli. Sono minacciati da tutto, l'aggressivita della cementificazione industriale qui rallenta il passo della sua voracità, la sua crudeltà si attenua, grazie alla nostra Madre. 
I contadini e gli allevatori della pianura sono stati cannibalizzati dal quel progresso che li distrugge. Qui la resistenza. Nel contadinato  bauerntum identitario sta la risposta politica e di civiltà, contro l'arroganza dei mercanti e della logica del denato fine a se stesso. E' la logica del tradimento; di Giuda e dei trenta denari, il prezzo della svendita del Sacro.

venerdì 28 giugno 2013

Invito nuziale.

La montagna veste l'abito estivo di forme e colori rinnovati.

Pellegrino che vai, cerca la pace dell'anima.... in basso non la troverai... Il ricamo del tuo abito nuziale è stato tessuto dalla Madre di tutti, Lilith che qui si chiama Madonna Nera. Eretica come una puttana, perchè degli onesti, che cosi ti etichettano ce ne facciamo un baffo. Come Maria, che viene messa incinta dall'Angelo, vero? E un vecchio falegname gli fornisce l'alibi. Kali la Nera che genera e divora, Proserpina, Demetra, Cerere e Persefone. In questa pace odi il sistro di Iside risuonare tra le foglie: è il lamento di Arianna che piange il suo uomo disperso nel Labirinto...

La montagna veste l'abito estivo di forme e colori rinnovati.
Pellegrino che vai, cerca la pace dell'anima.... in basso non la troverai... Il ricamo del tuo abito è stato tessuto dalla Madre di tutti, Lilith che qui si chiama Madonna Nera.
Sei personalmente invitato a fermarti, siamo sul Tracciolino tra Biella e Torino, perchè nella vita 'bisogna fermarsi' per vedere il roteare privo di senso del mondo. Gli spiriti del bosco dietro casa proteggano i tuoi passi, o te che leggi!


Sei personalmente invitato a fermarti, siamo sul Tracciolino tra Biella e Torino, perchè nella vita 'bisogna fermarsi' per poter vedere il roteare privo di senso del mondo. Il trottolare nel sogghigno di Zarathustra. Raggiungi il nostro sacro postribolo. Gli spiriti del bosco dietro casa proteggano i tuoi passi, o te che leggi! 

Perenne è l'invito nuziale ...


martedì 18 giugno 2013

Uomini di latta

È di oggi la notizia di alcuni bagnanti che serenamente si godono il mare accanto al cadavere coperto da un telo sula spiaggia.

http://www.lastampa.it/2013/06/17/multimedia/italia/cadavere-sulla-spiaggia-bagnanti-indifferenti-7POZ1BUzOCWU1HAAxGK6CO/pagina.html

Ma vi rendete conto in cosa vi hanno trasformati? Insensibili idioti che replicano dei modelli scolpiti nella plastica e venduti sui principali media come status da raggiungere.
Ci vendono l'acqua, l'aria ma soprattutto avete permesso vi comperassero le coscienze.
Replicanti annoiati, drogati e ubriachi che non riescono nemmeno più ad avere il rispetto della morte.
Come stupirsi d'altronde se non vi preoccupate nemmeno della vostra estinzione.

Riflettete gente, riflettete.


lunedì 10 giugno 2013

Piccola storia di una grande "Catastrofe".



Il prestito su pegno e su interesse fu ed è il nemico numero uno della civiltà.


Una famiglia impegna i vestiti per avere del denaro con cui vivere a un banco usurario giudeo, i quali sono riconoscibili dal cappello a punta (il distintivo della 'stella di Davide', usata come marchio e che campeggia anche sulla bandiera israeliana, è una invenzione sionista relativamente recente). Uno tratta e due dietro che tramano alle sue spalle il modo migliore per spennare e rovinare la famiglia, o, come si direbbe oggi, studiano un piano di 'salvataggio'. Dall'alto Dio osserva allarmato il compiersi di un sommo insulto alla Sua divina misericordia.





Nella seconda miniatura, sempre del XIII sec., un francescano e un domenicano, che con l'esempio e la parola difesero allora Kristo contro l'usura, rifiutano l'obolo di usurai ebrei in denaro destinato al prestito-strozzinaggio. Infine il giusto castigo eterno, a sancire la dimensione cosmica di tale offesa contro natura verso Dio e gli uomini.

Il principale fabbisogno di denaro del potere è sempre stato quello di organizzare guerre, finanziare campagne militari costosissime, che duravano anni e richiedavano ingenti somme di denaro. Ma la logica non è molto diversa da quella che ha distrutto e continua a distruggere le famiglie. Re e Imperatori, Duchi e Malgravi di ogni angolo d'Europa in cambio del denaro cedevano piano piano sovranità, poteri decisionali e collaboratori e consiglieri fedeli e fidati come risarcimento di debiti inestinguibili per gli interessi, come cedimento a subdoli ricatti. L'usura viene ripagata attraverso una tassazione crudele del popolo. L'usura è quindi matrigna e levatrice di tutte le guerre. La storia sarebbe da rileggere in questa luce.

E così fu anche per i Papi, i Re dei Re. Non più costruttori di ponti, Pontefici  secondo l'antico uso di Roma, ma pastori fattisi lupi con il loro gregge. 

Una volta argine al dilagare del male, condannavano duramente per colpe eterne, di quelle che incidono pesantemente a portare questo ciclo storico al suo culmine finale (l' 'omega' di tante visioni chiliastiche), supremo insulto a Dio, per l'offesa alla  Sua divina Misericordia, e agli uomini, per l'offesa al legame fraterno di benevolenza reciproca, norma del volere divino stabilito a dolcezza grazie al suo status 'creaturale', di avatara, adamitico, o successore e luogo-tenente di Dio sulla Terra.






La Chiesa moderna brilla per la sua nullità e il tradimento del suo stesso passato. Infine dopo che l'usura e il denaro hanno fatto breccia anche nella Divina Militia, la Chiesa metamorfosizza in meretrice. 

Con il C.V.II, giustamente si riconosce e sancisce un declino inarrestabile, la condanna per Legge divina all'impotenza e all'inanità. Castrata come mai in passato, crede di salvarsi col denaro e le donazioni dei credenti, non potendo stendere dei 'piani di austerità' come fanno i loro colleghi di potere laico.

Ora si potrebbe propriamente definire come la Chiesa universale giudaizzata di Roma, complice, e solo in parte minima, vittima del disastro della secolarizzazione, della distruzione della Natura e della Civiltà.



E pensare che ci è mancato poco che i 'nostri' saggi politicanti a Bruxelles, non riuscissero ad inserire nel progetto di carta costituzionale d'Europa, l'affermazione del principio delle sue origini giudaiche-cristiane! Con oculata e calcolata cecità verso ciò che è stato prima!La 'Navicula Petri', messa in cantiere a Gerusalemme duemila anni fa, ora si trova in un bacino di carenaggio in attesa di demolizione, lavoro peraltro costoso che viene addebitato ai goyimin, i gentili, come la pallottola del fucilato viene addebitata alla famiglia del condannato.

venerdì 31 maggio 2013

La leggenda della Stella Alpina.



LA LEGGENDA DELLA STELLA ALPINA.




Nel tempo dei tempi, sulla grande alpe nevosa viveva un montanaro con una figlia di nome Stella.
L’uomo era grande e grosso, la fanciulla piccola e fragile. Il padre era forte e vigoroso, la figlia debole e delicata.
Stella aveva i capelli biondi come l’oro, gli occhi azzurri come i limpidi cieli estivi, la pelle candida come la neve, le labbra pallide come la nebbia.
Il montanaro, accarezzandole la testa, le diceva sempre: “stai attenta, mia adorata stellina!”
Temeva che quel suo fiorellino delicato non resistesse al terribile e spietato freddo della montagna.
E così fu. Un brutto giorno, rincasando dopo una durissima giornata a spaccare legna nei boschi, l’uomo trovò Stella con le gote accese di un malsano fuoco.
Dopo tre lunghissimo giorni di agonia, la piccola bambina volò in cielo.
Da allora, ogni notte, il montanaro prese ad uscire di casa per recarsi in cimaal monte e, guardando la volta celeste, con gli occhi pieni di lascrime e il cuore straziato dal dolore, era solito ripetere: “Stellina! Stellina!”
Chiamava e piangeva.
Una notte, le sue amare lacrime, cadendo, imprimessero la forma di una stella sulla neve.
La mattina seguente, in quello stesso luogo, gli altri alpigiani trovarono sbocciati strani fiori mai visti. Sembravano fatti di neve ed avevano la forma di stella. Erano le stelle alpine, fiorite in ricordo della bimba del montanaro.


La scienza la descrive così: il leontopodium  è un genere di piante erbacee appartenente alla famiglia delle Asteraceae o Compositae.


Perchè 'zampa di leone' dalla forma dei capolini fiorali e non 'lacrime di padre'?