giovedì 29 dicembre 2011

Il mercenario, il buon pastore e il gregge.

Io sono il buon pastore.
Il buon pastore offre la vita per le pecore.
Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde;
egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me...
(Giov. 10, 11-14)


Sono stato sul punto di vendere le capre. Sul punto di comportarmi come un mercenario. Più ricevevo offerte e più mi inquietavo. Qualcosa si straziava dentro di me.

Sulle prime era un senso di sollievo, la senzazione di volare leggero, libero dalle responsabilità e dalle fatiche. Dalle seccature coi vicini alle noie burocratiche, dal vivere con i timori, ansie e paure che tutto debba andare bene.

Invece tutto va come deve andare. Comunque ci saranno successi e apprensioni, difficoltà e momenti di beatitudine. E questo è il vero sollievo, l'autentico mettersi le ali. Le cose vanno sempre come devono andare, noi non siamo artefici del nostro destino, se non in una misura minima, quasi irrilevante. Un bestemmia per il protagonismo dell'io, che in occidente si presenta come il padrone del campo.




Man mano che passava il tempo, mi veniva naturale mentire a coloro che chiedevano informazioni sul gregge che avevo posto in vendita.

Senza accorgercene gestivamo le cose in modo da alzare le richieste. Ci rendevamo conto che avevano un grande valore, almeno per noi. In realtà era un modo per andare incontro a dei rifiuti, affinchè le trattative non andassero a buon fine.

Di pari passo, i ricordi di ciascun animale, tornavano alla mente. Affioravano con una dolcezza inusitata. Intervenivano ad animare i sogni. I loro campanazzi festosi, i prati smeraldini che come onde si flettono sotto la brezza primaverile.

Si inverava progressivamente il detto "conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me". Il carattere di Bruna, quello di Augusta, la mansuetudine, per ora, del becco Adolfo. E così via, per ciascuna. Vederle bambine...e poi madri. Quante storie mai raccontate! Quante vicende per tanti insignificanti per molti... Per noi no.

La grande promessa, "e vi sarà un solo gregge, un solo pastore" è una speranza per il nostro mondo globalizzato, piaccia o non piaccia, sarà uno. Ma il buon pastore ancora non si vede Vegliamo come sentinelle nella notte in attesa dell'alba. Forse la dorata aurora è prossima, nonostante gli forzi dei mercenari, banchieri ed usurai.

La grande speranza è che il gregge ed il pastore saranno una cosa sola. Albeggia il divino al di là dei dualismi, dopo tanta lontananza.

Non vendiamo più il gregge. Abbiamo cancellato l'annuncio.



mercoledì 28 dicembre 2011

Un dono di Natale, così poco natalizio,

Si sa questo è periodo di regali. Forse un'usanza le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Ben anteriore alle celebrazione natalizie di stampo critiano.
Questi sono i giorni del solstizio d'inverno. Il sole compie il suo giro di boa. Riprende il suo percorso di rinascita.
Poi, si sa, il consumismo moderno ha preso il sopravvento. La festa del sole invitto ha dovuto lasciar il passo all'amnesia totale dei tempi moderni, e il bottegaio diventa il 'sacerdote' del culto novello. Ma lasciamo, per ora, che i morti seppelliscano i loro morti; e il silenzio li inghiotta tutti quanti.

La sorte benigna ci ha dati degli amici straordinari. Istintivamente estranei, impermeabili alle lusinghe false e bugiarde dei riti natalizi dei nostri giorni. Parliamo di Elena e Gigi.

Si stanno adoprando in due arti. Quella che cura la famiglia, vascello vetusto che sfida la modernità in marosi sempre più minacciosi. Fatica del tenere la rotta sulla giusta via nel caos, del disordine, dei rapporti stravolti a cui tacitamente andiamo assuefacendoci. E l'altra arte è la ceramica. Tre piastrelline di dieci centimetri di lato incollate, disegnate dalle tenere mani della mamma-artista Elena, sensibilità pulita come l'acqua chiara dei nostri ruscelli e poi cotte nel forno di Gigi, moderno alchimista che si muove tra sali minerali, tempi, temperature e cristallina.




Ritraggono tre momenti di vita nostra, sarei tentato di dire anche, a mo' di auspicio, comunitaria, condivisa, qui sul "Tracciolino". Una raffigura la capra Bruna, la matriarca del gregge, delicata ed elegante, sta per diventare nonna, ma è essa stessa in dolce attesa. Oggi stesso, Gigi ci ha portato su con il suo 'pick up' due ballone di fieno, Bruna lo ha già assaporato, ed ora mentre scriviamo probabilmente si sarà addormentata accanto alla sua prole e premurosa di altre tenerezze per ciò che tiene in seno.
La seconda raffigura un momento estivo mentre allungo un pezzo di pane ad una capra. Siamo immersi nel verde prato, alimento dello Spirito, e consolazione degli occhi ristorati dalla rigogliosa vita. Infine il gallo, che affascinava per i suoi vermigli riflessi che il sole ravvivava nei colori in trasparenza e le piume rosse e un'intera tavolozza di terrecotte da far impallidire il più esperto vasaio. Ora se l'è preso una volpe, un paio di giorni fa. Il mattino è più silenzioso ora, ci manca il suo canto. Ma prima di andarsene forse ci ha lasciato un uovo che abbiamo provveduto a mettere, in suo onore, in incubatrice. E' il trionfo dell'antieconomicità. Un comportamento irrazionale, ma votato al sublime.
Ora il pennello di Elena continuerà a farlo vivere tra le nura di casa nostra. E, se Dio ci sarà benigno, avremo anche un suo erede.

E' un privilegio raro avere amici così. Che ci ricordano nelle pieghe intime del cuore, con presenza forzosamente discreta, sommessa, lontana mille miglia dalle borie e i clamori superboriosi dei cosiddetti artisti, dalle gallerie e le quotazioni del mercato dell'arte. E' la modestia connaturata nell'anonimato dell'antico artigiano che qui trionfa, si riprende quel glorioso posto che gli spetta, che i secoli ingrati gli hanno sottratto.

Sarebbe giusto trattarlo per quello che è: un tagliere. Dovrei metterlo in tavola ogni tanto. Quando c'è bisogno di tagliare un salame o del pane, o del formaggio. Giusto. C'è più arte in una scarpa tradizionale che in una tela da appendere ad una parete da intonare alle tinte della tappezzeria e dei sofà. Giusto. Ma non ci riesco, credo che finirò per appenderlo quel tagliere. Per noi è un'icona, un supporto per la meditazione, spira da queste tre piastrelle il segreto della vita quassù sul "Tracciolino". Una vita scelta, contro le comodità e gli interesi materiali, aliena da influenze economiche (almeno, per quanto è umanamente possibile), a suo modo un'opera d'arte, più aristocratica di quanto possa apparire. Cosa si può pretendere di più dall'amicizia...





Giovinezza eroica.

I partigiani della divisione “Giustizia e Libertà” proteggono l’incolumità dei componenti della famiglia Agnelli e di Vittorio Valletta, amministratore delegato Fiat. In qualche casa della grande città, a casa di un israelita, si nasconde Giorgio Almirante, giornalista, capo dell’ufficio stampa del ministro della Cultura Popolare Fernando Mezzasoma, fucilato a Dongo da un plotone di esecuzione partigiano. A casa, insieme ai genitori, è anche Marilena Grill, ausiliaria della Repubblica Sociale Italiana. Non si nasconde Marilena, non fugge, attende di conoscere il suo destino, all’interno della sua casa il cui indirizzo tutti conoscono.


I partigiani vengono a prenderla perché Marilena è fascista, deve morire. Ha sedici anni Marilena, nel viso bello ed innocente non compare la paura. Ai suoi carnefici chiede solo di poter indossare la sua divisa di ausiliaria, perché in divisa la sedicenne Marilena vuole morire. Le concedono di indossarla la divisa, i suoi carnefici, e la portano via per ucciderla poco dopo con un colpo di pistola in testa. Muore così, in divisa, la sedicenne Marilena Grill.

Un fiore reciso che l’acqua del Po si porta via insieme alla sua adolescenza, ai suoi sogni, ai suoi ideali, all’Italia nella quale aveva creduto fino a donarle la sua giovanissima esistenza. Un fiore reciso, come tanti altri, nei giorni del sangue e della viltà, destinato all’oblio che i vincitori riservano ai vinti.


mercoledì 21 dicembre 2011

Il comunista più amato dagli americani.

Se volete avere uno sguardo inconsueto su un Giorgio Napolitano, diverso dal solito ritratto agiografico che tracciano le TV italiote, guardate questo video, mai visto sugli schermi del Bel Paese.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=B0Q_C4cPCqE

Si sto parlando dell'agente NATO, mondialista democratico dalle mani lorde di sangue libico, e di tutte le recenti 'missioni di pace', che siede da tempo sul Colle del Quirinale, e sugli scranni del Parlamento prostituito da decenni, a governare in modo discutibile, a dir poco, le sorti della nostra Patria martoriata e offesa.

Avranno gli agenti stranieri della Goldman & Sachs, ed organizzazioni banditesche simili, attivi in Italia la loro Norimberga? Certo che no, finchè gli strozzini, un'accolita eterogenea di burattini ben remunerati dal Burattinaio, con un lato continuano ad indebitarci (vedrete che ci 'salverà' un prestito della FMI) e dall'altra varano presunti leggi "salva Italia". Chi non lo sa che la prima libertà è quella di non indebitarsi?


Temo purtroppo che nel nostro futuro ci sia ancora un brillante avvenire per altri 'salvatori' dell'Italia, il terzo millennio è solo all'inizio.... Temo che la costante sottovaluzione del regime finanziario usurocratico internazionale abbia un prospero futuro, purtroppo.

E' veramente quasi incomprensibile per noi uomini liberi dell'Occidente vedere come la morte del dittatore nord-coreano scateni comportaimenti collettivi 'tele'-guidati, vedere com'è facile, in fondo, la manipolazione delle masse. Un giochetto da bambini. Ci si comporta come se le masse fossero un'unica persona, anzi, come se fosse un bambino da guidare, seguire, passo per passo, nelle informazioni che riceve ed elabora.

Ma è grazie ad uomini come Napolitano, uomini temprati dalla Resistenza (infatti è un video tedesco, non so se mi spiego...) o arruolati post festum, garanti della democrazia, che noi non corriamo simili pericoli. Fantasmi inquietanti che riguardano le dittature. Da noi la TV non conta nulla, e l'informazione libera ed indipendente che ci guida dalla culla alla bara con la stessa, rassicurante, ninna-nanna in un eterno reality show è una fantasia complottista.

A noi non resta che la magra soddisfazione di constatare che le celebrazioni del 150° dell'unita d'Italia coincide con la sua massima e programmata (dal governo Trilateral presidenziale Monti) perdita di sovranità nazionale a vantaggio dell'Europa degli spread, cioè degli interessi. Ironia della sorte. Nessuno è perfetto.






mercoledì 14 dicembre 2011

Benvenuta mamma e bambina!



Ha abortito la sedicenne di Trento che incinta del suo ragazzo albanese, voleva tenere il bambino. Finalmente ce l'hanno fatta! Ci sono riusciti!

I genitori si erano rivolti anche alla giustizia per costringerla a interrompere la gravidanza, e forse proprio il colloquio con un magistrato del Tribunale dei minori ha convinto la ragazzina ad accettare. La vicenda, accaduta nella provincia trentina, è stata raccontata dai quotidiani locali ed è rimbalzata anche su i quotidiani nazionali.

Di quel bambino, frutto della relazione della ragazzina con un diciottenne «violento, che spesso la picchiava», i genitori non ne volevano sapere. Ora del ragazzo si sono perse le tracce. La Repubblica scrive che forse è stato convinto ad allontanarsi con una somma di denaro. Il giudice a cui si erano rivolti per costringere la figlia a mettere fine alla gravidanza non si è espresso con alcun provvedimento. Ma avrebbe ugualmente contribuito a convincere la ragazza a seguire il consiglio dei genitori.


Di queste notizie inquietanti è fatta la cronaca di questi giorni. La ragazza voleva tenerlo il suo bimbo, i 'saggi' consiglieri della società adulta e matura, l'hanno dissuasa. Giudici, psicologi, genitori e bempensanti all'unisono, a passo cadenzato di una danza macabra, appena truccata con lustrini decadenti del razionalismo moderno. Hanno pensato per il suo bene, il suo futuro. Al futuro del bimbo non ha pensato nessuno. Non ha peso sulla bilancia del giudizio.

Anzi, no. Veramente non è esatto dire che non vi abbia pensato nessuno. La mamma, giovane e tenera, pura e fresca come l'acqua di un ruscello di montagna ci aveva pensato, e molto anche. Chissà quante lacerazioni, dolori, sofferti pensieri rimuginati, conflitti famigliari e personali!
Alla fine però ha prevalso il 'buon senso'! Ci si è liberati della zavorra!

Povera ragazza, luminoso campo smeraldino cui hanno bruciato tutte le primavere... le speranze. Come potrai mai sopravvivere al tuo bimbo? Con quale insopprimibile fardello? Sii tu la benvenuta, sorellina, bambina e mamma, nella fraternità delle anime penitenti che "scontano il fio di esistere", dei Pellegrini dell'Ansia che la 'colta', gelida e disumana modernità che ci cinge d'assedi quotidiani. Condannata a sopravvivergli nel dolore, fino al tuo ultimo giorno di vita, grazie a questi gelidi tecnocrati paludati e cinici, pastori-macellai.

Sii la benvenuta bambina e mamma senza nome, innocente vittima del crepuscolo, che il tuo amore ti nutra, di dia la forza da ora di non credere troppo ai carnefici dal volto umano che ci guidano.

Hanno dovuto convincerti con illuminati argomenti! Ora non ascoltarli più.








martedì 13 dicembre 2011

Sempre sulla 'Linea gotica', fino all'ultimo.


Sto pensando di vendere le capre. Sono in trattiva con alcuni allevatori interessati.

Vi comunico con enorme tritezza che la nostra 'Linea gotica' indietreggia davanti al nemico. Se la barbarie avanza, come civile e ineludibile mondializzazione, qui il fronte momentaneamente cede. Ma la battaglia continua. E' solo per riorganizzare meglio le difese contro il Nulla.

Da nuovi bastioni fortificati osserviamo il nichilismo cannibalico onnivoro. E lo combatteremo.

Stiamoci vicini. Non ci sarà tregua. Spietati sono i nemici innominabili. Non siamo come loro, nè sotto di loro. non ci daranno tregua. Preoccupiamoci solo quando ci compiacereme di una falsa pace. Una pax usuraria. E' segno di necrosi.

Una battaglia persa nella realtà contingente, corrisponde ad una vittoria nella guerra santa, quella dello Spirito. Serriamo i ranghi, il peggio, i tempi dduri devono ancora arrivare. Stiamo vicini.






domenica 11 dicembre 2011

Profumi

Ci sono profumi che sono scintille per la memoria, scampoli di passato che riaffiorano improvvisamente e pervadono mente e corpo di colori sublimi.
A volte la cosa più semplice e scontata diventa un'avventura emozionante e la riscoperta di un qualcosa che nemmeno sapevi ti appartenesse, una conoscenza ancestrale sommersa dalle microonde, dai robot da cucina e dai forni industriali.
Era mattina, una fredda mattina di montagna, la condensa sui vetri e un timido sole che cercava di scaldare appena l'aria. L'inverno ormai è alle porte e quell'istinto di rintanarsi al caldo è più grande ogni giorno che passa.
Ieri avevo finalmente tutto il giorno davanti a me e così ho deciso: oggi mi faccio il pane.
Ho aperto quell'anta della cucina in cui avevo gelosamente custodito le mie farine e il lievito e ho iniziato ad impastare. Quel gesto, in questa casa , mi faceva sentire come il bambino che si dedica ai compiti, orgoglioso di sapere che sta facendo la cosa giusta, una strana sensazione di approvazione e condivisione aleggiava nell'aria.
Così facendo per qualche minuto all' improvviso quella fanghiglia informe diventa materia unita, un prodotto definito da me creato, una semplice palla di farina e acqua per i più, una conquista per pochi.
Ora devo lasciarlo riposare per 45 minuti, poi dargli una forma o più forme e aspettare altre tre ore. Ognitanto sbircio sotto quel canovaccio umido il mio pane lievitare, affascinato dal mutare della materia come un alchimista che sperimenta nuove pozioni, intanto penso a quanto ci siamo persi noi uomini moderni, noi dei 4 salti in padella e del fast food...ma questa è un'altra storia.
L'attesa è finita.
Così creo le forme, plasmo la materia, e da qui attendo impaziente altre tre ore.






Il gran monento è arrivato, squillino le trombe penso, preso dall'entusiasmo e via si inforna per 55 lunghissimi minuti in cui osservo dal vetro il mio pane dorarsi di un bronzo meraviglioso e attendo il "dlin" del forno.




Ci siamo, è pronto, questo il risultato ai miei occhi, questa volta ce l'ho fatta, ecco il mio pane.



Il sapore? Inutile dire che è il pane più buono che la mia mente abbia mai assaporato....

mercoledì 7 dicembre 2011

Ancora quei 30 denari: pastori in guisa di lupi

Di solito, ci atteniamo alla regola di non occuparci di politica, nel senso corrente del termine.

La politica, soprattutto qualora si avvalga di discorsi economici, e lo fa di questi tempi quasi regolarmente, ancorchè dibattuta in sedi accademiche e svolta attraverso discorsi paludati e dotti, in realtà nasconde una natura assai meschina e inidonea a render conto delle potenzialità insite nell'essere umano. Nella mentalità moderna ha assunto il significato di crogiolo in cui si elaborerebbero le ipotesi, le speranze utopiche di un rinnovamento laico impossibile. Parodia salvifica. Finisce invece per asserire, senza volerlo, la impotenza della condizione umana, sia individualmente che come movimenti organizzati. La politica, soprattutto se democratica, diventa inevitabilmente un luogo discorsivo, perfino di intrattenimento, in cui si esercitano anime tanto belle quanto ipocrite. Un luogo consolatorio in cui le masse vengono guidate e controllate dalla 'ragione della maggioranza'. Questo si, il vero moloch indiscutibile.

Mai sarà in grado la politica di indicare di per sè, sola, la via. Essa non può rappresentare che un anfratto del labirinto, non la via di uscita dal medesimo. La legge umana si misura con la sua inanità. Pio esercizio di vacuità e di ingannevole applicazione delle energie umane. Labirinto di perdizione, ora e qui.

Men che meno nel caos democratico moderno, dove tutti si finge di credere nella 'volontà generale' o addirittura 'popolare'. Il popolo sovrano, proprio come il debito sovrano. Mentre è noto ed acquisito da secoli, che la verità non possa costituirsi dal 'basso'. Esattamente come l' Uno non può derivare dal Molteplice, ma il contrario. Il Contingente dal Trascendente. Come il Contenuto non possa contenere il Contenitore.


Ma siccome si son fatti ciechi i Pastori, cioè coloro che dovrebbero reggere "la forma universal di questo nodo" (Par., XXXIII, 91), quando non lupi, ecco che personaggi del calibro del Cardinale Bagnasco, segretario di Stato vaticano, a chi gli chiedeva cosa pensasse della manovra del governo Monti, così rispondeva: «I sacrifici fanno parte della vita». Amen.

Non è più quindi, almeno per noi, questione politica, si fa vertenza metafisica.

I commenti economicistici, dunque materialistici, sui 'sacrifici' a cui si potrebbero sottoporre i beni mobili ed immobili posseduti dal Vaticano, non ci appartengono. L'ironia amara, in perfetto stile marxista di un Brecht che usava volgere i sentimenti umani in dabbenaggine - ricordate la "Santa Giovanna dei Macelli"? - di coloro che ci ricordano, solo ora, le esenzioni della tassa ICI, senza prendere in seria considerazione ogni pur minima domanda intorno alla sacralità, ci sembra un'esca fuorviante. Se fossero guida santa all'umanità occidentale, ci si potrebbe sentire onorati di concedere caritatevole aiuto a cotanta progenie. Anzi sarebbe doverosa gratitudine.

Il punto è un altro. L'esigere il pagamento di un debito, soprattutto ad anziani e non certo benestanti, non si capisce cos'abbia di cristiano. Assomiglia i più alla 'legge del taglione' che alla legge evangelica. Ma c'è di più. Quel debito che sono chiamati a restituire, lo hanno contratto loro? O sono i sacerdoti di Mammona che lo hanno imposto a conniventi capi politici democratici di questo sistema politico uscito dalla Grande Guerra? In principio fu il piano (di prestiti) Marshall, i debiti di guerra. Sempre debiti. Carta, nient'altro che carta, priva o quasi di valore, ma che indebita chi la riceve. Carta in cambio di sangue.

"Padre nostro.. rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". La sola preghiera insegnata espressamente nel Vangelo.

Sicuramente l'ineffabile Bertone avrà sottomano decine di raffinate e sottili interpretazioni ad hoc per evitare quella più ovvia, quasi banale nella sua enunciazione. Preferiremmo che un Pastore impiegasse il termine 'sacrificio' in contesti ben più consoni al suo sacerdozio, anzichè relegata in una sfera del tutto profana. Ma sappiamo che l'eclisse del sacro ha da tempo preso casa nelle sacre stanze d'oltretevere.

«La crisi che stiamo vivendo può avere un risvolto positivo se ci fa interrogare sugli stili di vita che abbiamo adottato finora». Lo dice l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, il dicastero della Curia romana voluto da Benedetto XVI.



Fa piacere venire a conoscenza che ora sia la crisi finanziaria la fonte di ispirazione del nostro comportamento, e non più gli insegnamenti del Maestro!

Quando il pastore si allea col lupo, diventa più pericoloso del lupo medesimo. Se invece di difendere il gregge, lo conduce al macello e chiama ciò "sacrificio", non è solo questione di errore dottrinale, ma di inversione e perversione della Legge. Alleatisi alla finanza internazionale, rinnegando secoli e secoli di tradizione, si sono posti a fianco dei nemici di Kristo, gli usurai della BCE, del FMI, delle Banche, delle Borse di tutto il mondo, i figli della stirpe deviata di Abramo contro i quali Kristo combattè. Solo e inascoltato dai più, soprattutto oggi.

Mario Monti -cattolitico liberale (sic!) - aveva definito, durante un convegno in Vaticano, l’enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate “quasi un documento guida di un governo tecnico della società”. Sembrerebbe la restituzione di un 'debito'... di riconoscenza!





martedì 29 novembre 2011

Gendarmi d' Europa.


E pensare che c'è qualcuno che sostiene che la Germania, ancora una volta, ci impone la 'sua' volontà politica, i 'tedeschi' ci invadono ancora una volta, a sostituirci e limitare nelle nostre libere autonomie democratiche, come ai tempi delle dittature del secolo scorso.

Il passato che non passa mai, tutto chiaro no?




"L'alba dentro l'imbrunire".


Le previsioni del tempo ci dicono che presto l'inverno verrà a chiedere quel che gli spetta; verso il fine settimana dovremmo, il condizionale è d'obbligo, vedere la prima neve.
Quindi siamo alle ultime belle giornate di sole. Il sole ci entra in camera di buonora. Verso le sette e mezza. Comincia a scaldarci alle otto e ci lascia verso le quindici, quindicie trenta del pomeriggio. A quell'ora le capre rientrano praticamente da sole. Satolle. Pasciute. Erba e sole non ci mancano, a Dio piacendo. Qui e là scorrono rivoli di acqua sorgente, sicchè hanno anche più occasioni per abbeverarsi. Quando rientrano, le sistemiamo in stalla. Per un'ultima manciata di fioccato. Poi man mano che scende la sera, scende anche un silenzio, una pace ineguagliabile. Oltre il reale. Transumanizzante. Irreale, oltre il Tempo. Tangenza, punto di fuga verso il cielo. Ci siamo enza esserci, ex stasis, estasi.



Quando ci alziamo abbiamo già alle spalle, quotidianamente, una riflessione, sollecitata dal gallo, che col primo sole sciorina il suo più spettacolare piumaggio. La statura ieratica e imponente. Un richiamo, la sua voce ineludibile, da noi, qui sul Tracciolino. Nel silenzio dell'alba che ancora si trascina appresso le brume umide e oscure della notte, viene sistematicamente violato, destato, è il caso di dire, dal canto del gallo. Dolce pennuto elegante e canoro. Un fedele compagno. Chiama a lasciare le calde coperte per metterci in moto. Combattente contro la pigrizia, i nostri indugi vengono spezzati nel modo migliore, col suo canto. L'ingiustizia chiamata ad emendarsi.
Non ci sono cartellini da timbrare, sirene di fabbriche, orari stabiliti da chissà chi e chissà perchè, orologi da mettere un'ora avanti o indietro. Per noi è lui, il gallo canterino che allieta come una sentinella cantante, con note energiche che ricaricano allegre. Virile dice: "Dai, forza! Affronta la nuova giornata! E' bella, il sole già fin troppo alto, non farti sfuggire la grazia elargita dal nostro Signore! Ci dà a tutti un dono bellissimo: la giornata di sole da vivere. Su poltroni, cosa fate ancora a letto!"

Un privilegio avere di questi risvegli. Lontani dal senso del (dis)ordine sociale che violenta gli alienati cittadini - che parola detestabile, gicobina, sovversiva, diabolica - dallo sferragliare dei tram, delle nervose e scattanti automobili, tossiche, che girano intorno alle città, nella quotidiana danse macabre che si tiene su tangeniziali e circonvallazioni. Animali in gabbia che si dibattono in un mondo articifiale che assomiglia, ogni giorno di più, ad un incubo che siamo costretti a vivere. Scandito dai ritmi temporizzati delle varie forme di usure, interessi, debiti, crediti, quotazioni e indici, la sfera economica del linguaggio violenta senza neppure più che le vittime se ne accorgano, un linguaggio incivile e barbarico dello spred onnipervasivo oramai ha finito per costituire una seconda pelle, un fatto 'ambientale', una 'seconda natura', mentre quella vera è messa al bando come fosse una bestemmia totale. L'eresia della contemplazione oziosa nell'età del vacuo affaccendarsi.

I cieli nostri certe sere ci mettono in imbarazzo. Non siamo più abituati a descrivere di queste cose. Fenomeni naturali? A che pro. Quanto fruttano? Quando scadono? Quale banca, la più onesta, li potrebbe gestire? Erano nei miei ricordi di infanzia, quando la sera, certe sere, poteva accadere che, sgombrata la tavola dalle briciole e dalla tovaglia, i miei mettevano sul tavolo - prima i giocare alle carte una mezz'ora per poi coricarci, un rito - dei fogli in carte pergamenata, solenne, vi era disegnato un contadino, muscoloso ed energico, il viso serio, compunto, che con gesto sapiente allargava sulla umida terra la semente: i 'buoni fruttiferi', il sacro risparmio della famiglia povera, solida, onesta, il sudato gruzzolo guadagnato con travaglio fisico, un fortilizio imprendibile dalle forze del male. I suoi risparmi, sudore della fronte e sangue di vita, sembravano custodite nelle mani di quel virtuoso seminatore, lui si che isppirava fiducia. Ai bambini veniva insegnato a risparmiare, non a come fare per indebitari ulteriormente. I 'fenomeni naturali' suonano come etichette pubblicitarie, tipo il 'mulino bianco', parti di pubblicitari creativi suonati come pugili all'angolo per utenti ubriachi di altre mezzi e sostanze. Molto, molto stonati rispetto al nostro gallo!

La natura, nessuno si sogna più di vederla come un sacro libro, il segno che porta ancora l'impronta impresssa del suo Creatore. Scienziati ed econonomisti, tecnocrati e usurai, pervertiti seminatori, gatti e volpi, ci guardano come tanti 'Pinocchi' cui hanno raccontato che una natura da correggere, da migliorare e perfezionare (blasfemia), con chimica velenosa e vampiresca attitudine individualistica, può far fruttare euri dollari e marenghi, se seminati nel terreno dell'orto giusto! Quello dei 'Miracoli'. Alla rovescia, si intende, nella nostra epoca oscura.



Noi stiamo qui, sulle montagne benedette, nell'aria pura e frizzante, e ogni giorno ci fornisce il nutrimento dello spirito. Impariamo, caparbi, ostinati, che la notte avrà una fine, anche e ci siamo dentro; preluder - nel senso di giocarci prima del tempo, in anticipo, la certezza di una nuova alba.

Un nuovo Giorno in cui i galli dovranno cantare ad un cielo dorato e splendente, aurora aurea! A noi, per ora il dovere di vedere l'alba dentro l'imbrunire. E' un (in)canto!





domenica 27 novembre 2011

Il guardiano



Capita a volte nella vita di imbatterti in situazioni o persone inaspettate.

Capita che improvvisamente vedi lo stesso posto, la stessa circostanza da un punto di vista diverso, insolito, lontano dalla consuetudine.

Recentemente ho deciso di aprire un'attività nel centro di una grande città per cercare di arrotondare un po' il mio stipendio da dipendente.

No, non è vero, a voi bugie non ne racconto.

Sto cercando disperatamente di condurre una vita diversa, più serena, lontano dalle ansie moderne, lontano da una gabbia chiamata ufficio.

Vorrei dedicarmi alle cose care, alla riscoperta dell'antico, alla tradizione e perchè no, ad aiutare anche un po' gli altri. Non il terzo mondo, che ormai siamo noi, ma i miei amici, le persone care, per puro egoismo.

Si, lo ammetto, sentirmi in grado di aiutare qualcuno mi fa sentire importante.



Torniamo a noi.

Ho rilevato una piccola attività e ho dovuto risistemare un po' il locale.

Ho passato diversi giorni con Elisa a cercare di creare un futuro, una speranza, si la nostra speranza di vivere umanamente, cercare di guadagnare qualcosa, senza troppe ansie e preoccupazioni, onestamente e senza derubare il prossimo.

Giorno dopo giorno abbiamo avuto accanto una persona speciale. Si chiama Rosario, per gli amici Saro.

All'inizio sembrava solo un curioso, un impiccione e poi piano piano abbiamo capito che i sentimenti che lo muovevano erano assai più profondi.

Ha cercato di aiutarci in ogni modo, lui è un anziano, l'anziano del paese.

Certo il paese in questione è un quartiere di una grande città, un piccolo Borgo dentro un grande Borgo.

I suoi consigli ci sono stati preziosi,l'esperienza e la vita sono stati i suoi professori.

Ha con se un grande bagaglio, i sacchetti dentro cui c'è tutto il necessario per vivere e il grande fardello di una vita che non lo ha circondato di agi.

Mentre davamo il bianco ci rassicurava, lo controllo io i vostro negozio quando non ci siete, tanto sono sempre qui, anche di notte...

Aveva due aziende lui...

Parole che mi hanno fatto pensare tanto. Ecco il risultato di quello che abbiamo costruito in tanti anni di "sviluppo" e "progresso".

Ci telefona se c'è qualche problema e custodisce il nostro futuro, è un ruolo importante il suo, devo trovare il modo di aiutarlo.

Un giorno ci ha confidato di avere una sorella che un po' lo aiuta. Poco ho pensato io.

Non vuole soldi, qualcosa giusto per le sigarette e allora ci aiuta a tenere pulito il nostro negozietto.

Non è lavoro ci tiene a sottolineare, solo un aiuto e in cambio non vuole nulla.

Quel giorno mi ha insegnato cosa sia l'altruismo disinteressato.

Non vuole soldi, ma un lavoro notturno, per non dormire per strada e poi magari affittarsi una casa.

Non so se riuscirò a trovargli il lavoro e non so come andrà la nostra attività, ma dal momento che credo nel destino, penso solo che fino ad ora l'aver scelto di aprire un negozio proprio lì mi ha permesso di incontrare una persona speciale che ha tanto da dare.



Lui è il guardiano della Speranza, la speranza che le cose possano sempre cambiare e in meglio.






venerdì 25 novembre 2011

Pastori moderni.

Gesti che pesano più delle pietre. Sanciscono solo, ultimi gesti di un lungo processo degenerativo, l'eclisse, il tramonto. Da qui bisogna ripartire. Dalla ricerca di nuovi Pastori. Non da come colmare lo spread.






Anche "Se vi fate circoncidere Cristo non vi servirà a nulla"(Gal. V,4).



In vesta di pastor lupi rapaci
si veggion di qua sù per tutti i paschi:
o difesa di Dio, perché pur giaci?

Del sangue nostro Caorsini e Guaschi
s'apparecchian di bere...

(Dante, Paradiso XXVII, 55-59)


Disse loro anche una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca?” (Luca, 6, 39).










giovedì 17 novembre 2011

Santi moderni.

Il governo dl Paese è assicurato. Sugli esiti grandi e fondate perplessità. Governo dei banchieri e dell'usura, basta passare in rassegna alla lista dei ministri. Maestro camerlengo e orchestratore l'ineffabile Presidente della nazione sconfitta, il comunista americano, sarebbe meglio dire, USraeliano, che siede sul Colle.

L'impegno dei nostri politici si profila chiaramente. Il pensiero unico, assiomatico: far passare per medicina, per cura, quello che in realtà è la malattia.



Dire banchieri, business men, significa evocare la funzione materiale e le forze centrifughe, disgregatrici delle comunità locali, poste sotto atttacco da tutti i lati, avente come fine supremo l'annientamento dei caratteri nazionali dei diversi popoli. Traguardo finale raggiungibile attravero una ricomposizione mondiale, con organizzazione verticistica e globalizzata. Altro che economie a Km. 0. Pie illusioni! Il mondo, un'unico impero con una unica moneta, facilmente gestibile.

Se voglio agire sul gregge, per condurlo in stalla o dove desidero, agisco sui capi, gli altri seguiranno. E' esperienza di pastore. E' la legge del comportamento gregale. Una organizzazione acefala sfugge agevolmente al controllo. Se proprio dobbiamo tenercela una moneta, facciamo in modo che almeno sia locale. Rivalutiamo tutte le forme possibili di scambio di cose e servizi locali. Non è la 'decrescita felice', quasi un ossimoro laddove sono i valori materiali a dominare. Direi piuttosto paupertas cum laetitia, poichè v'è certezza che Altra è la vera ricchezza dll'uomo.

Se si esclude la soluzione più ovvia che sarebbe quella di disconoscere, ricusare il debito, che non è sovrano ma è il loro, di chi stampa cartamoneta, senza alcun obbligo di garanzia di corrispondenza all'oro, per il semplice fatto che non possediamo ancora nè gli uomini, nè le organizzazioni politiche in grado di condurre una simile battaglia. Almeno potremmo asseragliarci sulla linea del rifiuto della leggittimità degli interessi. Sono gli interessi a fare il problema. Tutti, a partire da coloro che ci quidano, ad essere più 'dis-interessati', in tutti i sensi.

In sè non complicata. Nessun può sottrarsi dal riconoscere come legittimo la restituzione del debito. Si gioca su un equivoco, che assume il carattere di un ricatto morale.

Un modo di dire recita: i debiti van pagati, i prestititi restituiti e i regali ricambiati. Giusto.

Ma tutto ciò nulla ha che vedere on gli interessi! Malgrado ciò siamo ossessionati dallo spread, che a sua volte dovrebbe stabilire la credibilità di una nazione, metro oggettivo universale e oggettivo di credibilità, altro non è che una questione di divario di interessi.

Tra gli avversari non solo coloro che storicamente da secoli hanno prosperato sull'usura, ma anche la Chiesa cattolica, una volta inimica di queste forze, purtroppo ora ufficialmente passata nelle fila dei nemici di Kristo. E dunque la sentenza, 'non so più a che Santo votarmi', ha conservato un mero significato di sopravvivenza di una massima un tempo non privo di fondamento.

Le banche dovrebbero tornare a prestare i loro denari a chi lavora, a chi suda, a chi espia con l'attività creazione, la sua funzione di essere sulla scia della Grande Crezione. Non altro. E quindi svolgere una funzione pubblica. La nazionalizzazione delle banche non è in agenda e non lo sarà. Neppure le banche centrali oggigiorno sono enti con scopo di interesse pubblico. Figuriamoci quelle private o d'affari. Osceno è trattare titoli di ogni genere, vendere rischi oltre invenzioni fantasiose di valori cartacei e nominali che nulla hanno a che vedere col lavoro e la fatica (secondo l'ordine divino impartito ad Adamo al momento della Caduta 'nell'ordine manifesto delle cose'). Le banche non devono entrare a far parte di industrie o struttura produttive di alcun genere, ma attenersi al loro compito vocativo. In passato questo era la normalità.

Ma potete pensare che i banchieri operino a danno di loro stesssi? O i politici riducano i loro privilegi? La disgustosa menzogna della politica come servizio... se così fosse non si accapiglierebbero da mane a sera per la quotidiana e indegna battaglia per la poltrona. I banchieri non possono partecipare agli utili industriali, i soldi non sono i loro. Ma quelli dei cittadini che li risparmiano. Il loro utile deve limitarsi al lavoro di gestione di un bene che non gli appartiene. Il vero oro di un popolo è la sua onestà.

E la democrazia?

Nulla di strano. E' stata momentaneamente sospesa; motivi di emergenza. Nessuno risentirà della mancanza per qualcosa che non è mai esistita, nè è possibile che esista.


martedì 8 novembre 2011

Cani e parassiti.



Per li occhi fora scoppiava lor duolo;
di qua, di là soccorrien con le mani
quando a’ vapori, e quando al caldo suolo:

non altrimenti fan di state i cani
or col ceffo or col piè, quando son morsi
o da pulci o da mosche o da tafani.


Con questi versi di terrificante realismo e forte impatto emotivo, Dante descrive nel III girone del VII cerchio dell’Inferno, si rappresenta la punizione degli usurai, di coloro che cedono denaro in prestito ad interesse (qualsiasi sia il tasso).
Un tormento che fa uscire di senno il povero animale che lo subisce. Può portarlo alla vera morte. Il morso o la puntura di un insetto, specialmente in estate può portare ad una sofferenza inemendabile. Nessun rimedio sembra più possibile.

Abbiamo perso anche noi sul Tracciolino una pecora questa estate a causa di una infezione. Il suo vello, vanto e gloria del suo essere, che candido punteggiava di un biancoimmacolato, spiccando ben visibile a distanza, ornamento del pasco, la rigogliosa erba smeraldina nella cristallina aria montana. Ezra Pound sembrava estasiarsi nel pensare alla funzione sana del denaro, cioè legato al lavoro, quando si rifaceva al 'monte dei paschi', toscano come la cambiale. I montani pascoli ricchi di erba.
Il suo vanto si trasformò nel suo tallone d'Achille. Come il cane sula cui simbologia bisogna soffermarsi - nel girone dantesco, l'infezione si moltiplicò a dismisura. Come in un incubo. Tagliavamo il vello e ripuntavano grappoli di uova dell'insetto infestante. Il calore della lana li incubva alla perfezione.

pompei


Come per i prestiti, che creano i debiti, creano altri debiti, nella speranza - antica virtù teologale surrogata e capovolta - di coprire il precedente, in una cascata a grappolo. Come nel gioco d'azzardo che spera la puntta successiva potrà ribaltare il suo destino. Per coprire il debito pubblico (chissà poi perchè lo chiamano 'sovrano'; forse per 'responsabilizzare' il cittadino che - si dice - essendo anch'egli 'sovrano' lo si convince più facilmente a riconoscerlo come suo, che ha vissuto 'al di sopra delle sue possibilità' e che ora 'giustamente' paghi) stiamo ansiosamente implorando che il F.M.I. ci degni una sua 'attenzione'. I politici fanno a gara, in una ridicola corsa a chi sgomita di più, per presentarsi come il debitore più 'credibile'. I più colti, gli 'intellettali' si lanciano in ardite speculazioni etimologiche: il termine credito risulta connesso alla credibilità.
Il denaro, come quelle larve non può stare fermo. Time is money. Ora assaporiamo bene, fino in fondo, il significato di questo detto. Un assioma. Il tempo, time, altro non è che lascadenza temporale di un prestito ad interesse. E poi? E poi, non resta che pagarlo o rinnovarlo. Sono stati inventati i mutui intergenerazionali.


Sfruttatori del lavoro altrui, avidi di denaro e di potere, se ne stanno - moltitudine indistinta e belluina - muti, racchiusi nel loro dolore espresso attraverso le lacrime che sgorgano dagli occhi. Come i cani d’estate dimenano il muso e le zampe quando sono tormentati dalle pulci, dalle mosche e dai tafani, così anch’essi agitano convulsamente le mani per pararsi dalle fiamme e dalla sabbia ardente.
Lo riecheggiano i predicatori, specialmente i francescani, creatori di infuocate quanto ispirate omelie, trattati di economia e attori socio-economici nei 'Monti di Pietà': "cani selvaggi e sporchi, che hanno succhiato e continuano a succhiare il nostro sangue". Concilii Lateranensi si occupavano della materia periodicamente e comminavano condanne, rifiutando i conforti religiosi e la sepoltura in terra consacrata ai cristiani che si dedicavano a questa pratica 'contro-natura'.
Il Corano assimila l'usuraio al cannibale che si nutre del fratello. La Bibbia, Deuteronomio XXIII, 19-20, proibisce l'usura da parte di un ebreo nei confronti di un altro ebreo, ma non rispetto ad un goym, un gentile.

Richiama alla mente il calco in gesso pompeiano. Bruciato tra i pormenti dell'ardente magma vesuviano. Bloccato da una catena. Una catena resistente all'infuocata lava. Un destino lega il debitore alla catena. Una catena invisibile, angosciosa. Un ricatto morale. O piuttosto una truffa? Una menzogna? Un inganno?

La condanna dell’usura faceva parte della la legislazione ecclesiastica del tempo. Paragonava l’usura all’eresia e condannava al rogo chi si macchiava di tale colpa. Ma ben presto cominciarono a crearsi una piccola falla. Il Vangelo era anche più drastico. Se dàì, non pretendere nulla indietro drastico, una spada affilata. Mutuum date, inde nihil sperantes (Lc, 6 35).
Pricolosissimo! Potrebbe rendere lecita l'insolvenza. Non sta forse scritto che "la Verità vi renderà liberi?"
Nel contempo, quel "nulla" ridesigna un nuovo profilo alla speranza, nihil sperantes. Non è questa la speranza per il kristiano. Per il kristiano, la spes è legato alla salus, la salvezza, non al rientro dello 'scoperto'. E poi, importante, in tempi come i nostri, alla salute, integrità armonica corpo-spirito. Al saluto, ave, accoglienza dell'Altro, il Nuovo, il Diverso, non nel senso sociale moderno e progressista del termine, bensì nel senso di Oltre-umano, il Divino.
E ancora la speranza, la prima vittima dell'usura "....a quibus speratis recipere, quae gratia est vobis?" (Lc, 6 -34). Che merito c'è a rivolere indietro ciò che si e dato? Ciò che si è dato è veramente donato, ci resta veramente ciò che si dona, l'Altra parte del mantello che San Martino si taglia, non quella che gli rimane, il 'tesoro nel Regno dei Cieli'. Pericolosissimo!


sabato 5 novembre 2011

Meritato riconoscimento.

Veniamo a conoscenza che il nostro amato Presidente Napolitano nel mese di maggio 2011 ha ricevuto dalla Fondazione Dan David Università di Gerusalemme, in Israele, il riconoscimento di un premio per un'intera vita spesa al servizio della democrazia, dalla sua partecipazione nelle fila del vecchio PCI ad oggi, ineguagliabile faro di moralità, e affidabilità.


Il riconoscoscimento di tale onorificenza comporta l'assegnazione di una borsa di studio di un milione di dollari (a noi sembrano tanti, ma basta stamparli, in fondo è carta).

Si accinge così, con rinnovate energie, a seguire in Italia il piano di 'rientro' dai debiti che i cittadini di questo Paese hanno incautamente contratto con la finanza internazionale (E.M.I. Ente Metafisico Impalpabile, che aleggia anonima per il mondo), affinchè meglio sopportino i traumi e i "suicidi per insolvenza" (patologia emergente), e si sia certi che i sacrifici saranno equamente suddivvisi tra la popolazione, all'insegna del motto: "Valli a prendere dove di pare, ma l'importante è che paghi!"

E con una certa urgenza (sennò qui ci scappa la solita guerra 'risanante', cioè di 'appianamento' del debito).

Al quotidiano Repubblica, pare abbia confessato: responsabilità "che ancora mi spetta esercitare e a cui non mi sottraggo - ha aggiunto Napolitano - operando e pensando per l'ulteriore marcia della democrazia".

Non si sottragga, mi raccomando. Un grazie di cuore!

Ah! Dimenticavo.
In precedenza, nel 2004, tale riconoscimento andò all'ineffabile e insostituibile giornalista 'Cristiano' Magdi Allan, dedicatosi pure lui alla politica, democratica, naturalmente, al punto anch'egli di ergersi a guida degli italiani.
Dimmi con chi vai..

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Terzina che emerge dalle nebbie del buio medioevo ampiamente, per fortuna, superata.




giovedì 27 ottobre 2011

"L'antico purpureo velo...."


Assommava doti rare, e più il tempo passa, più sembrano diventare preziose. I suoi scritti si degustano, ogni termine, quali gemme preziose. Un piacere fisico e di sapori storici colorano la tavolozza del suo linguaggio. Discreto, colto, gentile ma tagliente come la lama di un rasoio. Romano Amerio.
Il gusto delle lettere nella sua prosa, del bel parlare un italiano, lui svizzero luganese, che di nobilità nutre chi legge, senza appesantimenti classici pomposi e inessenziali, buttti lì solo per vanitosa ostentaazione. E poi, ovviamente una pacatezza, una lucidità ed un amore per la verità cattolica messa a dura prova.
Lontano da ogni forma estremistica, era un tenace, inflesibile avversario che ogni mutamento verso il nuovo, ed il Concilio Vaticano II fu una valanga di innovazioni. Conservatore con la gioia di chi sa che la Verità non intrattiene relazioni alcuna con la Storia, e quindi con la presentua questione di adeguarvisi o meno.


Come non riguardare oggi, per stare sul lieve, la scomparsa del latino nella liturgia (dopo la scuola italiana), gli altari volgere il suo antico orientamento (per andare incontro al popolo e non a Dio, versus populum anzi il celebrante volta le spalle al Tabernacolo, nulla di più simbolico della gravità della crisi della Chiesa, maestra spirituale confusa); e che dire degli strimpellamenti di chitarre, vani blandimenti giovanilistici? Sorrisi televisi e occhi disincantati per improbabili palcoscenici, volti profondamente smarriti.
Ma quale la relazione col Tracciolino? Cosa ha a che vedere con la montagna, là dove le cose, proprio per la loro difficile accessibilità, sono meno suscettibili di innovazione?
E' presto detto. La montagna è per sua natura più lontana dalla modernità, chi ci vive da sempre o chi con fede profonda, vi ritrova il suo eremo, il luogo della ricerca interiore, condizione la solitudine, i silenzi, le astinenze dal superfluo, conservatori naturali di quello che è rimasto di conservabile, lontanissimi dalle mode, come in un monastero naturale a cielo aperto.

Lontani da cose che a molti sembrano necessarie. Dall'abbondanza di cose insensate, poveri con le cose serie e degne ben piantate nei cuori. Con lo spettro della penuria dietro ogni cosa. Il timore di perdere coe ininfluenti. Ma la paura non smette di mordere. E' la regola principale del consumismo.

Una delle prime merci consumate, strano forse credersi, è il corpo. Amerio propriamente parla di "somatolatria". Nel vestirlo e nello spogliarlo, nell 'atteggiarlo, nel tenerlo 'in forma', nell'usarlo, o per meglio dire, abusarlo. Nel rifiutarne le esigenze naturali, per andarne continuamente oltre. Fino a stravolgerne le funzioni più naturali, maschili e femminili.

"Per farne retto giudizio - scrive Amerio - conviene avvertire che in ogni genere dell'operare umano, ma nel costume specialmente, rileva certo la frequenza dei fatti maggiore o minore (senza tale frequenza non c'è costume), ma primariamente importa quel che i fatti diventano nella mente, cioè il modo in cui la pubblica coscienza li giudica."

Si noti l'inconsueto, neutrale e delicato, termine "frequenza". Ciò che di fatto è una vera ossessione sociale, onnipervasiva, da assumere addirittura dimensioni patologiche. Stiamo parlando, se non si era inteso, della metamorfosi della sfera amorosa in quella sessuale nell'età moderna. Metamorfosi inscritta nel declino dell'Europa dal libertinismo rivoluzionario della polica come dei costumi, dell' età dei Lumi (che tanto luminosi non erano) fino a divenire una sorta di motore primo, primum movens, dell'ermeneutica della persona. I criteri della moderna psicologia 'scientifica' freudiana, il lessico che parla dall'interno del linguaggio contemporaneo. Dalle scuole, talk-show di massa, dalle 'sedi proprie' a quelle diffuse nei microinterstizi della società. Consumismo onnivoro del sesso in tutte le sue forme, eccessi e incontinenze. Ogni legge o usanza naturale triturata dal progressivo sentire. La libido sottoposta a una gestione occulta, dotata di "appoggio teoretico", di stampo anarcoide e autodistruttiva. Infatti è più alla morte che si rivolge, che non alla vita. La negazione della vita è il prezzo della paura della morte, del vuoto, del nulla che porta dentro di sè. Questa è la vera "mortificazione" del corpo. La dispersione nel suo consumo.

La frequenza è legata e determina l'inverecondia. Un tocco dell'elegante eloquenza di Amerio. Grazie a lui, fin troppo facile aggiungere l'orgia, l'abuso concettuale nel quotidiano, sia quello culturale 'dei piani nobili' dell'edificio sociale, come ai piani bassi, se non i bassifondi, a livello sub-umano. Materia di multiloquio, vaniloquio e turpiloquio, la frequenza è alla fibrillazione massima. L'organismo collassa sotto il peso della sua inverecondia.

"Quanto alla frequenza nessuno impugna che l'inverecondia sia sia più divulgata che in passato, quando gli eccessi erano eraano fenomeno di ristretti ceti e, cosa ancor più importante, andavano a nascondersi e non osavano l'ostentazione. Oggi è la faccia delle nostre città. Si può dire che la pudicizia fu il carattere generale dei secoli addietro, mentre l'impudicizia lo è del nostro... Oggi al contrario le intimità hanno perduto l'antico purpureo velo del pudore e vengono propalate, ostentate, comunicate sin nelle rubriche dei rotocalchi, di cui si pasce il volgo. Lo spettacolo, massime cinematografico, ha come tema d'elezione le cose della venere e l'estetica, che vi dà un appoggio teoretico, giunge a stabilire che la prevaricazione del limite morale sia una condizione dell'arte. Di qui una meccanica progressione dell'osceno in infinitum: dalla fornicazione semplice all'adulterio, dall'adulterio alla sodomia, dalla sodomia all'incesto, dall'incesto all'incesto sodomitico, alla bestialità, alla coprofagia e via tacendo." (R. Amerio, Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, Torino 2009, pag. 210)

Si commenta da solo, illustra assai bene il rapporto tra 'arte', 'artista' e autopercezione della moderna persona, siamo nella Vienna della 'finis Austriae', e non solo. Il nuovo dogma: la Civiltà umana è frutto del sacrificio - si noti la valenza parodistica dell'impiego di questo termine, quanto mai fuori luogo - pulsionale e, nel contempo, poichè ciò viene presentato come qualcosa di improponibile e 'contronatura' per la mentalità moderna, da qui la conseguente, necessaria ed auspicabile, azione diretta a 'liberare la sessualità', a porre in campo le diverse forme sociali di 'emancipazioni', il contrasto a moralismi e ipocrisie.



Egon Schiele (1890-1918), Autoritratto.


La tanto discussa mercificazione del corpo, in particolare quello femminile, non è che una conseguenza dell'intollerante e divinizzato liberalismo individuale, dogma consustanziale al regime democratico, che per altro verso viene oggi, per l'appunto, propugnato e difeso, a volte in buona fede e a volte con ipocrisia e convenienza, in tutti i modi da coloro stessi che la criticano.

E siccome è più facile matematicamente percorrere la 'via larga' piuttosto che quella 'stretta', vale a dire, rinunciare alla civiltà, che praticare le virtù, la disciplina, il contenimento, l'astinenza... evidenti sono le conseguenze.







sabato 22 ottobre 2011

Grande è l' Attesa



Prepararsi e capire, significa aprire la strada a Colui che deve arrivare. M. Heidegger ha osato descrivere la "radura" filosofica, all'uscita del bosco, preconizzare il "Pastore dell'Essere". Pastori e greggi in Occidente sembrano smarriti. Necessariamente la Tradizione, al contrario non può perdersi, al più si può eclissare, nascondersi o assopirsi in qualche luogo sconosciuto.

Non può perchè è da essa che dovranno germinare i segni-semi del nuovo Ciclo. Da come sembra siano messe le cose, con la rapida espansione del materialismo in Oriente, non è del tutto da escludere che le energie nuove, le nuove forme del manifesto, per una sorta di effetto della ben nota legge metafisica, del rovesciamento dei Poli, l'aurora - l'aurea riconciliazione tra l'uomo e Dio - albeggerà da Occidente ed il detto "ex Oriens lux" più tipico del mondo andato che di quello veniente.

Il brano che segue è una nostra traduzione da un testo di Savitri Devi.

L'ultima incarnazione di Colui-che-ritorna, l’ultimo Uomo, “contro il Tempo”, ha molti nomi. Ogni grande fede, ogni grande cultura, così come, ogni vera (vivente od obsoleta) forma di una Tradizione, antica quanto la caduta dell’uomo (e la conseguente nostalgia per la perdita del Paradiso terrestre), ne ha prodotto uno. Attraverso gli occhi del Visionario di Patmos, i cristiani, lo videro in Cristo “presente per la seconda volta”[1]: non più come il mansueto predicatore dell’amore e del perdono, ma come irresistibile Guida di celesti “Cavalieri bianchi” destinati a mettere fine a questo mondo empio ed a stabilire “un nuovo Cielo e una nuova terra”; un nuovo ciclo del Tempo. Il mondo islamico lo attende nei panni del “Mahdi”, che Allah invierà “alla fine dei tempi”, per sconfiggere ogni male tramite il potere della Sua spada – “dopo che gli Ebrei saranno ridiventati padroni di Gerusalemme” e “dopo che il Diavolo avrà insegnato agli uomini di incendiare perfino l’aria che respirano”.[2]

D’altra parte, in quasi tutte le nazioni d’Europa, la tradizione popolare ha conosciuto Colui-che-ritorna o nella forma di un Re dipartito e ritornante, o come vera Anima di un esercito mitico e nascosto: in Germania, l’Imperatore Federico Barbarossa,

che un giorno uscirà dalla grotta in cui è addormentato per secoli, e salverà il suo popolo, per guidarlo a Gloria impareggiabile; in Danimarca, come Holger Danske del Monte Kronborg; in Polonia, come l’ “Ospite Dormiente” dei racconti popolari; in Ungheria come “Attila”, che un giorno riapparirà alla testa dell’“esercito di Csaba” ad attuale la divina vendetta sui malvagi e imporre la giustizia; mentre le antiche religioni solari dell’America cantrale se lo rappresentavano come il bianco e radioso Dio Quetzalcohuatl, ritornante nella gloria e nella potenza — come il Sole risorgente — da dietro l’Oceano orientale. E milioni di hindù da tempi immemori e ancora oggi lo chiamano Kalki,

l’ultima incarnazione della potenza che regge il mondo: Vishnu, l’Uno che, nell’interesse della Vita, pone fine a questo “Kali Yuga” o “Età oscura” e apre una nuova successione di epoche. In queto testo l’ho chiamato col suo nome hindu, non allo scopo di sfoggiare un’erudizione che sono ben lungi dal possedere, ma semplicemente perché non sono a conoscenza di altre tradizioni in cui i tre tipi di esistenza manifesta - “sopra il Tempo”, “contro il Tempo” e “nel Tempo” – che ho cercato in questo testo di evocare e di definire, trovano naturalmente la loro controparte nella concezione trinitaria basilare della Divinità stessa, ed in cui (come conseguenza di ciò) l’Uomo “contro il Tempo” è, in tutte la successione delle sue incarnazioni, ma specialmente nella sua ultima, più eloquentemente – e più logicamente – considerata come quella del uomo divino per eccellenza.

Poche parole per chiarire il punto.

La ben conosciuta Trinità hinduista – Brahma, Vishnu e Shiva – così magistralmente ritratta nell’arte indiana – non è affatto una fusione di tre “dèi” tra loro inseparabili in uno; e neppure, il triplice aspetto di un’unica Dio personale e trascendente. Simbolizza qualcosa di ben più fondamentale, vale a dire l’Esistenza nella sua interezza: manifestata e non manifestata; concepibile, nonché visibile e tangibile, e al di là della sua concezione. Per Esistenza – Essere – si intende l’Unico divino. E non vi è altro Dio al di fuori di Esso; e nulla esiste al di fuori di Dio.

Ora Brahma è Esistenza in und für sich - in sè e per sè; Essere nonmanifestato, e perciò fuori e sopra il Tempo; Essere, al di là della concezione della mente legata al Tempo, e quindi, inconoscibile. E’ significativo che a “Brahma” non siano stati edificati templi in India – o anche altrove. Non è possibile rendere culto a Ciò che la coscienza legata al Tempo non può concepire. E’ possibile, al massimo, attravero un atteggiamento appropriato (ed anche attraverso appropriate pratiche ascetiche) confluire il proprio sè in Esso; trascendere la coscienza individuale; vivere “al di sopra del Tempo” – nel Presente assoluto che non ammette né “prima” né “dopo”, che è l’Eternità.

“Brahma” – il profondo Sè e quello del mondo, sperimentato al livello di Eternità – è Ciò che tuttti gli uomini “al di sopra del Tempo” cercano di concepire: il positive stato di “pace, pace perfetta”, di pace, non attraverso la non-esistenza, ma attraverso la liberazione dai legami del “prima” e del “dopo” e di tutte le “coppie di opposti”.


[1] “Deutera Parousia” — “Seconda presenza” — (di Cristo) è l’espressione greca per la “fine del mondo”.

[2] Questa tradizione, nell’islam, può essere fatta risalire al XIV sec. In Persia, il Dodicesimo Imam – che misteriosamente scomparve, per ritornare alla fine dei tempi, - è stato identificato con il Mahdi.”