mercoledì 18 gennaio 2012

Sorelle dei monti.


L'immagine, l'icona, la fotografia, la figura, il 'figurativo', la rappresentabilità, la visibilità. Ecco cosa potrebbe attrarci nel sostare dinanzi a immagini come questa. Una vecchia foto di una montanara, impugna un piccone, lontana mille miglie dagli oggetti di una femminilità coreografica, il viso sporco di chi lavora concretamente, e non parla dall'alto del suo 'titolo di studio'.





Sorella che con te calchiamo terreni mai in piano, che con te non possiamo portare scarpette 'leggere'. Sentiamo il freddo, usiamo il picco. Dove un passo segue l'altro, mai allo stesso livello. Passo che ci fa dondolare, quando scendiamo nelle città di pianura, di cui solo noi sappiamo capire quanto siano 'comode'.

Sorella che porti quelle gonne pesanti, lunghe fino a dieci centimetri da terra. Se il foulard viene indossato non per pudore, ma per proteggersi dalla polvere, inevitabile per chi lavora, come dire una preoccupazione estetica per l'acconciatura, allora perchè porti quella gonna così lunga, facile a sporcarsi? Perchè scartare a priori la pudicizia dei tuoi indumenti, ancorchè magari impolverati? Perchè sostituirla con una minigonna che ti mette in vetrina?

Nel vederti abbiamo gli occhi spaventati.

Spaventati dalla tua povertà, dalla tua subalternità, come sei noi fossimo democraticamente partecipanti. Partecipanti a che?




Come possiamo credere che, anche minimamente, ci 'rappresentino'? Eppure la quasi totalità del parlamento 'eletto' lo sostiene. Loro si che rappresentano nulla, anzi il Nulla. Il vero volto della democrazia, e non la sua sospensione, come la vulgata sostiene. La piena espressione dell'inganno democratico, la menzogna secolare. Tutte persone còlte, studiate. Sanno distinguere, con abilità talmudica, tra contesto, struttura e compagine. Sono pieni di parole vuote. Paludati e ben rimpannucciati. Satanelli al servizio locale del Grande Satana del Nuovo Ordine Mondiale. Usura, denaro, virtuale o reale (come se ci fosse differenza!), banche, Borse, finanza, mutui, istituzioni internazionali, di ciò son fatte le fiamme del loro inferno.

Non dimentichiamolo mai, quando osserviamo le immagini di queste Sorelle. Quando la loro povertà ci spaventa. Anche se, romanticamente, e francescanamente, possiamo compiacercene.
I loro indumenti logori, indumenti che duravano una vita, scrostati come i muri di quelle vecchie abitazioni. Le loro case, si, scrostate, ma 'loro'. Non facilmente sottoponibili ai ricatti ipotecari o vessazioni che somigliano alla tassa sul macinato. Così come i prati, il fieno che da essi sgorga, i boschi, ghiande e castagne, cosituiscono il loro Regno. Cittadella celeste. Autenticità e incantesimo si coniugano in una vita che ormai ci sembra perduta. Buona per cartoline folcloriche. Ma da cui intimamente prendere le distanze.

Così sinceri i loro volti, non avvezzi alla ipocrisia, alla grande menzogna del vivere civilizzato. Ci imbarazzano. Ci chiamano in causa. Ci processano alla nostra coscienza, ci accusano per aver venduto qualcosa di invendibile, per aver barattato il sacro per trenta denari, per aver preso dimora nell'empio mercato dove tutto ha un prezzo. E così non può e non deve essere.

Tra paure e imbarazzi, come bambini spaventati per la averla combinata grossa, e che possa ritorcersi contro, gli occhi terrorizzati, spalancati sul monstruum, sul baratro, sull'incubo terrificante, come nei ritratti che il romanico medievale ben conosceva, vedono nella nostra Sorella l'immagine di una strega.