domenica 19 giugno 2016

Il comignolo

C'è un comignolo davanti a casa, è nero pece senza il cappello.

Si il cappello lo ha perso un po' di anni fa, un temporale scortese glielo ha soffiato via ma lui incurante ha continuato a fumare.
Giorno dopo giorno, estate ed inverno, mattina e sera.

Era un modo silenzioso come colui che lo accendeva per dire: io ci sono, parlo poco ma ci sono.

Anche in piena estate quel camino fumava, da quando ero piccolo. Una specie di punto fermo sullo sfondo della quotidianità che batteva il tempo imperturbabile.

Credevo di alzarmi presto al mattino per andare al lavoro ma lui fumava già, quasi a ricordarmi di non essere un eroe, erano anni che si svegliava prima di me.

Il camino aveva un'amica che lo veniva a trovare la sera. Era la lucina della finestra di sotto, timida, pallida ma fedele.

I due si conoscevano da anni, legati da un destino comune: il Nino.
Lo so, non si mette l'articolo davanti ai nomi propri ma lui non è Nino ma il Nino.

Ad essere precisi era soprannominato Nino Cicolata perché da piccolo chiedeva in continuazione la cioccolata.

Un tipo taciturno lui, stecchino in bocca, barba incolta e camicia a quadri, solitario come un orso.
Ha trascorso tutta la sua vita tra queste montagne, non ha mai avuto una macchina o un telefono.
Niente computer, niente di niente. La sua stufa, le sue birre e la sua cioccolata.

Passeggiava per i boschi lasciando poco educatamente bottiglie vuote ovunque ma era parte di lui.
Quando ero in giro per i boschi da ragazzino a furia di esplorare a volte mi perdevo ma se vedevo una delle sue bottiglie sapevo di non essere lontano da casa.

Andava spesso fino a Biella a fare un giro. A piedi da Rialmosso alla Balma per prendere l'autobus.
Quindici minuti di mulattiera, niente di che fino a quando sei giovane.

L'avrà fatta centinaia, migliaia di volte, fino all'ultima.
E' caduto e ha passato la notte al freddo, nel bosco. No, non è come pensate ce l'ha fatta, sta abbastanza bene, sono i suoi boschi, le sue montagne, ma l'hanno messo in una casa di riposo.

Adesso mattino e sera il camino non fuma più e la lucina è sempre spenta. Probabilmente è giusto così, ma se lo conosco, fiero come un milite ignoto, felice di aver vinto la sua ultima battaglia e nostalgico dei suoi monti non troverà più il senso della sua esistenza.

Grazie Nino, guardiano del faro ormai spento.


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