
Via, Cammino, per antonomasia, come bene insegna la simbologia costruttiva cristiana dei ponti, ci si imbatte nel Diavolo, la cui missione è quella di farci carambolare giù, rovinosamente. Più in alto si sale e più dolorosa è la caduta.

Fino a diventare un simbolo autonomo di ascesa.
Il maestro spirituale siriaco e santo cristiano S. Giovanni Climaco, klimax è appunto la 'scala', l'ha messa al centro della sua riflessione e della sua pratica. I gradini del cammino altrettanti livelli di conoscenza iniziatica, riverberi coltivati nell'esicastica 'preghiera del cuore'.
Ci si può collegare, non senza motivi, al Khan, inteso sia come Grand Khan mongolico, sia come Can Grande della Scala, presso cui godette ospitalità Dante. Forse preconizzando una via ghibellina della spada a spianare la strada all' 'Alto Arrigo', Imperatore e Chakravartin del medioevo kristiano, osteggiato tragicamente dalla Chiesa.
Chiesa in questi giorni vede sfilare il laico 'corteo arcobaleno' sotto le finestre dei 'sacri palazzi'. Non agisce o reagisce. Perchè? Mi sarei aspettato una pubblica posizione all'insulto della Città Eterna. alla sua missione mondana, col cristianesimo ed, anche prima, con la romanità latina. Neppure un rosario. Totalmente imbelle. Certo. Fu essa ad osteggiare la via della spada, quella spada affilata in un pericoloso equilibrio sull'abisso tesa a unire le 'due sponde', proprio come il ponte. La sponda maschile e quella femminile, dell'immanenza e della trascendenza, del Figlio della Donna e del Figlio dell'Uomo.
La tragica conseguenza è la femminilizzazione del clero, debole e spaurito, in preda ad abissali oscillazioni, che S. Giovanni conosceva bene per averli combattuti per una vita. E, sottolineo, combattuti, pugnati. Mi sarei atteso una reazione spirituale, con le armi proprie della Chiesa, magari un rosario di intercessione per i peccatori, che, oltre al peccato in sè, aggiungono l'orgoglio di difenderlo con dottrine contrarie ad ogni buon senso.
Solo la mentalità moderna può, in questa opera di annientamento, concepirlo come un 'avanzamento' sul piano civile e umano. Mentre è vero il contrario. Fare di una debolezza un motivo di 'orgoglio' è comunque un indulgere verso gli aspetti meno elevati dell'essere umano. Celebrare come una festa quello che sembra un eccesso di sessualità sfrenata, ma senza quella cornice rituale tipica dell'eccesso dionisiaco o dei saturnalia romani, all'insegna dell'uguaglianza - così si traduce il 'omo' -, farne una rivendicazione di diritto, ha senz'altro a che vedere con l'esaltazione del 'rovesciamento', l'ebrezza de-sacralizzata, la parodia carnevalesca del quotidiano.
Non può considerarsi un mero caso che il termine sanscrito per indicare l'ordine sociale tradizionale hindu, basato come è noto sulla casta sia varna, la cui traduzione letterale è appunto 'colore'. Il loro accostamento costituisce l'essenza del simbolo dell'arcobaleno.
Il silenzio della Chiesa è stato assordante. Proprio come una femminuccia (di altri tempi, forse), si raggomitola in un cantuccio e sta zitta. Come se, il pervertimento, reso possibile da un lungo processo di disgregazione, nel senso letterale di dipersione del greges, le greggi, del simbolo dell'arcobaleno abbia contaminato anch'essa. E' il 'vento nuovo che soffia' su Milano, parole del Sindaco Pisapia, che non ha perso tempo a condidare la sua città a sede del prossimo Euro-gaypride. Prim'ancora, ha 'rinnovato' la Chiesa. E che dire di Alemanno, che passa da una consacrazione in Vaticano ad una processione irridente e blasfema del carattere sacro e celeste, quella Città che Sant'Agositno vedeva erede di tutta la Tradizione occidentale?
Dopo tanto storicismo, culmine della scala rovesciata, c'è da stupirsi?
