giovedì 12 agosto 2010

La montagna e l'uomo




Da sempre è un rapporto complicato quello che lega l'uomo e la montagna. Non so perchè io fin da piccolo ho identificato in essa il pilastro della mia esistenza. Ci sono delle montagne che considero come delle vecchie zie eleganti, tenebrose, ma mai troppo severe.
L'uomo le ha scalate, abitate, scavate e fotografate ma forse non le ha mai capite e ancora oggi qualche volta se ne sentono le conseguenze nelle notizie al telegiornale.
L'altro giorno sono salito su fino alla punta del Becco, passando dal Cucco e dal Cimone, in cresta.
Scalare una montagna è per me paragonabile alla difficoltà di amare una persona, alcune sono semplici e istintive, altre devi saper vincere le tue paure, nel mio caso quella del vuoto, per provare emozioni uniche ed irripetibili.
Il mio amico Franco sostiene che la montagna costituisca riparo per l'uomo. Senza ombra di dubbio, ma mentre salivo pensavo a quante volte in 26 anni i miei occhi hanno guardato quelle cime ricoprirsi di neve e poi lasciare spazio alla primavera, quante volte mi sono chiesto come fosse lassù ed ecco che dalle nuvole, passo dopo passo ci sono. In un attimo e per un solo istante il cielo si pulisce e appare la Valle sotto ai miei piedi. La testa quasi mi gira e il cuore batte fino a salire in gola. Che spettacolo unico, sono arrivato fino a qui e ho vinto le mie debolezze. Mi siedo e penso a quanto siamo piccoli rispetto all'immensità che ci circonda e allo stesso tempo a quanto riusciamo ad essere dannosi ed indigesti per questo pianeta meraviglioso. Il tempo passa e la paura sembra lasciare il posto alla sicurezza, a quel sentirmi a casa che mi accompagna da sempre in questo viaggio che è la vita. Sono qui sulle "mie" montagne e da qui vedo i luoghi del passato, la valle, i giochi di bambino, i nonni che mi hanno saputo far diventare grande affidandomi a queste pietre che non mi hanno mai tradito, deluso... loro no. Ho imparato tanto quassù e oggi sono andato ancora più in alto, più vicino o più lontano? dipende dal riferimento.
In un attimo il cielo si chiude: "fine dello spettacolo", sembra dirmi la montagna, "hai visto abbastanza, ora vai a casa e non ti dimenticare di questa prospettiva."
Scendo piano piano con lo stesso rispetto che c'è fra un domatore ed un leone e cascina dopo cascina abbandonata penso perchè siete andati via? perchè laggiù? Tornate qui, qui con me e ripartiamo insieme a costruire qualcosa per cui valga la pena vivere davvero, qualcosa che se un giorno qualcuno dovesse chiedermi: "Perchè hai vissuto?" io possa rispondere fiero qualcosa di concreto.
La discesa è veloce, in un attimo la cima è fra le nubi e guardo con invidia quelle pietre in cresta che sono sempre lassù, non si muovono e immutate ai miei occhi, anno dopo anno, secolo dopo secolo, assistono impassibili ma lontane al macabro spettacolo che gli si prospetta davanti e forse, nelsilenzio della montagna, ridono di noi.

3 commenti:

  1. Il nostro amico Alessandro... Mi emoziona sempre con le sue parole, i suoi pensieri.. soprattutto perché nascono in un'anima così giovane, ma così "antica"...

    E’ un ragazzo davvero speciale Ale, saldo, forte e affidabile come le "nostre" montagne, davvero un piacere averlo qui con noi appena possibile (troppo poco), passa in fretta il tempo in sua compagnia.. Le "nostre" montagne, per noi, per me almeno, non sono i luoghi dell'infanzia, io sono stata "adottata" dopo.. molto dopo.. anzi, mi sono proposta in adozione e "loro" mi hanno accettata subito, senza riserva, quasi mi stessero aspettando da tempo... Non dico che sia facile, semplice la vita qui, anzi. Ma è proprio questa difficoltà che ti rende "saporita" la sfida di ogni giorno.. anch'io come Ale ho dovuto (anzi devo ogni giorno) confrontarmi con il mio innato senso di vertigine alla vista del vuoto, il brivido che sempre provo quando guardo giù la pianura ogni giorno uguale ma differente: ora coperta di nuvole e nebbia e un attimo dopo ampia e assolata a perdita d'occhio.. ma il brivido più intenso lo provo quando la vista sale verso l'alto, verso le cime innevate e impervie per me, abituata ad una vita là nella pianura che ora guardo dall'alto, forse più "comoda", dove non avverti mai la preoccupazione del doverti scaldare in inverno..o come fare se va via la corrente, se piove forte..oddio...entra acqua dal tetto!..ma il silenzio..il lento scorrere del tempo..la dolce tranquillità che ti fa riflettere...pensare che questo è il tempo migliore, il modo migliore, per provare se stessi..alle volte penso: ma ce la farò a vincere le mie paure? del vuoto, della solitudine, del silenzio, della vita magari più scomoda, ma senz'altro più vera, reale, a misura d'uomo che qui si respira.. sempre. E ritrovo i sapori e profumi dell'orto (questi si della mia infanzia), la gioia di farli riscoprire a chi viene a trovarci, la gioia di respirare sempre a pieni polmoni l'aria fine e fresca di montagna, gli odori della stalla, così antichi e vivi, intensi.. il chiocciare allegro delle galline quando gli porti da mangiare e il diverso richiamo che ti avvisa dell'arrivo di un regalo, prezioso e sempre unico: l'uovo fresco!.. qui, a contatto stretto con la natura, ogni giorno è differente.. qui, se vuoi, c'è sempre tanto da fare, ti senti utile e senti che la montagna ti accoglie, ti "adotta" senza condizioni, ti accetta come se ti conoscesse da sempre.
    La paura per la montagna..si...è giusto averne timore e rispetto (come diceva sempre mio padre: "bisogna darle del Voi"), ma bisogna provare davvero vivendola e la paura lascia il posto allo stupore, al reverente rispetto del suo sapore antico ed eterno che ti porta a guardare su, in alto, verso il cielo e a ringraziare Dio... le parole del nostro amico Ale trovano conferma nel mio cuore..

    Bea.

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  2. Tante volte sono stata ai piedi di quelle montagne e non le ho mai risalite, ma le amo anch'io. Ogni volta che le guardo mi strappano un sorriso, e chi mi conosce in quel momento capisce che sono a casa.
    Ti voglio sindaco più giovane di Quittengo! :-)
    eva

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