lunedì 20 dicembre 2010

Vocatur sum


No non sono impazzito, ma è un dato di fatto. La vocazione è un qualcosa che molti di noi hanno dentro e può riguardare molteplici aspetti e dopo la chiacchierata di oggi ho finalmente trovato una spiegazione o meglio una definizione alla mia ostinazione a passare molto tempo là dove sento di essere a casa. A occhi superficiali potrebbe sembrare un posto inospitale e infelice ma non è così, almeno non per me. Come il mio amico Franco giustamente dice, lì risiede il mio Centro. Non è il centro inteso in senso commerciale di una città rumorosa e frenetica, ma è il centro di quel mondo astratto e impalpabile che non tutti riescono a scorgere. Ieri arrivando a casa ho visto che le mie erano le prime ed uniche impronte umane lasciate nella neve e ho provato una sensazione di purezza e di incontaminazione unica, il mio eremo, il mio rifugio non era stato violato in mia assenza. A tutti quelli che non capiscono il legame con la mia terra e le mie origini e l'antichità che che le contraddistingue alzo le spalle come un bambino e penso: peccato per loro!
Oggi in compagnia ho dato una risistemata al mio baricentro che riceve durante la settimana tanti scossoni. Tante parole, tanti discorsi, ma anche qualche silenzio.
Ora sono qua nel ventre che da "molle" è ormai "marcio" e ripenso a quella serpentina di curve bianche che mi ha portato vicino ai miei cari amici e lontano da tutto e tutti. Alla stufa sempre accesa che sembrava quasi annuire a certi discorsi pregni di emozioni primitive, alla passeggiata con le caprette che sembrano ignorare l'arrivo dell'inverno e a quei silenzi così frastornanti per chi non è di casa.
Lo scopo della mia visita erano gli auguri di Natale e a tal proposito vorrei solo dire che non importa quale sia il significato che voi gli attribuite, se credete o non credete e in caso affermativo in cosa o in chi, a mio parere nulla più di un abbraccio delle persone care, la neve fuori, il fuoco acceso e qualche regalo scambiato ad una tavola piena di gesti di amore ed amicizia travestiti da cibo incarna lo Spirito di questa festa, grazie della solita dose di coraggio e volontà e soprattutto grazie di questo anticipo di festa, di questo bel Natale anche se oggi ancora non lo era.

1 commento:

  1. Ciao Ale,
    come al solito, hai saputo toccare delle corde segrete del cuore mio e di bea. Ti ringraziamo per le tue parole, che non so se meritate!
    Anche le note autobiografiche fanno parte del patrimonio dei montanari; sono utili a far conoscere a tutti i sentimenti, la loro profondità, di coloro che amano la montagna come luogo di riflessione, di meditazione e di ascesi, intesa come perfezionamento della propria anima, miglioramento, lavoro sul sè. Qui non suonano a narcisismo, come potrebbero in città, condizionati come si è dagli sguardi medusei dell'apparire...
    Come tu ben sai un mondo che necessita di un forte risveglio,sotto minaccia ma anche luogo salvifico, necessita di una ripopolazione fisica e culturale almeno, se non spirituale. Come ovunque, ma da qui viene la salvezza, la chance di sopravvivenza che, unica, possa ridar senso al nostro vivere. La Valle Padana, pur devastata (vedi quelle alluvioni venete, frane, rumori insostenibili del melting pot, inquinamento, industrializzazione coatta), resta sempre una Valle , la nostra valle principale solcata da un fiume, che, se ancora si può chiamare così, come tutto ciò che è natura è fatta segno di dileggio, incuria, sfruttamento: una Valle che come tutte le Valli, per essere tale, ha bisogno dei Monti e di quei rudi e poco malleabili alla modernità spiriti che li abitano.
    Grazie per averci fatto rivivere attraverso le tue emozioni, i nostri silenzi, colori, profumi, la nostra ragion d'essere qui.
    "Che ci faccio qui?" diceva Chatwin, che vuol dire tanto qui in Montagna, quanto qui nel Mondo! Sembra una preghiera.
    Ciao, lo sai, non hai bisogno di inviti,ritorna quando vuoi.

    RispondiElimina